lunedì 26 febbraio 2024
Il premier israeliano: l'esercito ha consegnato il piano per evacuare i civili. E chiede che, se ci sarà lo scambio con gli ostaggi, il Qatar accolga i detenuti più pericolosi
Una bancarella improvvisata dove un palestinese vende beni alimentari a Rafah, la città dell'estremo sud che ospita un milione e mezzo di sfollati

Una bancarella improvvisata dove un palestinese vende beni alimentari a Rafah, la città dell'estremo sud che ospita un milione e mezzo di sfollati - Ansa

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Ecco le ultime novità sulla guerra a Gaza e sulle trattative in corso tra Israele e Hamas per una tregua.

Dopo lo schema di accordo uscito dai colloqui di Parigi tra le intelligence di Stati Uniti, Egitto, Qatar e Israele, una delegazione di negoziati dello Stato ebraico è oggi a Doha, in Qatar, per proseguire il confronto - su tavoli separati e sempre con i rappresentanti degli Stati mediatori - con gli inviati di Hamas.

Da quanto è filtrato, lo schema su cui si tratta prevede 6 settimane di sospensione dei combattimenti, il rilascio di circa 40 ostaggi (ne resterebbero in vita 101 su 134) e la scarcerazione di 200-300 detenuti palestinesi. Hamas chiede anche il ritiro dell'esercito dai principali centri abitati per consentire il ritorno degli sfollati.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu mette in chiaro che non si tratterebbe di un cessate il fuoco e che, dopo il rilascio degli ostaggi, la guerra proseguirebbe con l'offensiva finale su Rafah previa evacuazione dei civili sfollati (stimati in almeno 1,5 milioni).

Netanyahu: vadano a Doha i detenuti più pericolosi

I negoziati vanno avanti e un accordo potrebbe arrivare entro l'inizio del Raman, il mese del digiuno islamico che comincerà la sera del 10 marzo. Ne sono convinti gli Stati Uniti: «Si lavora e speriamo che nei prossimi giorni si possa arrivare al punto di un accordo finale», ha detto il consigliere della Sicurezza nazionale Jake Sullivan. Israele ha inviato una propria delegazione a Doha, in Qatar. «I colloqui - spiega al-Qahera News - sono una continuazione di ciò che è stato discusso a Parigi e saranno seguiti da altri incontri al Cairo».

Una fonte israeliana di alto livello ha detto al quotidiano Haaretz che Netanyahu chiede di trasferire in Qatar, dopo lo scambio con gli ostaggi, i detenuti palestinesi con le condanne più pesanti. «Anche se si tratta di una tattica negoziale, la richiesta rischia di causare danni», avverte la fonte.

L'Autorità palestinese verso un governo tecnico, si è dimesso il premier

Rientrerebbe nel quadro degli accordi per una tregua anche il giro di poltrone in corso in Cisgiordania, dove a Ramallah ha sede l'Autorità nazionale palestinese presieduta da Abu Mazen. Le pressioni dei Paesi arabi e degli Usa hanno portato alle dimissioni del premier Mohammad Shtayyeh. Uno sviluppo che rafforza l'ipotesi che Hamas abbia accettato la formazione di un governo tecnico con la missione di ricostruire Gaza e ripristinare la sicurezza dopo la guerra. Fonti di Sky News Arabia suggeriscono che l'incarico verrà dato al capo del Palestine Investment Fund, Muhammad Mustafa.

La formazione del nuovo esecutivo potrebbe richiedere settimane o mesi e Shtayyeh, primo ministro dal 2005, resterà a capo di un governo provvisorio.

Netanyahu: l'attacco su Rafah si farà, c'è il piano di evacuazione

Se ci sarà l'accordo per la tregua, l'offensiva su Rafah non verrà abbandonata ma solo «ritardata». «La faremo in ogni caso», garantisce Netanyahu, «con o senza accordo». La prospettiva fa infuriare Hamas: «Le parole di Netanyahu - ha detto alla Reuters il portavoce Sami Abu Zuhri - dimostrano che non gli importa di raggiungere un accordo ma solo di proseguire le trattative sotto i bombardamenti e il bagno di sangue».

