L'inchiesta su Powell negli Usa è l'ultima puntata della saga tra Trump e la Fed
Un'indagine penale è stata aperta contro il presidente della banca centrale Usa, da tempo nel mirino della casa Bianca. Nel mirino la ristrutturazione della storica sede dell'istituto a Washington. L'accusato: cercano pretesti contro di me. Il tycoon: non so nulla, ma Jerome non è molto bravo a costruire edifici

È l’ultimo capitolo di una guerra di logoramento che Donald Trump conduce da tempo contro l’autonomia della Fed, la banca centrale Usa, colpevole, ai suoi occhi, di non piegare la politica monetaria alle esigenze del consenso. L’indagine penale aperta contro il presidente della Fed Jerome Powell porta quello scontro su un terreno finora inesplorato, quello giudiziario, e segna un passaggio critico nei rapporti tra la Casa Bianca e la Federal Reserve.
Formalmente, il fascicolo riguarda la ristrutturazione della storica sede della Fed a Washington, un progetto da 2,5 miliardi di dollari, con costi lievitati di circa 700 milioni rispetto alle stime iniziali. Nel mirino dei procuratori del distretto di Columbia c’è la testimonianza resa da Powell al Congresso nel giugno scorso e il sospetto che il presidente della banca centrale abbia fornito informazioni incomplete o fuorvianti sulla portata degli interventi. L’inchiesta, autorizzata a novembre dalla procuratrice Jeanine Pirro, alleata storica di Trump, prevede l’analisi dei documenti di spesa, delle versioni successive del progetto e delle dichiarazioni pubbliche dei vertici della Fed. La banca centrale ha sempre respinto ogni accusa di opacità, attribuendo gli sforamenti a fattori imprevisti. È stato lo stesso Powell a rendere pubblica l’esistenza delle citazioni in giudizio, parlando di un atto «senza precedenti». «Questa azione dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall’amministrazione». E ancora: «La minaccia di incriminazione penale è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve ha fissato i tassi di interesse in base alla nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, piuttosto che seguire le preferenze del presidente. Questi sono solo pretesti».
Trump ha negato di avere a che fare con l’inchiesta, senza però rinunciare all’attacco personale. «Non so nulla di questo, ma certamente lui non è molto bravo alla Fed e non è molto bravo a costruire edifici», ha affermato. E ha respinto l’idea di pressioni indirette sui tassi: «Non penserei nemmeno di fare una cosa del genere. Quello che dovrebbe spingerlo è il fatto che i tassi sono troppo alti». Sull’onda del braccio di ferro sulla Fed, Wall Street ha intanto aperto oggi in calo, cedendo lo 0,6%, procedendo poi contrastata con il passare delle ore.
Secondo numerosi osservatori, il caso Powell si inserisce in una strategia più ampia. L’amministrazione Trump ha tentato la rimozione della governatrice Lisa Cook, accusandola di irregolarità passate e aprendo un contenzioso che approderà alla Corte Suprema. Un’iniziativa che molti leggono come parte di un piano volto a ridisegnare gli equilibri interni della Fed. Diversi media statunitensi sostengono che l’obiettivo politico della Casa Bianca sia conquistare una maggioranza favorevole all’interno del board, in vista della fine del mandato di Powell come presidente e delle future nomine, così da orientare in modo più diretto le decisioni sui tassi.
L’autonomia delle banche centrali non è un tecnicismo per addetti ai lavori, ma una conquista istituzionale nata per sottrarre la moneta alle convenienze di breve periodo della politica. Negli Stati Uniti, come in Europa, questo equilibrio è sempre stato oggetto di tensioni, ma raramente è stato spinto fino al punto di utilizzare l’arma penale contro un banchiere centrale in carica. Le esperienze internazionali offrono precedenti istruttivi: dove i governi hanno messo le mani sui tassi, dalla Turchia all’America Latina, l’effetto è stato spesso un mix di inflazione, svalutazioni e perdita di fiducia. Trump propone una narrazione opposta: tassi più bassi per sostenere famiglie e imprese. Ma il prezzo di una banca centrale addomesticata emerge quasi sempre nel medio periodo.
L’indagine su Powell diventa così un banco di prova. Non solo per la Fed o per la presidenza Trump, ma per l’idea stessa che la politica monetaria debba restare ancorata a valutazioni tecniche e non al ciclo elettorale. Se quel confine viene eroso, la ristrutturazione di un edificio rischia di trasformarsi nel simbolo di una crepa ben più profonda.
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