«Noi, palestinesi, dopo la guerra avremo il più alto numero di atleti paralimpici»

Le parole del presidente del Comitato olimpico palestinese, Jibril Rayoub, a Roma per la presentazione alla Camera del report sull’impatto del conflitto sullo sport: presenti il responsabile Sport del Pd Berruto, l'ex tecnico di serie A Ulivieri e l'ambasciatrice di Palestina
February 14, 2026
«Noi, palestinesi, dopo la guerra avremo il più alto numero di atleti paralimpici»
Da sinistra: Valerie Rose Tarazie Oly, Renzo Ulivieri, Ihab Abu Jazar, Jibril Rayoub, Mauro Berruto, Mona Abuamara, Dima Said
L’ironia è un esercizio complicato, specie quando non avrebbe diritto di cittadinanza, ma sa essere terribilmente efficace: «Ai prossimi Giochi rischiamo di avere la più grande delegazione di atleti paralimpici». Ecco, pur con tutta l’amarezza del caso, al presidente del Comitato olimpico palestinese Jibril Rayoub il tentativo riesce. I numeri invece sono un’altra cosa, restano freddi ma parlano altrettanto chiaro. Ieri alla Camera, su iniziativa del deputato e responsabile Sport del Pd, Mauro Berruto, Rayoub ne ha dato qualcuno presentando il report su “L’impatto dell’aggressione di Israele sul settore sportivo palestinese”. Sono 684 gli atleti uccisi in Palestina dall'ottobre 2023, distribuite in 34 federazioni. La Federcalcio è la più colpita: 374 decessi tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. Seguono l'Associazione Scout Palestinese con 54 vittime e la Federazione Karate con 31. L’impatto generazionale, data la natura delle vittime, è devastante: 178 atleti uccisi tra i 6 e i 20 anni, 143 tra i 20 e i 30 anni, ovvero nel pieno dell'attività agonistica. In 111 avevano più di 50 anni, comprese figure chiave della governance sportiva. E in tutto le vittime donne sono il 5% del totale.
Per le strutture non va meglio: nello stesso periodo sono stati distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania. Stadi, campi da calcio, palestre, sedi di club, tra cui l’Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952, tra i più antichi impianti della Palestina. I tempi di ricostruzione sono stimati in decenni. L’evento di ieri diventa allora un modo di offrire allo sport palestinese un palco d’eccezione, «la casa della democrazia in Italia», per dirla con Berruto, e di farlo «proprio mentre nel nostro Paese è accesa la fiamma delle Olimpiadi», visto che «la Carta olimpica richiama il rispetto dei diritti umani, della pace, della dignità e del diritto allo sport», e chi nega questi diritti «non può far parte della famiglia olimpica». L’atro omaggio agli atleti di Gaza e Cisgiordania arriva da mister Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione italiana allenatori di calcio, che consegna al Ct della nazionale di calcio della Palestina, Ehab Abu Jazar, il premio Panchina d'oro speciale dell’Aiac 2025. Un riconoscimento che però non cancella il paradosso richiamato dall’ex tecnico di Bologna, Napoli e Torino, il fatto che la Palestina «ha una Nazionale ma non uno Stato».
Da qui il grido dell’ambasciatrice di Palestina in Italia, Mona Abuamara, che chiede di non dimenticare il suo popolo, «specialmente in questi giorni in cui a Gaza va avanti, seppure lentamente» quello che definisce «genocidio». Lo stesso appello rivolto da Dima Said, ex calciatrice e portavoce della Federcalcio palestinese, e Valerie Tarazi, nuotatrice olimpica e membro dell’Olympic Council of Asia. Insomma è tempo che «la comunità internazionale mostri il cartellino rosso a Israele», riassume Rayoub, «perché le violazioni della Carta olimpica nei nostri confronti sono evidenti e il nostro sport è stato paralizzato».

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