Che caldo! Una vernice ci salverà

Allo studio materiali capaci di mitigare le temperature roventi
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July 4, 2026
Che caldo! Una vernice ci salverà
Martedì, le città da bollino rosso –¬ dove l’allarme per il caldo è più alto – erano 25, ieri 21 e oggi solo due: pare che il caldo ci darà un po’ di tregua ma è inutile illudersi. Le estati incandescenti diventeranno la normalitàe, di conseguenza, meglio iniziare a programmare interventi a lungo termine per garantire la vivibilità dei centri urbani e non solo. Come tutti sanno, l’emergenza climatica non è una novità, e diversi gruppi di ricerca, in Italia e nel mondo, stanno da tempo studiano materiali innovativi capaci di mitigare il caldo e i suoi effetti. Federico Rossi, professore di Fisica Tecnica Ambientale all’Università di Perugia, spiega che esistono due grosse aree di applicazione per questi materiali: la prima riguarda l’involucro esterno degli edifici, le facciate o la copertura dei tetti, la seconda interessa gli impianti (per esempio il riscaldamento e il raffrescamento), e le strutture portanti. Rossi e i suoi colleghi si occupano in particolare della tecnica dell’albedo (che in latino significa bianchezza, candore), che sfrutta la capacità riflettente delle superfici: «Utilizzando sulle facciate speciali vernici ultra-bianche –piega – si può ridurre la temperatura superficiale delle strutture riducendo il bisogno di condizionamento artificiale».
Edifici che sanno azzerare i consumi
I Near Zero Building sono edifici progettati per azzerare i consumi energetici anche nei mesi estivi. Come? «Sono costruzioni con una capacità termica e un isolamento molto elevati. Grazie a intercapedini, cioè a uno spazio vuoto tra i muri, combinate con materiali ecologici viene bloccata la trasmissione del calore» riprende il professore. Semplificando, riescono, per esempio, a richiamare il fresco che c’è nel sottosuolo per portarlo nell’edificio. Intervenire sulle nuove costruzioni è semplice, ma in Italia bisogna pensare anche ai centri storici dove severe regole architettoniche impediscono l’applicazione delle tecnologie tradizionali, come i condizionatori che deturpano le facciate. L’Università di Perugia ha sviluppato soluzioni specifiche per tutelare il passato senza rinunciare alla sostenibilità. «Nei nuclei antichi delle città non è possibile installare i pannelli solari, per esempio. «Da qui – spiega Rossi – lo sviluppo delle tegole fotovoltaiche, che pur avendo un rendimento leggermente inferiore ai pannelli tradizionali, sono visivamente identiche ai coppi in cotto e consentono di produrre energia rinnovabile anche sui tetti vincolati, riducendo l’impatto ambientale complessivo».
I muri come i cartelli stradali
Il controllo del microclima urbano passa anche per il contrasto alle “isole di calore”: «Per abbattere le temperature nei cosiddetti canyon urbani, cioè quelle strade strette dove i palazzi riflettono e si trasmettono il calore l’un l’altro, sono stati progettati materiali simili a quelli usati per i cartelli stradali, catarifrangenti. Applicati sulle pareti verticali respingono l’energia solare verso la sorgente d’origine – spiega Rossi – cioè verso il cielo». Le simulazioni dimostrano che questa tecnologia può rinfrescare l’ambiente cittadino di ben 2 o 3 gradi, alleggerendo il lavoro dei condizionatori interni.
L’asfalto è scuro per finta
E poi c’è l’asfalto stradale che di giorno accumula calore per poi rilasciarlo di notte quando le superfici diventano una specie di stufette elettriche che emette l'energia accumulata nel corso delle ore di luce. Racconta Rossi: «A Dubai è stata sperimentata con successo la colorazione dell’asfalto per riflettere la luce. In Italia il problema dell’abbagliamento visivo per chi guida impedisce l’uso di tonalità troppo chiare. La ricerca si sta quindi orientando su pigmenti speciali per vernici apparentemente scure, capaci comunque di limitare l’assorbimento diurno e aumentare l’emissione termica notturna».

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