Venezuela, il dramma dei genitori che non trovano più i propri bambini estratti vivi

Portati negli ospedali ma poi irreperibili. «I nostri figli salvati e poi spariti». Intanto il governo prova a liberarsi delle accuse di mala gestione dell’emergenza: attivati 19.000 volontari e aiuti da 147 Paesi
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July 4, 2026
Venezuela, il dramma dei genitori che non trovano più i propri bambini estratti vivi
Il dolore di una donna mentre i soccorritori recuperano il corpo di un suo parente tra le macerie / Reuters
Crisi di nervi a Caracas. Il governo tira le orecchie ai giornalisti, convocati a Palo Negro, Base aerea “El Libertador”, e grida al complotto. «Non potevamo permettere – dice Delcy Rodríguez – che campagne orchestrate e matrici di opinione create per disturbare e generare caos rendessero impossibili i lavori di ricerca e salvataggio». Di qui la scelta di «militarizzare» La Guaira subito dopo il sisma del 24 giugno. La presidente attacca anche la leader dell’opposizione María Corina Machado. Il suo rientro nel Paese è stato bloccato dagli Stati Uniti, che hanno etichettato il suo tentativo di ritorno come «opportunismo grossolano». 
«È miserabile – ha detto Rodríguez, riguardo alle denunce sulle mancanze dello Stato –, senz'anima e sconsiderato, nei confronti di un popolo in angoscia, sotto sofferenza». Poi, l'annuncio inaspettato: «Ho un problema di salute, un indebolimento fisico. La voce mi si spezza». I medici le hanno consigliato «riposo assoluto». Ma non è il momento di mollare. Perciò, promette di «lavorare senza sosta» per la ripresa del Paese. E poi affida la ricostruzione agli Stati Uniti e al Fondo monetario internazionale: «Stiamo parlando con loro per sbloccare i fondi necessari». L'improvvisa apertura alla stampa – impensabile sotto il regime di Nicolás Maduro – e l'intesa a oltranza con Washington seppelliscono gli ultimi brandelli di Chavismo. Ma lo stile autoritario, seppur contenuto, torna a galla di fronte alle domande scomode di Julio Vaqueiro, che si è visto spegnere il microfono mentre interpellava la leader sull’«assenza dello Stato» nelle zone terremotate. 
Palazzo di Miraflores rivendica l’attivazione di 19mila volontari e la solidarietà di 147 Paesi, oltre al sostegno di 31 organizzazioni internazionali e 11 ospedali esteri. Salvate, in nove giorni, 6.400 persone. Tra gli ultimi: Hernán Gil, visitato in ospedale dalla stessa Rodríguez. «Ho parlato con un miracolo vivente», ha detto il capo di Stato.
Meno efficace la conta dei danni, che nessuno vuole più aggiornare. I dispersi sono bloccati a quota 50mila. I morti, invece, sono circa 2.500, ufficialmente. Ma al porto de La Guaira, trasformato in obitorio, ne arrivano 400 al giorno. La stessa Oms stima che il numero delle vittime possa aumentare significativamente in un Paese in preda a una lunga crisi sanitaria. Cresce inoltre la preoccupazione per quasi 700mila minori rimasti soli, secondo le Nazioni Uniti, e vulnerabili a reati a tratta e sfruttamento. Tra loro Amaia Landaeta Machado, sei anni. Era stata salvata dalle macerie nel quartiere Los Mulatos, ma è sparita una volta portata all’ospedale di Pariata (La Guaira). «La cerco da oltre una settimana – racconta in lacrime la madre, Ana Cecilia Machado –. L’ho cercata in diversi ospedali. Ero speranzosa. Ora non so più cosa fare». Sparito anche Matías Bazón, 8 anni, soccorso sotto l’edificio residenziale “Mabel”. «È stato tirato fuori vivo dalle macerie – commentano i familiari –. Stava bene. Ma non lo troviamo più». Ricerca disperata anche per Eros Gabriel Medina (7 anni), Anderson Mendoza (8 anni) e altri minori prelevati dalla zona zero. Inoltre, presunti annunci online sospetti sono stati denunciati presso le autorità locali e Interpol. Luciana Minassian, legale, che ha sporto denuncia, ribadisce: «I bambini senza famiglia non possono restare senza tutele».
Altra anomalia riguarda l’avvistamento di mazzette da mille o più dollari accatastate tra le macerie. Erano tenute in appartamenti sotto il controllo di reti criminali e di riciclaggio, collegate a settori deviati dello Stato, che presidiano La Guaira, principale porto del Paese, crocevia di narcos e contrabbandieri. In alcune di quelle strutture gli agenti hanno impedito persino l’accesso ai soccorritori messicani, che hanno denunciato il sabotaggio delle operazioni di ricerca.

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