Ci sono piccoli segnali di Perestrojka nel Venezuela del dopo-Maduro
Per sopravvivere alla nascente egemonia americana, il Paese sudamericano e quel che resta del chavismo hanno bisogno di riforme. Così la presidente ad interim Delcy Rodriguez e il fratello Jorge, a capo dell'Assemblea nazionale, promettono di partire dai nuovi codici civile e penale per riorganizzare l'ordinamento giuridico dello Stato

L'apertura delle celle per Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati dal governo Rodríguez insieme ad oltre 110 detenuti, segna uno spartiacque nei rapporti tra Caracas e i Paesi occidentali, Roma inclusa. Dopo la loro scarcerazione l'incaricato di Affari a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, è stato finalmente elevato ad ambasciatore e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ringraziato la sua omologa Rodríguez esprimendo «gioia e soddisfazione» per la liberazione dei connazionali. La Farnesina parla di «cambio di passo» mentre gli Stati Uniti si preparano a ricevere la prima visita della presidente ad interim Rodríguez.
Parole come «riconciliazione», «cambio di indirizzo», «nuova stagione politica» entrano a pieno titolo nel governo in carica, che vuole mantenere gli ideali del chavismo, rompendo però con gli errori del passato. Perciò si sceglie di ridurre il numero dei prigionieri politici e di porre fine alla diplomazia degli ostaggi, che ha portato più imbarazzo che risultati all'ex-presidente Maduro. Sono più di 130 gli stranieri detenuti pretestuosamente da Caracas per costringere i loro governi a trattare su questioni politiche e non solo. I negoziati subivano interferenze da parte di oligarchi e faccendieri, compromettendo ulteriormente l’immagine che il regime proiettava nel mondo.
A livello interno le scarcerazioni vanno a rilento per le precarie condizioni psichiche di molti detenuti. Non sembra essere il caso di Trentini, le cui prime immagini hanno portato sollievo all’opinione pubblica. Tuttavia molti prigionieri accusano malattie croniche, traumi, segni di torture sul corpo. Di qui la riluttanza di agenti e vertici militari, che ora temono di finire dinanzi alla Corte penale internazionale, dove c’è già un ampio fascicolo sul regime di Caracas. Con il boicottaggio dei militari sono tornate anche le preoccupazioni degli Stati Uniti e dell’opinione pubblica interna. I Rodríguez non comandano da soli e il Chavismo non è unito affatto. E le alte gerarchie militari temono di essere lasciate indietro.
Cresce nel frattempo la pressione delle famiglie, che chiedono il rilascio dei migliaia di detenuti ancora in cella. Delcy però non si tira indietro e insieme a suo fratello e presidente dell’Assemblea nazionale, Jorge, lancia un pacchetto di riforme giuridiche che prevede la rielaborazione di «otto grandi codici», tra cui quello civile e penale, per «riorganizzare l'ordinamento giuridico» del Paese. È previsto anche un codice di democrazia diretta e consolidamento del potere popolare su cui Rodríguez non ha fornito dei dettagli. Non più quindi l'Assemblea costituente sognata da Maduro ma un ripensamento delle strutture, una sorta di Perestrojka, che preoccupa il bureau politico del Partito socialista unito. «Il Codice di commercio è così datato che non permette l'utilizzo di macchine da scrivere portatili né elettriche», dice Rodríguez, il fratello, che promette «un nuovo modello economico popolare». Senza elezioni all’orizzonte il chavismo cerca di sopravvivere, cambiando tutto per restare sé stesso.
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