La marcia a piedi nudi di Reem e Yael per la pace contagia l'Italia (e non solo)
di Agnese Palmucci, Irene Funghi
La madre palestinese e quella israeliana hanno portato a Roma la “Barefoot walk”: «Migliaia di donne oggi stanno piangendo i loro figli morti. Ora basta». Grande corteo anche a Firenze. E nei prossimi mesi si replica in Europa

Si tolgono le scarpe, lentamente. Tutto intorno, in piazza del Popolo, il brusio dei turisti copre il silenzio solenne del momento. Prima Reem Al-Hajajreh, madre palestinese, con il viso contratto sotto il velo nero, poi Yael Admi, israeliana, con gli occhi lucidi e lo sguardo verso il cielo. Dietro di loro donne e madri, giovani e adulte, arrivate a Roma dall’Europa e dal mondo, per partecipare alla Barefoot walk: mothers’ call for Peace e lanciare un appello globale alla pace, a piedi nudi. La camminata, guidata da Reem e Yael, in rappresentanza delle loro organizzazioni candidate al Premio Nobel per la Pace, e sostenuta da Vital Voices, è partita ieri pomeriggio dall’Ara Pacis, simbolo antico di pace e prosperità, fino a raggiungere la Terrazza del Pincio. «Migliaia di madri oggi stanno piangendo i loro figli uccisi in Israele, Palestina, Libano, Iran – dice commossa la fondatrice di Women Wage Peace, tenendo la mano di Reem –. Non vogliamo che i nostri bambini siano uccisi, e non vogliamo che crescano per uccidere». La sua voce è esile, porta il peso di tutto il dolore vissuto e visto con i propri occhi. Quello di un fratello ucciso quando lei era solo una bambina. «È il momento giusto per la pace, è il momento delle donne – aggiunge, mentre la luce del tramonto le riflette sul viso –. Guardateci, sappiamo come fare per costruire speranza». Tramite l’appello Mothers’ call , «chiediamo che si ponga fine a questo spargimento di sangue in Medio Oriente, affinché le prossime generazioni vivano in sicurezza, libertà e dialogo», sottolinea Reem, madre di quattro figli, «e che le donne vengano ammesse nei negoziati per la pace». Oggi le due donne, che nella mattinata di ieri avevano partecipato anche alla conferenza organizzata dal network globale Women in International Security, incontreranno in Udienza papa Leone XIV, per consegnare anche a lui il loro appello, firmato da papa Francesco nel 2024.
Nel corteo verso il Pincio, Louise cammina abbracciata a suor Abir che arriva dal Libano e tiene gli occhi bassi. «Sono una ragazza francese – dice Louise, che porta al collo il fazzoletto verde e giallo della campagna – ed essere in marcia oggi è l’unico modo per dire: noi ci siamo, noi preghiamo per i fratelli che soffrono». Infatti non erano sole le donne che ieri hanno attraversato le strade di Roma. Contemporaneamente, in diversi Paesi del mondo, centinaia di altri attivisti per la pace sono scesi in piazza per portare il grido delle madri. A Gerusalemme, la cantante attivista Noa ha rilanciato l’appello in collegamento “virtuale” con Roma dal Jerusalem International YMCA. Nelle stesse ore, Firenze seguiva il corteo romano in diretta streaming in un’affollatissima sala del Centro internazionale studenti Giorgio La Pira assieme al rabbino capo della città Gadi Piperno, all’imam della comunità islamica Izzedin Elzir, all’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli e ai diversi rappresentati delle comunità religiose. Lì l’emozione con cui si è scelto di vivere il pomeriggio è stata forte, perché l’evento ha ricordato la vocazione alla pace di cui il sindaco venerabile Giorgio La Pira ha investito il capoluogo toscano. Le associazioni, i gruppi, i sindacati e le realtà che hanno aderito, infatti, sono state decine.
Il consolidato dialogo interreligioso che caratterizza la città ha reso possibile anche ciò che a Roma è stato faticoso realizzare: «Lì la mia comunità – ha detto Izzedin Elzir, palestinese di Hebron – non ha potuto partecipare, dobbiamo ancora camminare per costruire il dialogo. E denunciare insieme che i potenti del mondo non possono appropriarsi delle fedi religiose per commettere atti criminali». L’appello delle associazioni Women of the Sun e Women Wage Peace è stato letto in ebraico, arabo e italiano. Poi il pacifico corteo si è incamminato da piazza Santa Maria Novella a ponte Santa Trinita, dove, in ricordo delle persone che a causa delle guerre hanno perso la vita, ha lasciato cadere nelle acque dell’Arno dei fiori bianchi. Non prima però di leggere di nuovo pubblicamente l’elenco di tutte le realtà che hanno partecipato. «I video e le foto prodotte questo pomeriggio – è stato detto – verranno inviati alle associazioni promotrici per far sentire loro che Firenze c’è e a questi appelli risponderà sempre». Altri eventi simili verranno organizzati nei prossimi mesi in Europa e nel mondo, anche in concomitanza con i principali vertici internazionali tra cui il G7 in Francia a giugno.
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