Così la Cina vuole “conquistare” anche gli abissi marini

L'esplorazione degli oceani è guidata da due finalità: la ricerca di giacimenti minerari e la raccolta di dati e conoscenze da sfruttare militarmente
March 25, 2026
La Cina punta all'esplorazione dei fondali marini
La Cina punta all'esplorazione dei fondali marini/ ANSA
È l’ultima frontiera dell’esplorazione (o della predazione delle risorse): quella che punta a violare gli abissi marini. E c’è un “attore” che si sta disegnando un ruolo da protagonista in questa attività di scandaglio e di ricerca. È la Cina. Lo scrive la Reuters, in uno studio che ha incrociato documenti governativi e universitari cinesi, analizzando inoltre cinque anni di movimenti di 42 navi da ricerca attive negli oceani Pacifico, Indiano e Artico. Pechino “sta conducendo una vasta operazione di mappatura e monitoraggio sottomarino negli oceani, acquisendo una conoscenza dettagliata delle condizioni marine”. L’esplorazione dettagliata di uno degli habitat più vasti del pianeta – ma anche il meno conosciuto - che incorpora finalità diverse: in primo luogo l’individuazione di giacimenti minerari e di zone di pesca “sfruttabili”, ma anche la raccolta di dati e conoscenze che – scrive ancora l’agenzia - hanno una “potenziale applicazione militare”.
La molla che spinge la Cina è strategica. Se l'estrazione di materiali come le terre rare sulla terraferma è un processo ormai consolidato, lo sfruttamento delle risorse urta contro due fattori: l’esaurimento dei giacimenti da un lato, l'aumento esponenziale della domanda di risorse considerate essenziali per lo sviluppo economico, dall’altro. Secondo alcune stime, per fare un esempio, la domanda globale di nichel, cobalto ed elementi delle terre rare potrebbe raddoppiare entro il 2040.
Perché dunque i fondali marini? “L'oceano contiene una complessa combinazione di processi fisici, chimici, biologici e geologici che talvolta danno origine a forme commercialmente sfruttabili di un'ampia gamma di minerali. Ciò è particolarmente vero nelle profondità oceaniche, nelle aree intorno alle sorgenti idrotermali, dove fluidi caldi e ricchi di sostanze chimiche che fuoriescono dal fondale marino producono giacimenti potenzialmente preziosi”. Certo le difficoltà e le sfide legame all’estrazioni sono enormi. Tecnologiche e di sostenibilità economica, prima di tutto, ma anche “ecologiche”: è tutto da valutare il possibile impatto sugli ecosistemi abissali di tecniche di estrazioni “invasive” per l'ambiente marino e la biodiversità.
L’ibridazione delle finalità delle ricerche – strategiche e militari allo stesso tempo - è testimoniata dai movimenti delle navi, mappati dalla Reuters. Un esempio? La Dong Fang Hong 3, una nave da ricerca gestita dall'Università Oceanica, ha trascorso il 2024 e il 2025 navigando avanti e indietro nei mari vicino a Taiwan e alla roccaforte statunitense di Guam, e intorno a tratti strategici dell'Oceano Indiano, come mostrano i dati di tracciamento navale. Nell'ottobre 2024, ha controllato una serie di potenti sensori oceanici in grado di identificare oggetti sottomarini vicino al Giappone, e ha visitato la stessa area nuovamente lo scorso maggio. E nel marzo 2025, ha attraversato le acque tra lo Sri Lanka e l'Indonesia, coprendo le vie di accesso allo Stretto di Malacca, un punto di strozzatura critico per il commercio marittimo. I dati sugli abissi marini, raccolti dalla Dong Fang Hong 3, stanno fornendo alla Cina “un quadro delle condizioni sottomarine necessarie per impiegare i propri sottomarini in modo più efficace e dare la caccia a quelli dei suoi avversari”.
Un’altra conferma arriva dalla Cnn. La maggior parte delle navi impegnate nell’esplorazione delle acque profonde è legata a entità statali con collegamenti alla marina e fa regolarmente scalo nei porti di sua appartenenza militare. Si tratta, insomma, “di una strategia che sottolinea la politica cinese di fusione militare-civile, la quale sfuma il confine tra sviluppo civile e militare per promuovere l'obiettivo del leader cinese Xi Jinping di rendere la Cina una potenza marittima”. Anche negli abissi.

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