mercoledì 3 maggio 2017
L'assalto nella regione settentrionale dopo uno scontro fra i jihadisti e le Forze democratiche siriane. Dopo l'attacco forse anche un sequestro di civili. L'opposizione lascia i colloqui di Astana
Un miliziano del Daesh impegnato durante un combattimento con le Forze democratiche siriane a Raqqa (Ansa/Ap)

Un miliziano del Daesh impegnato durante un combattimento con le Forze democratiche siriane a Raqqa (Ansa/Ap)

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E' salito a oltre 46 morti, in maggioranza civili, e decine di feriti il bilancio di un attacco kamikaze del Daesh contro un centro di accoglienza in Siria, nei pressi del confine con l’Iraq. Nell’area sono ospitati profughi iracheni in fuga dalle regioni occupate dai jihadisti e sfollati interni siriani, che hanno lasciato le loro case e le loro terre a causa del conflitto. Secondo quanto riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nell’attentato sferrato martedì sarebbero stati coinvolti almeno cinque kamikaze. Obiettivo delle esplosioni il centro di accoglienza nella regione di Rajem al-Salibi, nella provincia di Hassakeh. «Alcuni kamikaze sono riusciti a introdursi nel campo», ha precisato una fonte locale.

Il Califfato ha rivendicato l’attentato sul proprio sito di propaganda "Aamaq", affermando che un gruppo di cinque jihadisti «aveva attaccato» una posizione delle Forze democratiche siriane (Fds) nei pressi del campo. Dopo le esplosioni sono divampati scontri fra milizie jihadiste e gruppi combattenti. Nel centro di accoglienza sarebbero ospitate circa 300 famiglie fuggite dall’Iraq o dalla provincia siriana di Deir ez-Zor, controllata in larga maggioranza dal Daesh. Una fonte irachena afferma che nel corso dell’assalto al centro di accoglienza i miliziani avrebbero sequestrato decine di civili. Tuttavia, finora non vi sono ulteriori conferme. Nelle ultime settimane il gruppo jihadista è oggetto di ripetuti attacchi nel nord della Siria sferrati dalle Forze democratiche siriane.
Intanto sul fronte diplomatico si è aperta ieri una due giorni di colloqui ad Astana, voluti da Turchia, Iran e Russia. L’opposizione armata siriana ha subito sospeso la sua partecipazione ai colloqui. La richiesta dell’opposizione è che il governo ponga fine ai bombardamenti delle zone sotto il suo controllo. Tuttavia per l’inviato speciale Onu in Siria, Staffan de Mistura, durante l’incontro si è registrato un «serio progresso».

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