giovedì 18 maggio 2017
Mueller nominato procuratore speciale: è il predecessore di Comey, che ieri aveva accusato Trump di avergli chiesto di fermare l'inchiesta su Flynn e i russi
Il presidente degli Usa, Donald Trump (Ansa)

Il presidente degli Usa, Donald Trump (Ansa)

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Sarà l'ex direttore del Fbi Robert Mueller il «procuratore speciale» che indagherà sul Russiagate, ovvero sulle presunte interferenze russe nelle elezioni Usa del 2016 e sui legami tra l'attuale presidente Donald Trump e il Cremlino. La decisione è stata annunciata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti: «È necessario un procuratore speciale affinché il popolo americano abbia completa fiducia nel risultato» delle indagini. Se giudicato colpevole di avere ostacolato il corso della giustizia il presidente Usa rischia l'impeachment.

Chi è Mueller

Mueller ha diretto il Federal Bureau of Investigation (Fbi) per dodici anni sotto le presidenze di George W. Bush e di Barack Obama, fino al 2013 quando a succedergli è arrivato James Comey, licenziato martedì scorso da Trump a motivo (si sussurra) delle indagini sul Russiagate. Comey dev'essersi tolto qualche sassolino dalle scarpe, dal momento che il contenuto di un suo memorandum scottante è finito ieri sulle pagine del New York Times.

Una settimana di fuoco per Trump

È di martedì la notizia che il presidente avrebbe rivelato informazioni top secret sul Daesh al ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Trump si è tirato fuori dalla mischia nella maniera che più gli è consueta: su Twitter ha scritto, in sostanza: "È tutto vero, e allora?". Questo alla vigilia di un importante viaggio di Trump in Arabia Saudita (il 20 e 21 maggio), in cui sono in gioco rapporti politici e commerciali e in cui si parlerà, soldi alla mano, di forniture di armamenti, commissioni alle aziende Usa e lotta al terrorismo jihadista in Iraq e Siria.

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Mercoledì: le accuse di Comey a Trump

Secondo quanto riferito al New York Times da una fonte che ha avuto accesso al memo dell'ex capo del Fbi, il presidente Trump avrebbe chiesto a Comey di porre fine all'indagine sui legami tra l'ex consigliere per la Sicurezza nazionale Michael Flynn e la Russia. L'ex capo del Fbi ha scritto la nota al termine di un incontro con Trump nello Studio ovale avvenuto a metà febbraio, il giorno dopo il licenziamento di Flynn che era stato accusato di aver mentito al vicepresidente Mike Pence in merito alle sue conversazioni lo scorso anno con l'ambasciatore russo Sergei Kislyak. "I hope you can let it go" (traducibile in «Spero che tu possa trascurare» questo dettaglio), avrebbe detto Trump a Comey, secondo la fonte.

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Putin pronto a dare le trascrizioni del colloquio con Lavrov

Sempre nella giornata di mercoledì, il presidente russo Vladimir Putin si è detto «pronto a fornire le registrazioni» dell'incontro fra Trump e Lavrov. Lo ha dichiarato da Mosca, in conferenza stampa con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: «Se l'Amministrazione degli Stati Uniti darà il suo benestare, siamo disposti a presentare la registrazione della conversazione di Lavrov con Trump al Senato e al Congresso degli Usa» ha detto, precisando: «Naturalmente solo se l'amministrazione americana lo vorrà». Un consigliere del Cremlino ha precisato che non esistono registrazioni, ma la trascrizione del colloquio.

Martedì: scoppia lo scandalo Trump-Lavrov

Martedì il Washington Post ha accusato Trump di avere rivelato a Mosca, non più tardi di una settimana prima, informazioni riservate dei servizi segreti americani sul Daesh. Notizie talmente delicate da essere tenute segrete alle intelligence dei Paesi alleati. Prima ancora che Trump twittasse l'ammissione, Mosca ha replicato: tutte bufale, anzi «fake news», pseudo notizie messe in circolazione con lo scopo di screditare il presidente americano e la Russia.

Il tweet di Trump spiazza tutti

«Come presidente volevo condividere con la Russia (durante un incontro alla Casa Bianca programmato pubblicamente), cosa che ho il diritto assoluto di fare, fatti relativi al terrorismo e alla sicurezza del volo aereo. Ragioni umanitarie, inoltre voglio che la Russia rafforzi notevolmente la sua lotta contro l'Isis e il terrorismo». Così Donald Trump ha commentato in un tweet le accuse del Washington Post di avere rivelato informazioni top secret alla Russia.

La denuncia del Post: «A rischio una fonte dei servizi segreti»

Il quotidiano Washington Post, citando attuali ed ex dirigenti del governo statunitense, ha scritto che che Trump avrebbe «trasmesso informazioni top secret al ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e all'ambasciatore di Mosca in Usa Serghiei Kisliak» la scorsa settimana in un incontro tenutosi alla Casa Bianca. L'informazione riguarderebbe la minaccia legata all'uso dei laptop in aereo. Questo temerario "gesto di amicizia" avrebbe come conseguenza la messa a repentaglio della vita di una fonte dei servizi, particolarmente preziosa per le notizie sul Daesh.

Dopo la rivelazione, dirigenti della Casa Bianca avrebbero preso misure per contenere il danno, chiamando la Cia e la Nsa. «Questa è una parola in codice», ha commentato un dirigente americano usando la terminologia usata dalle agenzie di intelligence americane per indicare il livello più alto di segretezza. E ha aggiunto che Trump «ha rivelato più informazioni all'ambasciatore russo di quante abbiamo condiviso con i nostri alleati».

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