L'Ufficio del primo ministro fa sapere che l'esercito ha presentato al gabinetto di guerra «un piano di evacuazione della popolazione dalle zone di combattimento nella Striscia di Gaza, con l'imminente piano operativo», senza fornire però alcun dettaglio su come o dove saranno trasferiti un milione e mezzo di sfollati che gremiscono l'area di Rafah, a ridosso con il confine egiziano.

Il re di Giordania: con il Ramadan il conflitto rischia di allargarsi

L'avvicinarsi del mese di Ramadan ha spinto re Abdallah di Giordania a denunciare, in un incontro ad Amman con il presidente palestinese Abu Mazen, che la continuazione della guerra a Gaza durante quel mese potrà comportare «un'espansione del conflitto».

Ad Abu Dhabi il ministro dell'Economia israeliano, Nir Barkat, incontrando il ministro del Commercio saudita Majid al-Abdullah al-Kassabi, gli avrebbe detto che «Israele è interessato alla pace con i Paesi che cercano la pace: insieme possiamo fare la storia». Tel Aviv e Riad stavano lavorando a un accordo di normalizzazione delle relazioni diplomatiche prima dell'attacco di Hamas del 7 ottobre. Di recente i sauditi si sono dichiarati disponibili a un'intesa purché si pongano le basi per creazione di uno Stato palestinese indipendente.

Sul terreno: raid al confine egiziano, si combatte a Khan Yunis

Al 142esimo giorno di guerra, Israele continua a colpire soprattutto a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, ma si continua a combattere anche al nord e nell'area centrale. L'aviazione ha centrato due obiettivi a ridosso del Corridoio Filadelfia, una striscia di terra al confine fra Gaza e l'Egitto.

Secondo il ministero di Hamas, il bilancio delle vittime è salito a 29.692 morti e 69.879 ferìti.

Mentre la situazione umanitaria al nord si fa allarmante, con centinaia di migliaia di persone alla fame, Israele ha annunciato che farà entrare gli aiuti anche in quella parte dell'enclave: i camion provenienti dall'Egitto saranno ispezionati dagli israeliani ai valichi di Niztana e Kerem Shalom per proseguire in territorio israeliano fino all'altezza del settore nord della Striscia. Lì entreranno ed «elementi locali» provvederanno alla distribuzione.

Raid in profondità sul Libano. Il ministro: con la tregua, colpiremo di più

Entrano in profondità i raid israeliani sul Libano, in risposta al lancio di razzi degli Hezbollah. Stamani il primo bombardamento nella valle orientale della Bekaa, roccaforte del movimento armato filo-iraniano. Secondo i media libanesi, il raid ha preso di mira la periferia di Baalbek, un centinaio di chilometri a nord-est della capitale Beirut. L'attacco è stato compiuto con due missili sparati contro un capannone contenente derrate alimentari, nella località di Adus. Ci sarebbero feriti.

Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha detto che «nel caso di una tregua temporanea a Gaza, Israele aumenterà il volume del fuoco nel nord e continuerà fino al totale ritiro degli Hezbollah dal confine e al ritorno degli sfollati». Il riferimento è ai circa 80mila che hanno lasciato le loro case nel nord del Paese a causa dei razzi degli Hezbollah libanesi.

Negli Usa un soldato si dà fuoco davanti all'ambasciata israeliana

È morto in ospedale Aaron Bushnell, il soldato dell'aeronautica statunitense che si è dato fuoco davanti all'ambasciata israeliana a Washington. Il 25enne ha registrato un video mentre si immolava. «Non sarò più complice del genocidio. Sto per intraprendere un atto di protesta estremo, ma rispetto a quello che le persone hanno vissuto in Palestina per mano dei loro colonizzatori non è affatto estremo. Questo è ciò che la nostra classe dirigente ha deciso che sarà normale» ha detto prima di darsi fuoco.

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