In Gran Bretagna il premier Starmer è sempre più solo. Ecco chi potrebbe prenderne il posto
Il primo ministro inglese ha ribadito di voler continuare a governare e ha sfidato gli oppositori interni al Labour, il suo partito. «Venite allo scoperto». L’ambizioso ministro della Salute, Wes Streeting, sarebbe pronto a dimettersi e ad aprire la crisi, lanciando la competizione per la nuova leadership

A Londra c’è chi è pronto a scommettere che la fine politica del premier Keir Starmer sia arrivata. Oggi, mentre re Carlo pronunciava a Westminster il discorso di apertura della nuova legislatura, si inseguivano insistenti voci di un piano pronto a scattare già giovedì per sfilargli la guida del partito travolto dalla disfatta elettorale di giovedì scorso. A ordirlo sarebbe l’ambizioso ministro della Salute, Wes Streeting, pronto a dimettersi e a dichiarare ufficialmente aperta la procedura di sfida alla leadership laburista.
I risultati delle elezioni locali sono stati una disfatta per il Labour che si è visto portar via da Reform Uk, LibDem e Verdi più 1.400 seggi. Starmer si è preso la responsabilità della batosta ma ha più volte chiarito di non voler mollare «per non lasciare il Paese in preda al caos». Martedì, in un tesissimo Consiglio dei ministri, ha ribadito: «Voglio continuare a governare». Consapevole delle manovre in corso per farlo fuori e, soprattutto, delle spaccature tra correnti interne, ha provocato: «Se volete sfidarmi, venite allo scoperto». Nessuno lo ha fatto. Ma potrebbe essere solo questione di tempo. Dal governo si sono dimessi quattro sottosegretari; i parlamentari che chiedono la testa di Starmer sono una novantina. La procedura che porta alla conferma o alla nomina di un nuovo leader si innesca, così prevede il regolamento, quando qualcuno, tra i candidati che ambiscono alla successione, dimostra di avere almeno 81 deputati dalla propria parte.
Streeting, 43 anni, cresciuto in una casa popolare di Tower Hamlet, a Londra Est, ex presidente di un sindacato studentesco, è uno di questi. Starmer lo ha incontrato per 16 minuti. Si è trattato di un «incontro di routine», ha tagliato corto un portavoce di Downing Street, ribadendo: «Il primo ministro ha piena fiducia in lui». La crisi ha reso surreale l’inaugurazione della nuova sessione parlamentare. Re Carlo, accompagnato dalla consorte Camilla, ha letto ai Comuni il discorso sulle priorità programmatiche dei prossimi 12 mesi dell’esecutivo Starmer presentando ben 37 nuovi disegni di legge. Ha annunciato, tra le altre, iniziative su sicurezza nazionale, aviazione civile, indipendenza energetica, relazioni economiche con l’Unione Europea, voto ai 16enni, riorganizzazione delle forze dell’ordine, identità digitale, revoca semplificata dello status di asilo e del titolo di Lord ai parlamentari coinvolti negli scandali. «Un’agenda di riforme radicali», ha sintetizzato il titolare del governo, durante il dibattito che è seguito in Aula, a rilanciare la sua agenda.
Ma la carrozza dei reali era ancora sulla via del ritorno, verso Buckingham Palace, quando due alleati di Streeting hanno dichiarato alla tv pubblica di essere convinti che la partita per la successione a Starmer verrà aperta giovedì. Il ministro della Salute pare avere fretta. Secondo gli addetti ai lavori, la sua premura è assicurarsi la nomination alla guida del partito prima che entri in gioco il sindaco di Manchester Andy Burnham, molto amato dalla sinistra britannica, tra i più favoriti oltre all’ex vicepremier Angela Rayner e al ministro per l’Energia Ed Miliband. Il limite di Burnham è che non è deputato ma, così si dice, avrebbe trovato un parlamentare disposto a rinunciare al proprio seggio per innescare un’elezione suppletiva lasciandogli il posto. A gennaio, l’occasione di riportare il primo cittadino di Manchester ai Comuni si era presentata quando è rimasto vacante il seggio di Gorton e Denton ma, allora, Starmer si oppose.
La crisi dei laburisti si aggrava di ora in ora. «Non è nell’interesse di nessuno vedere un partito sempre più diviso», ha richiamato all’ordine una nota diffusa dai vertici. Nel frattempo, l’organismo che vigila sulla condotta dei parlamentari ha formalizzato l’avvio di un’inchiesta su una donazione non dichiarata da 5 milioni di sterline a favore di Nigel Farage, il leader del partito, Reform Uk, contro cui il Labour, chiunque sia il proprio leader, dovrà vedersela.
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