La Russia fa asse con Trump sulla Groenlandia e attacca l'Italia
Il ministro degli Esteri Lavrov ha mostrato di apprezzare la visione geopolitica degli Stati Uniti: il Cremlino sembra voler concedere il via libera all'espansione americana verso nord. Duro affondo contro Roma: le nostre relazioni sono al livello più basso, chi vuole parlare con noi in modo serio ci chiami

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, lancia messaggi agli Stati Uniti e all’Unione Europea e fa intendere che non gli dispiace la visione del mondo del presidente americano Donald Trump. Il capo della diplomazia russa, nel corso della conferenza annuale durante la quale descrive le attività del suo dicastero, ha fatto capire che ci sono gli estremi per lavorare affinché Washington e Mosca abbiano ciascuno la propria sfera di influenza, con buona pace del resto del mondo.
Secondo Lavrov, attualmente le relazioni internazionali appaiono improntate alla «legge del più forte». Ne consegue che la priorità per Mosca è difendere «i suoi interessi senza attentare ai diritti degli altri e senza lasciare che altri attentino ai suoi». Uguaglianza e reciproco rispetto, sì, dunque, ma fra pochi. Quasi un messaggio a distanza al presidente americano, descritto come un uomo «pragmatico» e «consapevole della necessità di tenere in considerazione gli interessi legittimi dei propri partner». O, almeno, di quelli che gli interessano. Mosca, in cambio, sembra concedere il nulla osta alle mire espansionistiche del tycoon a nord. «La Groenlandia – ha argomentato Lavrov – non è una parte naturale della Danimarca, ma una conquista coloniale. Solo verso la metà del secolo scorso è stato firmato un accordo per farla diventare parte della Danimarca, non come colonia». E se il capo della diplomazia russa smentisce le tesi secondo le quali la Russia e la Cina vorrebbero impossessarsi dell’isola, individua nell’affare Groenlandia la dimostrazione della crisi interna alla Nato. «Le tendenze di crisi si stanno sviluppando all’interno della stessa società occidentale. La Groenlandia ne è un chiaro esempio, sulla bocca di tutti, e attorno alla quale si stanno sviluppando discussioni che prima sarebbero state difficili da immaginare, tra cui la prospettiva di una continua esistenza della Nato come blocco politico-militare occidentale unificato».
A ognuno la sua sfera di influenza, con Mosca che ha capito perfettamente la visione delle relazioni internazionali del presidente Usa, dove l’Europa viene quasi considerata un intoppo ai suoi piani. Una postura che permette anche alla Russia di gonfiare il petto, non senza qualche stoccatina. Lavrov ha risposto alle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni e di altri leader europei sulla necessità di aprire un dialogo con Mosca e ha ricordato che le relazioni sono al livello più basso, aggiungendo che non si aspettava questo dall’Italia e concludendo con la frase «chi vuole parlare con noi in modo serio, ci chiami».
Il Cremlino sembra determinato a trarre tutto il vantaggio possibile da questa congiuntura storica, anche per quanto riguarda la guerra in Ucraina e il Medio Oriente, dove l’invito a Putin a entrare nel Consiglio della Pace rimette la Russia in gioco in una regione dalla quale rischiava seriamente di essere lasciata fuori. La proposta di far parte del “Board” (per Gaza, ma non solo) è stata definita da Lavrov come un’iniziativa che «riflette la comprensione degli Stati Uniti della necessità di riunire un gruppo di Paesi per la cooperazione». Un tentativo «lodevole» che tiene conto degli «interessi dei singoli Paesi» e dal quale si evince soprattutto che il dossier Ucraina non è al centro dei pensieri del tycoon, tanto che Lavrov ha potuto ribadire che le garanzie di sicurezza offerte dall’Europa all’Ucraina mirano in realtà a «preservare il regime nazista a Kiev», certo che a Washington l’argomento interessa poco o niente.
La stessa consapevolezza si percepisce a Davos. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annullato la sua partecipazione a causa dell’ennesimo, massiccio attacco notturno russo che ha lasciato oltre 5.600 palazzi senza elettricità e acqua. Ma, di fondo, il numero uno di Kiev per incontrare Trump ha bisogno che l’accordo sulle garanzie di sicurezza per l’Ucraina sia pronto e definitivo. E su Telegram ha ricordato i paletti oltre i quali non ha intenzione di andare: «Il primo sono i missili per la difesa aerea. Il secondo sono le attrezzature energetiche per la ripresa. Il terzo sono i pacchetti di supporto che aiuteranno il fronte e le nostre comunità». Intanto, ieri a Davos, gli americani Witkoff e Kushner hanno incontrato l’inviato speciale di Putin, Kirill Dmitriev.
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