mercoledì 27 aprile 2016
​Condannato a 19 anni di lavori forzati per avere criticato l'Urss, dedicò la vita allo studio dei «laogai», l'equivalente cinese dei gulag sovietici.
Cina, morto l'attivista per i diritti Harry Wu
L'attivista cinese per i diritti umani Harry Wu, impegnato in una campagna contro il sistema dei campi di lavoro forzato in Cina dopo che lui stesso vi fu detenuto, è morto all'età di 79 anni. Lo comunica la Fondazione di ricerca Laogai, da lui creata, spiegando che Wu è deceduto ieri mentre si trovava in vacanza con amici in Honduras. Harry Wu ha creato la Fondazione nel 1992 per studiare i "laogai", cioè i campi di lavoro forzato istituiti da Mao Zedong e considerati l'equivalente dei gulag sovietici. Nel 1979 aveva riottenuto la libertà, dopo essere stato condannato a 19 anni di detenzione in un laogai quando era studente universitario, per aver criticato l'Unione Sovietica.>>>LAOGAI, I «LABORATORI» DELLA RIEDUCAZIONE Nel 1985 Wu si recò negli Stati Uniti per avviare la sua campagna per i diritti umani e contro il lavoro forzato. Rientrato in Cina, nel 1995 venne di nuovo arrestato e condannato per spionaggio a 15 anni di carcere prima di essere espulso verso gli Usa.Wu è autore di diversi libri e ha anche dato vita al Museo del laogai a Washington che documenta gli orrori di questa istituzione. In Italia dal 2005 opera la Laogai Research Foundation Italia onlus, che collabora con l'omonima fondazione statunitense.
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