Europa, Cina e diplomazia: così Rubio a Monaco ha aperto per la prima volta al dialogo
di Giulio Isola
Il segretario di Stato Usa alla Conferenza per la sicurezza di Monaco: «Non dobbiamo smantellare le istituzioni globali del vecchio ordine, ma riformarle. Usa e Cina possono collaborare in alcune aree. L'Onu? Non riesce a dare risposte». Standing ovation alla fine del suo discorso

Gli Stati Uniti «non cercano di dividere, ma di rivitalizzare un'antica amicizia». Lo ha sottolineato il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, che ha vestito i panni della "colomba" nel suo intervento questa mattina alla Conferenza di Monaco, un anno dopo il discorso aggressivo del vicepresidente JD Vance. Rubio ha mostrato per la prima volta un volto dialogante da parte della Casa Bianca.
Secondo il segretario di Stato americano, «non dobbiamo abbandonare il sistema di cooperazione internazionale che abbiamo creato, né smantellare le istituzioni globali del vecchio ordine che insieme abbiamo costruito. Ma queste devono essere riformate. Devono essere ricostruite. Ad esempio, le Nazioni Unite hanno ancora un enorme potenziale per essere uno strumento per il bene del mondo, ma non possiamo ignorare che oggi, sulle questioni più urgenti che ci troviamo ad affrontare, non hanno risposte e non hanno svolto praticamente alcun ruolo».
Gli Stati Uniti vogliono «un'alleanza rinvigorita che riconosca che ciò che ha afflitto le nostre società non è solo un insieme di cattive politiche, ma un malessere di disperazione e autocompiacimento. Non vogliamo che gli alleati razionalizzino lo status quo in crisi, piuttosto che fare i conti con ciò che è necessario per risolverlo ».
Rubio ha poi ricordato che l'Onu non è riuscito a «a risolvere la guerra a Gaza. Al contrario, è stata la leadership americana a liberare i prigionieri dai barbari e a instaurare una fragile tregua». Non solo: le Nazioni Unite «non hanno risolto la guerra in Ucraina, ci sono voluti la leadership americana e la partnership con molti dei Paesi qui presenti oggi solo per portare le due parti al tavolo delle trattative alla ricerca di una pace ancora sfuggente. Sono state impotenti nel limitare il programma nucleare dei religiosi sciiti radicali a Teheran. Ciò ha richiesto 14 bombe sganciate con precisione dai bombardieri americani B-2. E non sono state in grado di affrontare la minaccia alla nostra sicurezza rappresentata dal dittatore anarco-terrorista in Venezuela. Invece, ci sono volute le forze speciali americane per consegnare questo fuggitivo alla giustizia. In un mondo perfetto, tutti questi problemi e altri ancora sarebbero risolti dalla diplomazia e da risoluzioni forti. Ma non viviamo in un mondo perfetto».
Sul rapporto con la Cina, gli «interessi nazionali» di Washington «spesso non si allineano» con quelli di Pechino, ma «abbiamo un dovere nei confronti del mondo di cercare di gestirli nel miglior modo possibile, evitando ovviamente i conflitti». Stati Uniti e Cina «possono collaborare insieme in alcune aree per il bene comune».
Quanto al tema dell'immigrazione, «non è una preoccupazione marginale dalle scarse conseguenze», perché nella visione della segreteria di Stato americana, essa sta «trasformando e destabilizzando le società in tutto l'Occidente» ed è necessario «ottenere il controllo dei nostri confini nazionali». Non si tratta di «xenofobia. Non è odio. È un atto fondamentale di sovranità nazionale, e non farlo non è solo un'abdicazione a uno dei nostri doveri più basilari nei confronti del nostro popolo. È una minaccia alle nostre società e alla sopravvivenza della nostra stessa civiltà» ha detto Rubio
Al termine dell'intervento, c'è stata una standing ovation per Rubio. Introducendo una nuova sessione dei lavori, il presidente del Msc Wolfgang Ischinger ha chiesto a Rubio se «abbia colto il sospiro di sollievo in quest'aula mentre ascoltavamo quello che interpreterei come un messaggio di rassicurazione, di partenariato».
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