Panetta e i commerci: «Non ci si arrenda alla frammentazione»
Dopo lo stop della Corte suprema americana ai dazi di Trump, aumenta l’incertezza globale. Il governatore della Banca d’Italia invita a sostenere il multilateralismo. La crescita tiene grazie a tecnologia e IA, ma l’Europa resta fragile.

A Venezia, città che vive di rotte e scambi, Fabio Panetta sceglie una formula che ribalta il senso comune. La globalizzazione non è finita: sta cambiando pelle. «Il commercio internazionale non si contrae, si riorganizza», ha avvertito stamattina il governatore della Banca d’Italia al congresso Assiom Forex, spiegando che nel 2025 gli scambi sono cresciuti più del Pil mondiale. Quindi il monito: «Arrendersi alla frammentazione sarebbe un errore». Il sistema multilaterale, ha ricordato Panetta, «ha garantito per decenni un’espansione senza precedenti degli scambi, della crescita e del benessere globale». Il contesto è tutt’altro che accademico. Appena 24 ore fa la Corte suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi voluti dall’amministrazione Trump, riaprendo un fronte commerciale che sembrava consolidato. Panetta non entra nel merito della decisione, ma la sua analisi offre la cornice: il tema, più che il singolo provvedimento, è la trasformazione dell’ordine economico.
Il governatore descrive un paradosso solo apparente. Tensioni geopolitiche alte, barriere commerciali, conflitti aperti. Eppure nel 2025 il Pil mondiale è cresciuto oltre le attese, al 3,3%, e il commercio ha continuato ad aumentare, con un +4% a livello globale. I dazi americani contro la Cina non hanno spezzato le catene del valore: le hanno deviate. La triangolazione degli scambi attenua il disaccoppiamento reale tra le economie. I costi però esistono. «Gli ostacoli alla circolazione di beni, capitali e investimenti limitano la diffusione di competenze e tecnologie, comprimendo produttività e crescita potenziale», ha evidenziato Panetta. La frammentazione non distrugge immediatamente la crescita, ma ne erode le basi.
Dietro la resilienza attuale, secondo il governatore, c’è soprattutto la tecnologia. «È l’emergere di un nuovo ciclo tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale, che alimenta l’innovazione, stimola gli investimenti e sostiene gli scambi». I data center, ha spiegato, non sono solo infrastrutture digitali: attivano filiere energetiche, edilizia, ricerca. Negli Stati Uniti questo ciclo ha sostenuto consumi e investimenti, contribuendo a una crescita superiore a quella europea. L’inflazione nell’area euro si sta stabilizzando intorno al 2 per cento, ma la domanda interna resta debole e la crescita moderata. «Il miglioramento non è stato sufficiente a ridare vigore ai consumi». Le famiglie restano caute, impegnate a ricostruire il valore reale della ricchezza. Gli investimenti in beni intangibili aumentano, ma «l’impatto sull’economia resta più contenuto rispetto agli Stati Uniti». La concorrenza cinese si estende ai settori ad alto contenuto tecnologico, comprimendo margini e produzione industriale.
La politica monetaria, in questo scenario, deve restare prudente. «In presenza di rischi di segno opposto, la politica monetaria deve mantenere un approccio flessibile, ancorato alle prospettive di medio termine», ha avvertito Panetta. L’inflazione può risalire se energia e filiere si destabilizzano, ma può anche restare sotto il target se credito e domanda rallentano. Sul fronte finanziario, il governatore ha invitato a non lasciarsi sedurre dall’euforia. «Non è possibile dare per scontata la resilienza dei mercati». Dopo due anni di forti rialzi azionari e compressione degli spread, le valutazioni appaiono tirate. Le aspettative sugli utili dell’intelligenza artificiale sono elevate, ma «i guadagni di produttività non sono ancora pienamente quantificabili». In presenza di incertezza geopolitica e alti livelli di debito pubblico, anche scosse moderate possono amplificarsi.
La riflessione si allarga al sistema monetario. Oggi il dollaro rappresenta ancora circa il 60% delle riserve valutarie globali e resta la principale moneta nei pagamenti internazionali. «Il sistema monetario internazionale potrebbe evolvere verso una configurazione più multipolare», secondo Panetta. Il dollaro mantiene una posizione dominante, ma le fratture geopolitiche e la finanza digitale stanno modificando l’architettura dei pagamenti: «Il cambiamento va governato, non subìto». Da qui l’insistenza del governatore sull’euro digitale e sull’innovazione nei mercati all’ingrosso. Per l’Europa la sfida è interna prima che esterna. Servono integrazione finanziaria e capacità decisionale: «La questione non è più definire le priorità, ma tradurle in risultati concreti». Senza un mercato dei capitali pienamente integrato, è la convinzione del governatore, il risparmio europeo continuerà a finanziare altri sistemi economici. L’Italia, nel quadro delineato da Panetta, ha compiuto progressi. Il Pil è cresciuto ancora e le banche sono più solide. Ma la traiettoria non è garantita. «Senza un deciso aumento della produttività, lo sviluppo rischia di arrestarsi». La dinamica demografica renderà insostenibile un modello fondato solo sull’espansione dell’occupazione.
La decisione della Corte suprema Usa sui dazi è intanto all’ordine del giorno anche tra analisti e operatori finanziari. Il capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice sottolinea la riapertura di una fase di indeterminatezza: «C’è in assoluto molta incertezza. Bisogna capire se l’amministrazione debba restituire i dazi dichiarati illegali”, sottolinea De Felice, secondo cui potrebbero emergere «soluzioni alternative», come limiti quantitativi alle importazioni. Cautela anche dall’Associazione bancaria italiana. «È presto, ma ne prendiamo atto, è una cosa che seguiamo con estrema attenzione e dovremo vederne gli effetti», ha sottolineato il direttore generale Marco Elio Rottigni. Sul fronte degli intermediari, il cfo di Banca Ifis Roberto Ferrari guarda al nuovo ciclo dei tassi: «Con tassi destinati verosimilmente a rimanere compressi, la redditività bancaria tenderà a rifocalizzarsi sulle fonti commissionali». L’inclinazione positiva della curva dei rendimenti potrà attenuare la pressione sul margine d’interesse, ma non invertire la tendenza.
Si torna dunque al discorso di Panetta, a un’economia più lenta e segnata da frizioni geopolitiche in cui anche la finanza diventa più prudente e meno espansiva. Per questo il governatore chiude con un’immagine coerente ancora con Venezia, la città teatro del suo intervento: «La storia ci ricorda che l’apertura non è debolezza, ma lungimiranza”. In un’economia frammentata, cooperare diventa una necessità più che un ideale. La globalizzazione non è finita: è diventata instabile. E proprio per questo, conclude Panetta, più difficile da governare.
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