Proteste in Iran, Trump: «Pronti a intervenire»

Dopo cinque giorni di scontri e sei vittime, il presidente Usa ha messo in guardia il regime dal non usare la forza contro i manifestanti. La risposta della Guida Suprema: «Attento a quello che fai»
January 2, 2026
Proteste in Iran, Trump: «Pronti a intervenire»
La protesta dei negozianti di Teheran del 29 dicembre / ANSA
Fiumi di gente in strada, macchine incendiate, folla dispersa dalla polizia con i gas lacrimogeni. Cresce la tensione in Iran. A farla esplodere, domenica scorsa, è stato lo sciopero dei piccoli commercianti di Teheran indetto per dire «basta» all’inflazione stellare, alla svalutazione della moneta locale, alla stagnazione economica permanente. Il grido di protesta che ha scosso la capitale si è propagato in tutto il Paese, soprattutto nelle città occidentali, contagiando anche le università. Gli scontri tra i manifestanti e gli agenti delle forze dell’ordine intervenuti a contenerli hanno fatto già sei morti.  Si teme che la situazione possa anche degenerare. Da Washington è intervenuto il presidente Donald Trump che, in un post su Truth, ha avvertito il regime: se dovesse calcare la mano con gli iraniani in rivolta, gli Stati Uniti verranno in loro soccorso. «Siamo pronti all’azione e carichi a molla». Piccata è stata la risposta di Ali Larijani, consigliere della Guida Suprema iraniana: «Attento a quello che fai».  
Tra le provincie più «calde» c’è quella di Lorestan, vicino al confine con l’Iraq. Secondo quanto riportato dall'agenzia Fars, ad Azna, tre persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite quando un gruppo di manifestanti ha »attaccato una stazione di polizia« durante un raduno. La tv di Stato ha invece riferito che un membro delle forze di sicurezza iraniane è stato ucciso nella notte durante le rivolte a Kouhdasht. Notizia verificata e smentita da Centro per i diritti umani in Iran Abdorrahman Boroumand, con sede a Washington, secondo cui a perdere la vita, in realtà, è stato un giovane appartenente a una minoranza religiosa. Alta tensione anche a Lordegan, nella provincia di Chahar Mahal e Bakhtiari, dove si contano due civili uccisi, e a  Marvdasht, nella provincia di Fars.  
Le manifestazioni degli ultimi giorni sono le più significative dai moti del 2022. In quel caso, a scatenarle fu l'arresto di Mahsa Jina Amini, la studentessa 22enne accusata di non aver indossato correttamente l'hijab poi morta sotto custodia della polizia. A far scendere in strada gli iraniani, questa volta, è stata l’estrema povertà causata da anni di stagnazione. L’economia nazionale è piegata, in particolare, dalle sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2018 durante il primo mandato di Trump che hanno causato forti limitazioni alle esportazioni di petrolio e all’accesso alla valuta estera. Il rischio è la recessione: la Banca Mondiale prevede una contrazione del Pil del 2,8% nel 2026. Prospettiva aggravata dall’aumento dell’inflazione che secondo il Centro statistico dell’Iran ha raggiunto a ottobre il massimo degli ultimi 40 mesi ovvero al 48,6%.
Mercoledì, scuole, università e istituzioni pubbliche sono rimaste chiuse in tutto il Paese dopo che le autorità hanno dichiarato un giorno festivo per risparmiare energia a causa del freddo.  La mossa è stata tuttavia interpretata come un tentativo di contenere le proteste durante cui sarebbe risuonato l’appello a porre fine al potere dell’ayatollah e al ripristino della monarchia. Lo stesso giorno si è dimesso il governatore della banca centrale iraniana, Mohammad Reza Farzin, che è stato poi rimpiazzato dall’ex ministro dell’Economia, Abdolnaser Hemmati.
Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il suo governo è disponibile ad ascoltare le «legittime richieste» dei manifestanti. Tuttavia, il procuratore generale Mohammad Movahedi-Azad ha anche avvertito che qualsiasi tentativo dei «gruppi ostili» di creare instabilità sarà affrontato con quella che ha definito una «risposta decisiva».

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