Cos'è il “blocco navale” annunciato da Trump su Hormuz (e perché rischia di essere un autogol)

Il blocco, secondo le parole del presidente Usa, inizierà oggi alle 16 (ore italiane). Il pericolo di un'escalation con la Cina e di una nuova fiammata del prezzo del petrolio
April 13, 2026
Lo Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz/ REUTERS
La minaccia è arrivata ieri, dopo il naufragio della maratona negoziale tra Usa e Iran. «Con effetto immediato – ha scritto il presidente Usa Donald Trump -, la Marina degli Stati Uniti, la migliore del mondo, inizierà il processo di BLOCCO di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz», ha scritto Trump su Truth Social domenica mattina. «A un certo punto, arriveremo a una situazione in cui TUTTE LE NAVI SARANNO AUTORIZZATE AD ENTRARE E USCIRE, ma l'Iran non lo ha permesso«. Oggi è arrivato anche l’indicazione temporale. Immediata. Gli Stati Uniti bloccheranno le navi »in entrata o in uscita« dai porti iraniani a partire dalle 16 di questo pomeriggio ora italiana, ha rumoreggiato ancora il tycoon. Non solo: secondo il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri starebbero valutando anche la possibilità di »riprendere attacchi militari limitati». Si tratta di una nuova fuga in avanti di Trump? Di un’altra acrobazia retorica per riaprire i giochi e imporre le sue volontà a una trattativa già affondata? O si tratta, invece, di una nuova, inquietante, escalation del conflitto tra Iran e Usa? Una cosa sembra certa: siamo davanti a un cortocircuito. Le cui conseguenze sono al momento difficilmente calcolabili.
«Perché Trump vorrebbe bloccare lo stretto che desidera riaprire?», si è chiesta (sarcasticamente) la Cnn. Tecnicamente lo Stretto non è chiuso. Teheran ha praticato di fatto una chiusura «selettiva», consentendo il passaggio di alcune petroliere in cambio di un pedaggio fino a 2 milioni di dollari per nave. «L'Iran – scrive ancora l’emittente Usa - ha permesso al proprio petrolio di entrare e uscire dalla regione durante tutta la guerra: secondo i dati della società di analisi Kpler, l'Iran è riuscito a esportare una media di 1,85 milioni di barili di greggio al giorno fino a marzo, circa 100.000 barili al giorno in più rispetto ai tre mesi precedenti». Una strategia, quella iraniana che ha consentito al regime di «esternalizzare» i costi del conflitto, manovrando i flussi di petrolio (e non solo) come un’arma di pressione nei confronti degli Usa. Facendo saltare il banco e chiudendo lo Stretto, Trump vuole tagliare una fonte chiave di finanziamento per il governo e le operazioni militari iraniane.
Ma la misura rischia di trasformarsi in un gigantesco autogol. Strozzare lo Stretto significa esporre il mondo a una (catastrofica) crisi energetica, ancora peggiore di quella in corso. Con il risultato inevitabile di incendiare, ulteriormente, i prezzi. Non solo. Il blocco rischia di alzare la tensione con la Cina: il gigante asiatico acquista circa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, pari a circa 1,7 milioni di barili al giorno. Non a caso la reazione cinese non si è fatta attendere. «Lo Stretto di Hormuz è un'importante rotta commerciale internazionale per le merci e l'energia, e garantire la sua sicurezza, stabilità e la libera circolazione è nell'interesse comune della comunità internazionale, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Guo Jiakun.
Pronta anche la risposta iraniana. «Godetevi gli attuali prezzi alla pompa. Con il cosiddetto blocco, presto rimpiangerete i 4-5 dollari al gallone», ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. A sua volta il capo della Marina iraniana ha dichiarato che le affermazioni del presidente statunitense Donald Trump sono «ridicole». «I valorosi uomini della forza navale stanno monitorando e controllando tutti i movimenti statunitensi» nella regione, ha affermato Shahram Irani, citato dalla televisione di stato iraniana. «Le minacce del presidente degli Stati Uniti di imporre un blocco marittimo contro l'Iran sono completamente ridicole e divertenti». Si smarcano anche gli alleati: «Il Regno Unito non sostiene il blocco navale dello Stretto di Hormuz annunciato dal presidente americano Donald Trump. Siamo stati chiari sul fatto che non ci lasceremo trascinare in questa guerra», ha fatto sapere il premier britannico Keir Starmer. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha promesso che «nei prossimi giorni, insieme al Regno Unito, organizzeremo una conferenza con quei Paesi disposti a contribuire al nostro fianco a una missione multinazionale pacifica volta a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz». Per Ryan Costello, direttore delle politiche del National Iranian American Council, «un blocco è un atto di guerra, quindi l'annuncio di Trump di voler far rientrare gli Stati Uniti in guerra è illegale secondo il diritto nazionale e internazionale ed è stato disastroso per gli interessi degli Stati Uniti, la sicurezza regionale e il popolo iraniano».

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