Le proteste interne e il fattore Usa: perché l'Iran di Khamenei è all'angolo

Tredici giorni di manifestazioni hanno indotto la guida suprema a uscire dal silenzio. «Chi distrugge le strade vuole compiacere il presidente di un altro Paese». Il punto è che Teheran soffre di isolamento crescente: per questo ha spento Internet e ha annunciato la repressione del dissenso
January 10, 2026
Le proteste interne e il fattore Usa: perché l'Iran di Khamenei è all'angolo
La guida suprema iraniana, Ali Khamenei / Afp
Al tredicesimo giorno di protesta, nel venerdì di preghiera, la guida suprema Ali Khamenei ha tuonato contro i manifestanti e Donald Trump. Segno che il regime ha compreso come il bastone e la carota stavolta non stanno funzionando. Se fino a giovedì si usava la distinzione tra le proteste «legittime» dei commercianti e quelle illegali dei «facinorosi», ora per gli ayatollah le categorie sono due: «Vandali» e «sabotatori». E con questo marchio sono state liquidate le quasi 40 vittime della repressione, oltre a centinaia di feriti e arrestati.
Il clero sciita sente la pressione come non era accaduto neanche in passato, quando Teheran poteva contare su una serie di alleati regionali. Ora l’Iran che fu di Khomeini è pressoché isolato, con la Siria passata di mano, gli Hezbollah libanesi non più in forze, gli Houthi nello Yemen ancora in sella ma indeboliti e troppo lontani da Teheran, e Hamas alle prese con una difficile e non scontata sopravvivenza. Resta solo Mosca che a stento potrà assicurare una fuga a Khamenei e ai suoi fedelissimi se i pasdaran perdessero definitivamente il controllo del Paese. Una prospettiva che i manifestanti hanno calcolato facendo leva anche sui malumori interni all’apparato di sicurezza.
A ieri si contavano oltre 270 località in tumulto, più di quanto non fosse accaduto in passato. E se anche le folle di manifestanti non vengano considerate “oceaniche” dalle autorità, la diffusione della rivolta ha impensierito la leadership a tal punto da spegnere l’accesso a internet, impedendo le comunicazioni con l’esterno.
Le proteste sono iniziate alla fine del mese scorso con i negozianti e i commercianti del bazar di Teheran che manifestavano contro l’inflazione al 42%, ma si sono presto estese alle università e alle città di provincia, con scontri tra giovani e forze di sicurezza.
La guida suprema Ali Khamenei ha preannunciato una repressione brutale. I manifestanti stanno «distruggendo le loro strade per compiacere il presidente di un altro Paese» ha avvertito, «perché ha detto che sarebbe venuto in loro aiuto». Il riferimento è a Donald Trump, che ha minacciato un intervento americano in Iran qualora le autorità uccidessero i contestatori. Nel suo discorso pieno di fervore Khamenei si è rivolto al presidente Usa. «Trump dovrebbe sapere che i tiranni come il Faraone, Nimrod, Reza Shah e Mohammad Reza (l’ultimo scià di Persia, ndr) sono stati abbattuti al culmine della loro arroganza. Anche lui sarà abbattuto», ha detto accusando il tycoon di avere «le mani mani sporche del sangue degli iraniani», alludendo alla guerra dei 12 giorni tra Israele e Iran nel giugno 2025.
Negli ultimi giorni sono circolate notizie non confermate riguardo cargo militari russi atterrati a Teheran. In un’intervista rilasciata giovedì a Fox News, Donald Trump ha sostenuto che Khamenei stia preparando la fuga, sulle orme del dittatore siriano Assad scappato in Russia. «Sta cercando un posto dove andare. La situazione sta peggiorando», ha aggiunto il tycoon.
Nel Paese gli scontri si vanno moltiplicando e la Bbc - che ha un canale in lingua farsi - parla di contestazioni senza precedenti negli ultimi tre anni. Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso che le conseguenze saranno «massime e senza alcuna clemenza». Parole che in un Paese nel quale si fa largo usa della pena capitale, suonano come una condanna a morte.
Un video condiviso sui social prima che venisse chiuso l’accesso a Internet - sebbene nei mesi scorsi siano entrati in Iran numerosi kit satellitari per superare la censura e collegarsi attraverso il network “Starlink” di Elon Musk - mostra diversi edifici pubblici in fiamme lungo un tratto di strada di Isfahan, nell’Iran centrale. Le responsabilità sono state attribuite all’organizzazione dei “Mujahedin del Popolo”, una fazione dell’opposizione con sede all’estero e conosciuta anche come “Mko”. I video verificati da “Reuters” e girati a Teheran mostrano centinaia di persone in marcia. Si sente gridare «Morte a Khamenei!». Alcuni gruppi inneggiano al ritorno dello scià. Reza Pahlavi, figlio esiliato del defunto scià, ha chiesto di «scendere in piazza». Tuttavia, l’entità del sostegno per la monarchia e per l’Mko non è maggioritario come farebbero sembrare diversi resoconti in Europa.
Trump sembrava intenzionato a incontrare Pahlavi nei prossimi giorni, ma ieri ha dichiarato di «non essere certo che sostenerlo sia appropriato».

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