Così, gli studenti rischiano di rimanere a casa per tre mesi, perdendo una buona parte degli apprendimenti acquisiti durante l’anno. E a pagarne le spese maggiori sono i ragazzi che provengono da un contesto socioeconomico svantaggiato o che hanno alle spalle un background migratorio. Per loro, anche la socialità è in pericolo e il rischio è quello di trascorrere un’estate davanti al cellulare. A queste condizioni, che fine fa l’educazione tra giugno e settembre?
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