Iran, il documento dei Pasdaran inviato a tutti gli agenti: la «guida» per infiltrare le proteste
di Nello Scavo
Centinaia i morti, per altre fonti migliaia. Ancora blackout internet. Mentre da Mosca trapelano notizie sull'eventuale piano di fuga degli ayatollah

Le raffiche sparate ad altezza d’uomo. Le scie di sangue nelle piazze mentre infuriano gli incendi. Le squadracce dei pasdaran che in moto circondano e brutalizzano i manifestanti trascinati nelle prigioni di regime. Mentre altri, come prova un documento ottenuto da “Avvenire”, vengono infiltrati nelle manifestazioni.
La repressione in Iran è asfissiante, mentre gli Stati Uniti minacciano un intervento militare che manca solo dell’ordine della Casa Bianca, dopo che caccia, droni e bombardieri sono stati dispiegati nelle basi americane in Europa e Medioriente. Il gruppo per i diritti umani “Hrna”, con sede negli Stati Uniti, ha dichiarato di aver verificato la morte di 648 persone - tra cui 69 membri delle forze di sicurezza - e l’arresto di 10.694 manifestanti dal 28 dicembre, primo giorno di proteste in piazza. Altre fonti non verificate parlano di un numero di contestatori uccisi quattro volte superiore, specie nelle aree più remote.
In quello che appare come il tentativo di guadagnare tempo, Teheran ha dichiarato che manterrà aperte le comunicazioni con gli Stati Uniti, proprio mentre il presidente Donald Trump valuta le risposte alla sanguinosa repressione. Il tycoon aveva fatto sapere che gli Usa potrebbero incontrare alti funzionari iraniani, ma che Washington è in contatto con l’opposizione agli ayatollah. Il controllo indipendente di questi dati è reso difficile dal blackout di Internet ordinato dagli ayatollah. A fatica si riescono a ottenere informazioni grazie alla rete satellitare, in particolare “Starlink” messo a disposizione dal network di Elon Musk. Tuttavia le forze iraniane sarebbero riuscite per la prima volta a disturbare anche il segnale satellitare. «Non voglio neanche pensare a cosa mi potrebbe accadere. Potrei essere accusato di spionaggio», ha detto alla “Bbc Persian” un iraniano che è riuscito a mettersi in contatto con il mondo esterno tramite Starlink. «Questo dolore e questa rabbia non dovrebbero essere nascosti. Il mondo dovrebbe sapere cosa ci sta succedendo», ha aggiunto prima che il segnale si interrompesse. In un video verificato dai media internazionali e risalente al 9 gennaio, si vedono decine di persone riunite presso il “Centro forense Kahrizak” di Teheran, in piedi davanti a file di sacchi per cadaveri scuri. Sui monitor vengono trasmesse le immagini dei cadaveri per facilitare il riconoscimento dei parenti. In una delle immagini si vede il volto tumefatto di un giovane senza vita indicato come il cadavere “055/250”, segno che in quella data solo nella periferia della capitale erano stati portati 250 corpi.
L’Iran non ha fornito un bilancio ufficiale delle vittime, ma attribuisce la responsabilità dello spargimento di sangue all’interferenza americana e a quelli che definisce «terroristi sostenuti da Israele e dagli Stati Uniti». I media statali hanno concentrato l’attenzione sulla morte dei membri delle forze di sicurezza, sorvolando sui manifestanti trucidati. Rivolgendosi lunedì a una grande folla di sostenitori in piazza Enqelab a Teheran, il presidente del parlamento Mohammad Baqer Qalibaf ha affermato che dall’inizio delle proteste sono state incendiate in totale 53 moschee e 180 ambulanze. E per aizzare contro i contestatori ha aggiunto che gli iraniani stanno combattendo una guerra su quattro fronti: «Guerra economica, guerra psicologica, guerra militare contro gli Stati Uniti e Israele e oggi guerra contro il terrorismo».
Il sistema di sicurezza non è compatto come il regime vorrebbe far credere. Ci sono notizie di militari che hanno rifiutato di sparare contro i contestatori e di arresti anche tra le forze di polizia. Una nota ottenuta da “Avvenire” e trasmessa dal comando delle “Guardie della rivoluzione”, i famigerati pasdaran, ordina ai servizi segreti di infiltrare massicciamente e con rapidità le fila dei contestatori: «In considerazione della crescente tensione dei raduni in tutto il Paese, le seguenti direttive, approvate nella riunione di comando di emergenza odierna, devono essere prontamente comunicate per l'attuazione alle cellule di intelligence e alle unità di operazioni psicologiche». I punti chiave sono tre. Primo: «Tutte le forze di intelligence sono tenute ad assumere l'aspetto e l'abbigliamento dei rivoltosi e a infiltrarsi nei raduni». Una volta scesi in piazza «dopo l'infiltrazione le forze di intelligence sono tenute ad assumere la leadership dei raduni». Infine, «le cellule di operazioni psicologiche sono tenute, essendo presenti ai raduni, a intonare slogan a sostegno della monarchia Pahlavi, come "Lunga vita allo Scià"».
Lo scopo non dichiarato è quello di spaccare il fronte di opposizione. I media di regime ripetono continuamente che sono americani e israeliani a volere imporre Reza Pahlavi, figlio del defunto scià, come loro emissario. La maggioranza dei contestatori non vede nella monarchia la soluzione, ma a questo punto cresce la percentuale di quanti sono disposti ad accettare un ritorno dello scià per riunire il Paese e uscire dall’epoca buia degli ayatollah.
Gli ambasciatori di Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia a Teheran sono stati convocati al ministero degli Esteri, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, e invitati a trasmettere ai loro governi la richiesta di Teheran di ritirare il loro sostegno alle proteste, ritenuto come «un’inaccettabile interferenza nella sicurezza interna del Paese». Una fonte diplomatica francese ha affermato che gli ambasciatori hanno espresso con forza le loro preoccupazioni.
Che la guida suprema Ali Khamenei e i suoi fedelissimi sentano mancare il terreno sotto ai piedi lo conferma una serie di informazioni dalla Russia, finora grande sponsor del regime. In una conversazione telefonica tra il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale russo, Serghei Shoigu, e il suo omologo iraniano, Ali Larijani, «le parti hanno concordato di continuare i contatti e di coordinare le loro posizioni per garantire la sicurezza», rende noto il Consiglio di sicurezza russo. Secondo il “Moscow Times”, mentre vengono pianificate in caso di emergenza le evacuazioni dei principali leader iraniani, sono iniziati anche i trasporti di riserve auree e denaro contante, come avvenuto con la caduta di Bashar al-Assad in Siria, volando sopra il Caucaso ed evitando gli spazi aerei controllati dalla Nato.
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