Il potere contro la coscienza: perché Trump prende di mira Leone XIV
L’attacco di Donald Trump al Papa non è solo polemica politica: rivela il disagio davanti alla fatica di contenere una voce morale capace di denunciare guerra, idolatria del denaro ed esibizione della forza

Donald J. Trump prende di mira Papa Leone XIV. E così tradisce un disagio profondo. Quando il potere politico si accanisce contro una voce morale, è perché non riesce a contenerla. Trump non discute Leone: lo implora di rientrare in un linguaggio che possa dominare. Ma il Papa parla un’altra lingua, che non si lascia ridurre alla grammatica della forza, della sicurezza, dell’interesse nazionale. Sabato scorso nella preghiera per la pace a San Pietro Leone ha parlato di «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», di un mondo diventato «un incubo notturno», in cui «la realtà si popola di nemici». Ha denunciato che «il Nome santo di Dio, il Dio della vita» viene «trascinato nei discorsi di morte». E alla fine un grido: «Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!».
A che cosa si stesse riferendo era chiaro per tutti: la tragedia dei conflitti in corso e le loro motivazioni. Ma si stava riferendo a qualcuno? A Donald Trump? Mai il Papa ha fatto il suo nome, sebbene il ritratto corrispondesse anche – e non solo: i riferimenti a Ucraina e Libano lasciano pochi dubbi – alle parole, ai toni e alle intenzioni del presidente americano. Ridurre Leone a un duello personale favorisce chi vorrebbe trasformarlo in un avversario partigiano. Ma è stato proprio il presidente ad accusare ricevuta prendendo di mira Leone XIV con due interventi – uno scritto su Truth e uno orale rispondendo a una giornalista – alquanto sconnessi, ma molto chiari. In estrema sintesi il presidente ha detto che Leone è «pessimo in politica estera». Quindi ha puntato i piedi dicendo «non voglio un Papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti», e lo ha invita a essergli grato perché è grazie a lui che è diventato papa e quindi a «rimettersi in carreggiata come Papa, a usare il buon senso», perché agendo come agisce «sta danneggiando la Chiesa cattolica». L’attacco di The Donald è una dichiarazione di impotenza. Non potendo assimilare quella voce, il potere tenta di delegittimarla. Ma così facendo ne riconosce implicitamente il peso. Se Leone fosse irrilevante, non meriterebbe una parola. Invece viene chiamato in causa, nominato, combattuto: segno che la sua parola incide. È qui che emerge la forza morale della Chiesa. Non come contro-potere, ma come spazio in cui il potere viene giudicato da un criterio che non controlla. Leone non risponde sul terreno della polemica, e proprio per questo resta fuori dalla presa. È libero, di quella libertà, disarmata e disarmante è forse ciò che più inquieta il potere che agita il caos.
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