Macron non ha perso solo Parigi. Ormai sta perdendo la Francia
di Daniele Zappalà, Parigi
Al voto amministrativo la capitale francese ha visto la vittoria dei socialisti e la sconfitta della candidata dell'Eliseo, l'ex ministra Rachida Dati. Riemergono anche i gollisti, non sfondano le formazioni estreme

C’è ancora un inquilino all’Eliseo? Oltralpe, la domanda affiora nella mente di tanti, alla luce del risultato finale delle Amministrative, che hanno distribuito le poltrone di sindaco in tutto il Paese come se l’era politica del presidente Emmanuel Macron fosse già acqua passata. Le grandi metropoli a capo delle regioni più ricche e popolose sono andate quasi tutte alla sinistra moderata di estrazione socialista: accanto a Parigi, dove si è ampiamente imposto Emmanuel Grégoire, ex braccio destro della sindaca uscente Anne Hidalgo, si è visto uno scenario analogo pure nelle altre due città più influenti del Paese, Marsiglia e Lione. Nella stessa direzione, anche altri capoluoghi emblematici come Strasburgo, Lilla, Rouen, Rennes, Nantes, Digione, Montpellier, Saint-Etienne, Grenoble. Ma il centrodestra di stampo neogollista ha replicato conquistando Tolosa e facendo man bassa di città di provincia di media grandezza.
Nel complesso, dunque, il risultato segna una grande rivincita del vecchio duopolio socialisti-neogollisti, alternativamente alla guida del Paese prima dell’arrivo di Macron. Di gran lunga più magro il bilancio dei due partiti estremisti che da mesi fanno tremare gli esecutivi di Macron, ovvero l’ultradestra lepenista e l’ultrasinistra anticapitalista del tribuno rosso Jean-Luc Mélenchon. Il "Raggruppamento nazionale" xenofobo ha conquistato qualche cittadina meridionale, come Perpignan e Carcassonne, contribuendo pure al successo eclatante a Nizza dell’ex neogollista Eric Ciotti. Da parte sua, la sinistra più radicale, sotto l’etichetta della "Francia insubordinata" o sotto quella comunista, ha conquistato Roubaix e Nîmes, oltre al Comune più popoloso e multietnico della banlieue parigina, Saint-Denis.
Cos’è dunque rimasto ai seguaci di Macron? Il partito presidenziale "Renaissance" (rinascimento) può vantare solo la presa importante di Bordeaux, strappata ai Verdi. Per il resto, qualche Comune sparuto è andato agli alleati del blocco presidenziale, come il partito liberale "Orizzonti", che governerà in particolare a Le Havre e Reims, e il Modem, "atterrato" a La Rochelle. Ma nella maggioranza, fra l’altro, brucia il fiasco clamoroso dell’ex premier François Bayrou, sconfitto nella pirenaica Pau.
È stata soprattutto la capitale a evidenziare in modo lampante la crudele ininfluenza di Emmanuel Macron in quest’ultima tornata elettorale prima della corsa per l’Eliseo, che scatterà in autunno senza l’attuale presidente, giunto al termine del secondo e ultimo mandato. A Parigi, il capo dell’Eliseo aveva cercato in ogni modo di favorire la candidata della destra Rachida Dati, uscita alla fine umiliata dal ballottaggio, dato che il socialista Grégoire l’ha distanziata di 10 punti percentuali. Uno scenario che offusca ancor più la coda finale del "regno" del presidente, già accusato dal nuovo sindaco di Parigi di aver mercanteggiato sottobanco senza scrupoli pure con la candidata ultranazionalista Sarah Knafo. Una versione negata da Macron.
In vista delle prossime Presidenziali, sono probabilmente due le lezioni principali di quest’ultima tornata locale. Innanzitutto, un po’ a sorpresa, il peso del voto giovane e urbano ha rilanciato dappertutto una sinistra che adesso sembra poter nutrire di nuovo serie ambizioni per l’Eliseo. In secondo luogo, sono stati sostanzialmente ascoltati molti appelli volti a sbarrare la strada, ai ballottaggi, ai partiti estremisti. Grazie a chiare levate di scudi, gli ultranazionalisti hanno visto sfumare il sogno di conquistare Marsiglia, così come la non lontana Tolone. Al di là dunque delle ambizioni nazionali nutrite ufficialmente da lepenisti e mélenchoniani, né l’ultradestra, né l’ultrasinistra si sono mostrate capaci di conquistare un solo capoluogo di rilievo al di sopra dei 130mila abitanti. Di fatto, restano entrambe sostanzialmente un’espressione periurbana e rurale della Francia degli "invisibili".
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