Nel Venezuela del dopo-sisma troppi bambini per strada e il fantasma della tratta

Sale la preoccupazione degli enti umanitari per le migliaia di minori ancora sfollati e rimasti senza genitori o parenti. Da anni, nel Paese, narcos e trafficanti di persone provano ad agganciarli o a reclutarli per i propri crimini
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July 4, 2026
Correva l’anno 2007 e il ragazzino con la faccia truce che ci sbarrava la strada si chiamava Ramón. Uno scugnizzo venezuelano di una dozzina d’anni che i narcos impiegavano come vedetta armata, all’ingresso di uno degli agglomerati di casupole della popolosa baraccopoli di Petare, il più vasto dei «ranchos» di Caracas. Era un “senza famiglia”, Ramón: i trafficanti l’avevano reclutato da piccolo per strada, dove vagava ramingo con un barattolo di latta in mano, in cerca di qualche spicciolo o di un tozzo di pane. Affidandogli una pistola, gli avevano prospettato una carriera da “sicario”, coltivando la sua disperazione per trasformarlo un baby-killer a pagamento. Già allora i “niños de la calle” non erano pochi e, in quel bacino di fame nera e di speranze frustrate, i narco cartelli e le bande criminali come il famigerato “Tren de Aragua” potevano provare a pescare qualche nuovo soldato, contrastate a volte da reti parentali, enti umanitari o dall’opera di qualche prete o missionario coraggioso. In seguito, nel decennio della profonda crisi economica e politica e del grande esodo a piedi lungo le “trochas”, i sentieri tra il Venezuela e la Colombia, si ammonticchiavano le denunce su minori scomparsi o sottratti alle famiglie da individui legati alla tratta di esseri umani o in cerca di braccia per il caporalato (per tacere di altri traffici turpi, come la baby prostituzione o il mercato di organi). Adesso la tragedia del terremoto, con l’incognita di decine di migliaia di dispersi, costringe il Paese a fare i conti con un rischio su scala più grande, considerato che il totale di piccoli rimasti orfani o senza parenti prossimi potrebbe essere alto. Così, dal giorno della micidiale duplice scossa, sulle reti social gli allarmi si susseguono. C’è chi ha postato lo screenshot di un presunto annuncio relativo alla vendita di un peluche, circolante su Vinted, la piattaforma per l’acquisto di oggetti usati: «Tre anni. Femmina. 92cm. 12 kg. Piccola, bionda, occhi azzurri, obbediente». Una descrizione ambigua, che ha fatto alzare le antenne degli investigatori ma che finora non ha trovato alcuna conferma di un effettivo traffico di bambini. Da giorni, le associazioni locali, l’Unicef e le ong internazionali continuano ad accendere i riflettori: «Le scosse hanno costretto migliaia di bambini a lasciare le proprie case. Molti vivono ora in campi di fortuna allestiti nei parchi o per strada, vicino a edifici gravemente danneggiati nei quali non possono più fare ritorno», - avverte Save the children, ribadendo che «la protezione dei minori è una priorità immediata e cruciale, soprattutto per coloro che hanno perso il contatto con i propri genitori» e che l’associazione «lavorerà insieme ai partner e alle autorità» per facilitare i ricongiungimenti familiari, «identificando i bambini non accompagnati e indirizzandoli ai servizi di protezione». Dal canto suo, l’Istituto venezuelano autonomo del Consiglio nazionale per i diritti dei bambini e degli adolescenti (Idenna) finora smentisce ufficialmente episodi sospetti, sottolineando che nessun minore è stato affidato a estranei e che il ricongiungimento familiare sta avvenendo nel rispetto di protocolli rigorosi. Ma in un Paese alle prese con le macerie di un sisma epocale e con la conta di vittime e danni, non è obiettivamente semplice tenere gli occhi aperti sui tantissimi bimbi ancora in mezzo alle vie. Eppure, bisognerà farlo se non si vorrà regalare altri piccoli Ramón ai trafficanti.

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