Snowboard, i sogni di Perathoner più grandi dell’oro

Ai Giochi di Milano Cortina il campione paralimpico si presenta da favorito: «Punto alla vittoria ma vorrei che la mia storia fosse d'ispirazione per i giovani»
January 9, 2026
Snowboard, i sogni di Perathoner più grandi dell’oro
Emanuel Perathoner, 39 anni, fuoriclasse paralimpico dello snowboard
L’uomo che surfa sulla neve è pronto a dare compimento alla sua seconda vita sulla tavola, centrando il colpo grosso sul manto candido marchiato con i tre agitos. Emanuel Perathoner si presenta alle prossime Paralimpiadi da grande favorito nel cross e nel banked slalom, così da raccogliere da paralimpico quanto sfuggitogli da atleta olimpico. Il trentanovenne altoatesino ha scritto due carriere nel circo bianco, transitando da un mondo all’altro dopo un terribile infortunio. «Ho cominciato a sciare a tre anni, poi a 8 anni siccome mi annoiavo sugli sci, su stimolo di mio cugino, sono passato alla tavola e mi sono immediatamente affezionato allo snowboard, che a metà degli anni Novanta andava molto di moda». Gli esordi furono in slalom e gigante, poi dalle discipline alpine è approdato a 14 anni al cross. «La mia prima volta in Nazionale fu a 16 anni in occasione dei Mondiali Juniores, nella stessa stagione in cui esordii in coppa del mondo a San Candido. Ero in squadra con Pozzolini, Tagliaferri, Pfeiffer, Malusà, mentre tra i gigantisti c’era già Fischnaller, l’unico ancora in squadra».
Skater regular (ossia col piede sinistro in avanti), Perathoner calpesta il primo podio nel circo bianco nel 2012, classificandosi terzo nel cross di Veysonnaz in Svizzera. Poi a 27 anni, l’esordio olimpico a Soci: «Purtroppo non una trasferta memorabile per via di una caduta e i seguenti trauma cranico, rottura del polso e frattura di due costole». Andrà meglio nel 2018 a Pyeongchang «dove sono sopravvissuto piazzandomi quindicesimo nel giorno in cui ha vinto l’oro Michela Moioli tra le donne». La prima vittoria in coppa arriva a Cervinia nel dicembre 2018 ed è l’anticamera di due buone stagioni che lo incamminano verso i Giochi di Pechino. Obiettivo purtroppo mai raggiunto, perché nel gennaio mentre si stava allenando a Colere nella Bergamasca è caduto, frantumandosi il piatto tibiale: «Dopo quattro interventi chirurgici e più di un anno di fisioterapia, ho dovuto purtroppo sottopormi a una protesi totale del ginocchio nell’aprile 2022». L’inserimento del titanio nell’articolazione del ginocchio e nella tibia gli ha comportato una limitazione del movimento e così la sua carriera olimpica si è conclusa. Ma non tutti i mali vengono per nuocere, perché sei mesi più tardi chiusa una porta si è spalancata una finestra: «Una mia ex compagna di squadra ha parlato con gli allenatori del gruppo paralimpico e da lì è maturata l’idea di provarci. Non sono amputato e non mi manca nessuna parte del corpo, ho solo una limitazione nel movimento, perciò il passaggio più delicato è stata la classificazione».
Dopo i canonici accertamenti Emanuel è stato inserito nella categoria LL2, il contenitore che accoglie le disabilità lievi, i problemi non gravi alle articolazioni e gli amputati sotto il ginocchio. Il debutto nel nuovo ambiente già a novembre 2022 in Coppa Europa, l’anno successivo l’approdo in Coppa del mondo. Da quel momento Perathoner ha completo due stagioni piene nel circo bianco, disputando anche Coppa del mondo e Mondiali, e quello appena cominciato è il suo terzo inverno tra i tre agitos. «Finora ho conquistato tre sfere di cristallo, una assoluta e due di specialità, nel cross e nel banked slalom e ai recenti Mondiali mi sono messo al collo la medaglia d’oro in entrambe le gare». Un plurimedagliato che viaggia a gonfie vele verso Milano-Cortina con i favori del pronostico. «Ormai sono abituato a gestire la pressione. Tutti si aspettano che vinca, ma i Giochi paralimpici non sono un evento come gli altri, sono diversi, una rassegna mastodontica rispetto al circuito del para-snowboard. In cuor mio vorrei vincere, ma prima di tutto vorrei divertirmi sotto gli occhi della mia famiglia».
Perathoner non si azzarda a giudicare i due ambienti che lo hanno accolto e segnato: «Non voglio mettere sulla bilancia le due carriere per dire quale valga di più. Vorrei solo vivere l’avventura paralimpica come una nuova esperienza durante la quale lanciare un messaggio preciso, quello di non mollare mai. Si può sempre trovare una nuova strada e lo sport può essere d’aiuto per superare tante difficoltà». Insomma l’auspicio è che dalla sua storia in tanti possano essere ispirati: «Mi piace rivolgermi soprattutto ai giovani, per spronarli a fare qualcosa, a non abbattersi, a non scoraggiarsi e a non rimanere seduti su un divano. Le persone con una disabilità possono dare tanto e lo sport può essere un mezzo per esprimersi». Entrando nel merito della questione agonistica, in un settore confinato nell’ombra («La cosa che mi dispiace di più è che le nostre gare di Coppa non siano trasmesse nemmeno in streaming, condizioni indispensabile affinché se ne parli sui social, in tv e sui giornali. Se nessuno può vedere le gare, nessuno mai le commenterà») Emanuel sottolinea la crescita del livello qualitativo: «Mi sono bastate tre stagioni per osservare quanto si sia alzata l’asticella. Pian piano stiamo andando verso un pieno professionismo».
I suoi principali avversari sono due cinesi e un australiano, che gli daranno comunque del filo da torcere su un pendio a tutti ignoti. «Gareggeremo a Cortina nella pista Socrepes, un po’ più giù rispetto al posto dove solitamente gareggiano i normodotati in coppa del mondo. Ai miei tempi non c’era ancora il cross di Cortina quindi non ho mai surfato nella Perla delle Dolomiti». Intanto però la stagione è cominciata col piede giusto: «Ho vinto le prime due tappe di coppa del mondo disputate in Olanda. Dopo la pausa festiva il circuito riprenderà con due gare il 17 gennaio in Austria vicino Innsbruck, dopodiché ci saranno altre sei gare equamente divise tra Svizzera, Canada e Stati Uniti». Il tutto prima dei Giochi di marzo, occasione anche per portare un po’ di gente ad assistere alle gare: «Non solo manca il segnale televisivo, ma non abbiamo neanche spettatori al parterre durante le nostre competizioni. L’unico modo per seguirci è il live-timing sul sito della Fis. Senza visibilità è impossibile attrarre sponsor e di conseguenza immettere un po’ di denaro nel sistema». Ama gli animali ( «Ho un cane e un gatto») e viaggiare ( «Sono spesso in Spagna, la patria di mia moglie»), si definisce un uomo tranquillo ed è conscio che l’oro paralimpico non gli cambierà l’esistenza: «Vorrei però ispirare gli altri, quindi ben venga chi vorrà emularmi».

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