In Russia è stato bloccato WhatsApp. E il popolo questa volta si ribella
di Giuseppe D'Amato, Mosca
Comunicazioni rallentate per il sistema di messaggistica, dopo la decisione dell'Autorità federale delle comunicazioni: partono denunce e ricorsi, nei tribunali e alla Duma. L'incubo di un nuovo Grande Fratello, con il tentativo di Mosca di geolocalizzare i cittadini, indirizzandoli verso una piattaforma alternativa

«È una misura illegale e non ha ragioni d’essere». Questo è scritto nella denuncia presentata da 42 utilizzatori di WhatsApp al tribunale della Taganka a Mosca. L’Autorità federale delle comunicazioni ha infatti rallentato tecnicamente la velocità del sistema di messaggistica in maniera che sia quasi impossibile fare telefonate senza l’uso di programmi speciali, come le connessioni Vpn che risultano ancora difficili da bloccare.
Ivan prova ancora a schiacciare sulla tastiera del suo smartphone il tastino col disegno del telefono. «Niente! Anche oggi non funziona», dice l’uomo che voleva parlare con la figlia. L’unica soluzione è inviare un messaggio oppure registrare un audio, ma non è la stessa cosa, e nemmeno è un’operazione facile da svolgere per delle persone anziane.
La ragione ufficiale di tale misura restrittiva da parte dell’Autorità federale è che «i criminali» utilizzano WhatsApp per le loro «truffe». Accusa contestata con dati alla mano sia dalla compagnia americana Meta – proprietaria di WhatsApp – sia da organizzazioni di utenti. In Russia sono quasi 100 milioni gli utilizzatori – su una popolazione di 140 milioni di persone – che usano WhatsApp soprattutto per telefonare. «A giorni alterni – prosegue Ivan - si riesce ancora a chiamare con WhatsApp, ma se c’è qualcosa d’urgente non si può rimanere appesi nel limbo». Qualche mese fa i comunisti alla Duma, la Camera bassa del Parlamento, hanno sollevato la questione evidenziando che, senza WhatsApp o Telegram (l’altro grande messenger popolare a queste latitudini), i russi sono così costretti a pagarsi le telefonate. E la spesa non è piccola. I più ingegnosi hanno provato altri sistemi di messaggeria che non sono oggi nell’occhio del ciclone come Imu oppure Zoom, ma non è la stessa cosa. Innanzitutto non tutti gli utenti dispongono di questi programmi. E poi è necessario capire come si utilizzano.
«Ho provato con Zoom – infatti afferma Ivan –. Ho seguito il consiglio di mia figlia. Il problema è che bisogna spedirsi il link per iniziare la conversazione. La cosa non è immediata come WhatApp». Il potere in Russia sta cercando di far passare gli utenti all’uso di Max, un sistema di messaggeria nazionale, che – stando agli specialisti - imporrebbe anche la geolocalizzazione. Il tutto per ragioni di sicurezza.
In pratica, questo è il solito tentativo di controllare le masse. Il “Grande Fratello” sfrutta tutte le occasioni possibili per imporre la propria volontà. Da quanto racconta chi già lo utilizza, Max ha numerosi problemi tecnici e non funziona bene. E poi in pochi, rispetto a WhatsApp, l’hanno scaricato sui loro telefonini, tablet e computer. Da settembre scuole, università e istituzioni varie stanno imponendo a famiglie di alunni, studenti e fruitori di servizi di Stato di avere obbligatoriamente Max sui loro telefonini altrimenti non si possono ricevere le comunicazioni che interessano la loro vita.
A novembre il primo ministro Mishustin è apparso irritato nell’apprendere della lentezza del passaggio a Max e ha invitato i funzionari ad accelerare, ribadendo che «tutte le possibilità di fornire servizi o di trasmettere richieste della gente devono transitare attraverso il sistema di messaggeria nazionale». Grazie a Max, aggiungendo un’ulteriore applicazione, si possono in teoria firmare elettronicamente alcuni documenti. In regioni, come il Tatarstan, è consentito pagare le multe automobilistiche, le tasse e i servizi abitativi. Sull’altare della comodità ai russi viene chiesta di sacrificare quel poco di privacy che resta loro. Dal primo settembre in Russia è obbligatorio vendere apparecchi elettronici con già installato il sistema di messaggeria nazionale. Come evidenzia Michail Klimariov, direttore di “Società di difesa di Internet”, nella politica di protezione dei dati di Max è scritto a parte l’obbligo di consegna dei dati all’Fsb (Servizi segreti), al ministero degli Interni, al Servizio fiscale e alla Banca centrale. Stando a RKS global, viene chiesto anche l’accesso alla fotocamera, al microfono, ai contatti, e a tutti i file in generale.
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