sabato 24 giugno 2017
L'ennesima accusa, pretestuosa, è stata presentata dal datore di lavoro: il ventenne di Lahore avrebbe offeso il profeta Maometto
Una manifestazione, a Lahore nel Punjab pachistano, contro le persecuzioni dei cristiani (Epa)

Una manifestazione, a Lahore nel Punjab pachistano, contro le persecuzioni dei cristiani (Epa)

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Abusi, minacce e soprattutto una giustizia che sembra accogliere comunque le tesi degli accusatori se si tratta di musulmani. La condizione dei cristiani in Pakistan resta difficile e una eventuale denuncia per oltraggio alla fede islamica rappresenta per molti una condanna senza appello.
Lo dimostra l’ennesimo caso di incarcerazione di un battezzato con l'accusa di blasfemia, in questo caso avanzata dal datore di lavoro per avere offeso il profeta Maometto. A rendere nota la vicenda del 20enne Ashfaq Masih, meccanico di biciclette, è la polizia di Lahore, seconda città del Paese e capoluogo della provincia di Punjab. Secondo il proprietario dell'officina, Masih avrebbe insultato il profeta Maometto parlandone in modo sconveniente sul posto di lavoro con un altro correligionario. Accusa che il giovane rigtta come "pretestuosa".
iovane, un atto dovuto per la polizia dopo che ha aperto una inchiesta volta a verificare la veridicità dell'accusa. Ora il giovane Ashfaq dovrà affrontare non solo l’incertezza di un giudizio che abitualmente si chiude in prima istanza con la condanna a pene anche severe fino a quella capitale ma sovente con l’assoluzione in appello. Elevato è anche il rischio di una ritorsione nei suoi confronti e nei confronti della famiglia e della comunità di appartenenza da parte degli estremisti che sovente agiscono, incentivati, per motivazioni legate a faide o interessi particolari.
Si conferma così anche il peso di una legge arbitraria che, nonostante opposizioni e ora anche un possibile percorso parlamentare di riforma, consente violenze e arbìtri pretendendo di tutelare la fede della maggioranza dei pachistani. Emblematico, naturalmente, il caso della madre cristiana Asia Bibi, in cella da 2.923 giorni, in attesa della sentenza definitiva della Corte Suprema pchistana contro la sua condanna a morte per una falsa accusa di blasfemia nei suoi confronti.

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