giovedì 26 maggio 2016
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Anche Paolo Branca, come Souad Sbai, usa il termine «follie». Ma per il docente di Islamistica all’Università Cattolica di Milano ad essere deprecabile è la decisione di obbligare i due ragazzi siriani a stringere la mano all’insegnante come i loro compagni. Una costrizione dovuta all’ignoranza dei fatti: «Il divieto islamico non è dettato da disprezzo verso la donna, come si potrebbe pensare, ma da una questione di purità rituale. Toccare una donna che sia nei giorni del ciclo renderebbe gli atti di culto non validi». La regola non riguarda dunque una donna anziana? «Per estensione si applica a tutte. Ciò nasce dal considerare il sangue la parte che appartiene a Dio, mentre il resto appartiene all’uomo, motivo per cui anche la macellazione della carne deve avvenire senza entrare in contatto con il sangue». Secondo Branca, capito questo, si poteva trovare un modo per rispettare sia le professoresse, sia il credo religioso dei due fratelli: «Sarebbe bastato, contrariamente a quanto è abituale in Svizzera, concedere loro di fare un inchino o mettersi una mano sul petto. Ci voleva tanto?». Un riguardo che il docente auspicherebbe persino per il burqa: «Vietare il velo integrale ottiene soltanto che la donna islamica sia costretta a restare chiusa in casa. E così diventiamo complici del marito, a sue spese. Invece, almeno nei centri piccoli, dove ci si conosce tutti e si sa che non è una terrorista, è meglio lasciarla circolare velata». Non lo convince nemmeno il riferimento alla laicità dello Stato e all’interesse pubblico: «Quei due ragazzi non stavano compiendo alcun reato. Se non mi stringono la mano e capisco bene il perché, tutt’al più hanno un atteggiamento antipatico, ma non tale da dover essere sancito dalle autorità. La legge è ridicola quando vuole immischiarsi in queste cose, penso alle ragazze francesi espulse dalla scuola statale perché portavano il foulard e alla fine si sono dovute iscrivere nella scuola cattolica per essere rispettate». Studentesse che però esercitavano un loro diritto senza opporre un rifiuto, basato sul genere, alla relazione con altre persone...Ma Branca resta più preoccupato per le misure prese dalla scuola che per l’atteggiamento integralista dei due studenti: «Questa punizione li renderà ancora più radicali, è un segno di debolezza da parte nostra».Posizioni vicine a quelle di Renzo Guolo, docente di Sociologia delle religioni a Padova: «Questo caso è tipico delle contraddizioni odierne nelle società multiculturali, che reagiscono alla francese mettendo al bando qualsiasi “segno ostentatorio” di ogni fede, compreso il Crocefisso al collo, oppure si dibattono in maniera irrisolta per cercare di far rispettare il “principio guida¨ dello Stato, a prescindere dalle identità religiose... Uno dei due diritti, quello alla laicità dello Stato o quello di libertà più o meno religiosa, immancabilmente viene meno. Non c’è soluzione». E così diventa difficile anche dare un giudizio netto sulla questione svizzera, «uno dei tanti modi di trasformazione delle società europee, nelle quali oggi ovviamente prevale la laicità dello Stato, vista come garanzia all’estendersi di identità religiose problematiche». Una tradizione che vieta la stretta di mano con una donna è certamente poco comprensibile, ma è «legata al rispetto del concetto intimo, non a un disprezzo. Queste vicende mettono in crisi la nostra idea che ci siano valori universali, invece non ci sono, ogni cultura ha i suoi... In definitiva non so darle un giudizio tranchante: per noi la loro mentalità è certamente inconcepibile, come se ne esce?».
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