Quei pellegrini rock con i The Sun nel deserto della Giordania

Quattro pullman italiani stanno attraversando il Paese svuotato dal vicino conflitto. Per ascoltare il silenzio della sabbia e delle pietre, e la musica che accompagna ogni rinascita
May 9, 2026
Quei pellegrini rock con i The Sun nel deserto della Giordania
Il gruppo di pellegrini italiani che sta attraversando il deserto della Giordania con i The Sun
Il deserto attorno. Di sabbia e di pietre. Ma anche deserto di presenze. Tranne la loro. Quattro pullman di italiani stanno attraversando la Giordania questa settimana. Sono pellegrini, non turisti. Questi ultimi, che da decenni a frotte prendono d’assalto Petra, Amman e il deserto del Wadi Rum, stavolta sono rimasti a casa. La paura della vicinissima guerra. Anche alcuni dei centoventi pellegrini prima di partire domenica scorsa in aereo da Fiumicino e da Malpensa avevano tentennato e stavano per rinunciare. La grancassa mediatica provoca detonazioni interiori. Ci ha pensato Francesco Lorenzi, il cantante e frontman del gruppo rock The Sun, a sedare questa incipiente ribellione emotiva alla ragione e al coraggio. Il gruppo da dodici anni organizza pellegrinaggi grazie al proprio fan club “Officina del Sole”. L’iniziativa si chiama “Un invito, poi un viaggio”, ma per la prima volta in una situazione bellica. In Terra Santa andarono in principio nel 2011 con un concerto per la pace a Betlemme. Oggi impossibile e impensabile. «Coraggio, io sono vivo e ogni giorno / Sempre fino a quando lotterò / Avrò un motivo e non è un miraggio», recita il primo singolo del loro ultimo album Fuoco dentro uscito l’anno scorso.
Ma non era un miraggio vedere mercoledì scorso questi 120 pellegrini attorno a un fuoco nel deserto del Wadi Rum fare catechesi e parlare e meditare sulle tentazioni di Gesù nei 40 giorni nel deserto, trovandosi proprio in quel luogo, su quella sabbia, su quelle rocce. Un impatto indicibile, in uno dei posti più potenti e suggestivi che si possano immaginare. Dove il vento sussurra cose nuove, mai udite prima. Nel deserto il silenzio è diverso, ha una eloquenza di cui non comprendiamo appieno l’entità e l’immensità. Da noi del resto il silenzio non esiste più. In quel deserto le anime potevano finalmente fare deserto attorno a sé. Soltanto le jeep schierate in lontananza avrebbero potuto minare quell’afflato di eternità. «Lì abbiamo cominciato a vedere la trasformazioni delle persone – ci confida Francesco Lorenzi -, un’esperienza di grande rinascita e il desiderio della confessione per riconciliarsi con Dio a partire dall’aver ritrovato se stessi». Quindi la musica. Il surplus di questo pellegrinaggio, perché l’anima che esulta lo fa cantando, per rifarsi a sant’Agostino.
Con le jeep nel deserto del Wadi Rum
Con le jeep nel deserto del Wadi Rum
Alla sera nel deserto intorno al fuoco i The Sun hanno suonato, in acustico, per i pellegrini. La grande esperienza di stare intorno a un fuoco ha un valore catartico potentissimo. Anche da noi con la civiltà contadina nelle nostre campagne si viveva questo ancestrale rituale al chiaro delle stelle. «I nostri nonni raccontavano che quello era un momento di sacrale comunione e con i racconti uscivano le condivisioni più profonde. Così anche l’altra sera l’obiettivo era di fare esprimere e condividere tra una canzone e l’altra sensazioni e momenti spirituali che magari durante il giorno erano stati sottaciuti o che si faceva fatica a comunicare. Sono uscite infatti bellissime e toccanti testimonianze. Un momento di esplosione delle verità interiori. In questo la musica gioca un ruolo molto importante, è un ponte, è catartica. Le parole e la musica sono compagne della vita. La musica ha un potere ostetrico straordinario».
Ad accompagnare i The Sun e i 120 pellegrini di tutta Italia e di tutte le età (compresi tre bambini di 4, 7 e 12 anni con i loro genitori) ci sono diversi religiosi. Il “padrone di casa” don Mario Cornioli, (sacerdote Fidei Donum della Diocesi di Fiesole in servizio al Patriarcato Latino di Gerusalemme, che in Giordania ha fondato la Ong Habibi per dare lavoro e dignità a profughi e rifugiati arabi cristiani), padre Gabriele Pedicino (priore provinciale d'Italia dell’Ordine di Sant Agostino, nonché direttore spirituale dei The Sun), don Tony Drazza (del segretariato Cei), don Michele Rogante (assistente nazionale dell’Unitalsi), don Giacomo Pompei (assistente dell'Università Cattolica del Sacro di Roma) e don Samuele Battistella.
La band rock The Sun in Giordania
La band rock The Sun in Giordania
Al fiume Giordano per tutti l’ora più solenne, con il rinnovo delle promesse battesimali laddove Gesù stesso ricevette il battesimo da Giovanni. Potente, prima ancora, l’emozione vissuta a Petra, spettacolare e sacra meraviglia del mondo. Lì il direttore del sito archeologico, un giordano sposato con una italiana, ha chiesto ai The Sun di suonare di notte davanti al Tesoro, il tempio Al Khazneh, raggiunto a piedi dai pellegrini con dei lumini in mano. Catarsi, preghiera e commozione. Oltre il tempo. Oggi sarà il commiato. Ad Amman, dopo la messa mattutina, saranno tutti ospiti di trenta famiglie di rifugiati cristiani iracheni vittime delle persecuzioni dell’Isis e di siriani scappati dalla guerra. Saranno anche loro stasera al concerto finale dei The Sun. Coraggio risuonerà per tutti, ma non sarà una esortazione, perché qui è la vita stessa a esigerlo ogni giorno. Sperando una pace.

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