Mosca: 15 anni di carcere per il giudice italiano Aitala. Aveva ordinato l’arresto di Putin

Il giudice Suvorov ha emesso la condanna in contumacia del magistrato della Corte penale internazionale, che aveva chiesto l'arresto del presidente russo. Con lui sono stati ritenuti colpevoli altri otto magistrati. La Cpi aveva spiccato un mandato contro lo zar per la deportazione illegale di bambini ucraini
December 12, 2025
Mosca: 15 anni di carcere per il giudice italiano Aitala. Aveva ordinato l’arresto di Putin
Rosario Aitala
Nella settimana che viene definita “decisiva” per ottenere una tregua in Ucraina, Mosca lancia un nuovo messaggio nello stile tipico del Cremlino: 15 anni di carcere per il giudice italiano Rosario Aitala, che ha istruito le indagini della procura internazionale contro Vladimir Putin. Il magistrato è colpevole del peggiore degli affronti: primo firmatario del mandato di cattura per il leader del Cremlino, inizialmente per il crimine di deportazione dei bambini ucraini e successivamente per altri crimini di guerra, a cominciare dalla deliberata distruzione di infrastrutture civili.
La condanna è stata messa da un tribunale di Mosca, ma ha la firma di Vladimir Putin. A emettere la sentenza non è stato una corte qualsiasi, ma quella preieduta dal giudice Andrey Suvorov, che ha spedito in Siberia non solo i principali oppositori di cui lo zar si è disfatto, ma anche Alexey Navalny, condannato a 19 anni e poi deceduto il 16 febbraio 2024 (con modalità che da subito hanno fatto pensare a un omicidio di stato)
Con Aitala, a cui è stata comminata la condanna più pesante, sono stati giudicati colpevoli altri otto magistrati della corte e della procura internazionale, accusati fra l’altro di avere “perseguito persone innocenti e di tentata violenza contro persone che godono di protezione internazionale”.
La Corte penale internazionale ha emesso il primo mandato di cattura per Putin e la sua commissaria per i diritti dei bambini, Maria Lvova-Belova, nel marzo 2023, accusandoli di aver deportato illegalmente bambini ucraini. Mosca ha respinto il mandato come "nullo" e aveva avviato un procedimento penale nei confronti dell’allora procuratore Karim Khan e dei giudici della Corte. "La presidenza della CPI - si legge nel verdetto di Mosca - , senza alcun fondamento giuridico, ha ordinato ai giudici della camera di emettere mandati di arresto consapevolmente illegali nei confronti di queste persone".
Oltre all’italiano Aitala, primo vicepresidente della Corte penale internazionale, la commissione investigativa russa ha condannato l'ex presidente della Corte penale internazionale Petr Józef Hofmański e il suo successore Tomoko Akane, il secondo vicepresidente Reine Alapini-Gansou, oltre a Sergio Gerardo Ugalde Godínez, Haikel Ben Mahfoud, Carranza Luz del Carmen Ibáñez e Bertram Schmitt. Tutti e nove sono stati inseriti in una lista di ricercati internazionali. Mosca potrebbe chiedere l’emissione di una mandato internazionale attraverso l’Interpol (dui cui la Russia è ancora parte).
La Corte penale internazionale ha iscritto sull’elenco degli indagati il generale Sergeij Shoigu, ex ministro della Difesa russo, e il generale Valery Gerasimov, accusati per crimini di guerra contro i civili. Devono rispondere di reati in concorso con altri, tra cui Vladimir Putin, a sua volta accusato per la deportazione di bambini ucraini in Russia.
Le indagini contro i giudici della Corte penale internazionale sono state ordinate a Mosca poche ore dopo il primo mandato di cattura. E gli investigatori russi si sono concentrati specialmente sul magistrato di origine catanese. Per le strade della capitale russa e in altre città della Federazione erano apparsi diversi manifesti con il volto di Aitala indicandolo come “ricercato” e inviando chiunque avesse notizie a fornirle.
Dall’Aja, dove i giudici anche ieri erano al lavoro, non sono trapelati commenti, in una giornata scandita dalla regolare attività. Certamente al Cremlino l’allarme è salito quando dopo Putin, i mandati di cattura internazionali sono stati destinati all’intera filiera militare. Il generale Shoigu è un amico e alleato di lunga data di Putin e ha avuto un ruolo chiave nelle guerre di Putin. Rimosso un anno fa dalla carica di ministro della Difesa e nominato segretario del potente Consiglio di sicurezza russo, nel più significativo cambiamento che Putin ha apportato al suo comando militare dopo l'invasione, lavora stretto contatto con il generale Gerasimov, noto con l’appellativo di “Macellaio di Aleppo” per la campagna brutale in Siria al fianco del dittatore Assad.
La Russia, che non è membro della Corte penale internazionale, ha ripetutamente affermato che l’infrastruttura energetica ucraina è un obiettivo militare legittimo e nega di aver preso di mira civili o infrastrutture civili. E il Consiglio di sicurezza russo continua a sostenere che l’azione del tribunale internazionale fa parte di una guerra ibrida contro Mosca.

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