Musica e dialogo: così la festa patronale unisce Barriera di Milano

In una zona segnata dal disagio sociale, la parrocchia torinese affidata alla Fraternità del Sermig punta alla coesione con la cultura dell'incontro
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October 5, 2026
Centinaia di persone siedono attorno a dei tavoli disposti sulla strada
La festa nelle strade di Barriera di Milano ©Giulia Grimaldi
All’angolo tra corso Palermo e via Malone, delle fioriere piene di ciclamini rossi delimitano il confine fra il traffico e i tavoli addobbati a festa. Una signora africana, avvolta in un abito colorato, si scatena in un ballo mentre nella cassa risuonano le note di Volare. Alle sue spalle, un cartellone scritto in italiano e in arabo invita i passanti a unirsi alla tavolata. A Barriera di Milano è festa e, per la prima volta, è una festa per tutti. «Basta un pugno di ragazzi volenterosi per portare un cambiamento nel quartiere e far vedere come questo posto potrebbe essere, almeno per il tempo di un pomeriggio», dice don Marco Vitale, coparroco di Maria Regina della Pace, che da giorni lavora all’organizzazione dell’evento assieme ai volontari. La parrocchia, affidata alla Fraternità del Sermig, si affaccia su Corso Palermo e si trova in mezzo ai due principali punti di spaccio di Barriera di Milano, quartiere popolare di Torino noto nelle cronache nazionali per gli episodi di violenza e degrado che si consumano agli angoli delle sue vie. Proprio per questo, don Marco e i suoi parrocchiani hanno capito che per la festa patronale di quest’anno non sarebbe bastato aprire i cancelli dell’oratorio. Bisognava osare di più, compiere un gesto radicale: bisognava portare la festa in strada.
Prima dell’evento Houda Touaj, mediatrice culturale che si occupa del doposcuola e della distribuzione viveri ai nuclei in difficoltà, ha chiamato a una a una le famiglie assistite (circa trecento) per invitarle al pranzo comunitario. Grazie a lei, ora attorno alla tavolata siedono tutti: italiani, marocchini, cinesi, peruviani. Per la prima volta, tra i parrocchiani e le persone che usufruiscono dei servizi della pastorale sociale c’è un’occasione di un incontro autentico, un momento condiviso di convivialità. Durante l’anno, racconta il parroco don Andrea Bisacchi, sono diverse le iniziative pensate per le famiglie: l’apertura giornaliera del campetto, «la prima soglia per costruire un rapporto con i ragazzi», il doposcuola e alcuni progetti sportivi, tra cui gli allenamenti di calcio e pallavolo organizzati in collaborazione con l’associazione della polizia locale. Una volta a settimana, gli agenti che pattugliano il quartiere tolgono la divisa, attraversano la strada e vanno in oratorio per far giocare i bambini: «È un modo per imparare a riconoscersi a vicenda e creare una relazione di fiducia», dice don Andrea. A questi progetti ora si aggiungerà la ristrutturazione dell’ex cinema Lanteri nei locali sotto la chiesa parrocchiale, grazie al contributo della fondazione CRT. Anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, intervenendo nella presentazione del progetto assieme al presidente della circoscrizione 6 Valerio Lomanto e al prefetto Donato Cafagna, commenta così la giornata di festa: «È bello essere qui e vedere cosa il bene è capace di fare, in un momento della nostra storia in cui i messaggi che ci circondano vanno esattamente all’opposto e ci dicono che chi è diverso da noi è una minaccia, che i bambini stranieri devono essere messi in classi diverse».
Nel cuore del pomeriggio, tra lo zucchero filato e lo spettacolo di ballo della scuola Eko Dance, qualcuno non si è però ancora unito alla festa. Agli angoli di Corso Palermo, dei ragazzi sul marciapiede osservano la scena a distanza. Alcuni hanno uno sguardo sospettoso o infastidito, altri mostrano una velata curiosità. Dopo aver riempito i piatti di pasta, i volontari si avvicinano anche a loro e porgono il vassoio. Qualcuno accetta. Già dopo il primo boccone, l’espressione si fa più rilassata. Ringraziano, qualcuno abbozza un sorriso. Un ragazzo ammette: «In effetti, questo gesto mi ha reso felice». Del resto, una festa così non può che disarmare.

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