La scossa di Merz alla Conferenza di Monaco: «Tra Europa e Usa si è aperta una frattura»
di Vincenzo Savignano, Berlino
I Grandi riuniti per il vertice sulla sicurezza. Il cancelliere tedesco replica all’affondo di un anno fa del vicepresidente Vance: «Il vecchio ordine mondiale è finito»

La Germania, l’Europa e i rapporti transatlantici sono ad un bivio. È questo il grande nodo da sciogliere alla 62esima edizione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. Raramente c’erano state così tante attese ed aspettative attorno a questo appuntamento, che da oltre mezzo secolo mette a confronto in Germania i maggiori esperti e protagonisti delle politiche di sicurezza, di difesa e di strategia politica di tutto il mondo. «L’ordine internazionale finora concepito, per quanto imperfetto possa essere stato, non esiste più nella sua forma precedente», sono le parole con cui il cancelliere Friedrich Merz ha iniziato il suo discorso con cui ha fatto gli onori di casa. «Lasciatemi iniziare con la scomoda verità: tra l'Europa e gli Usa si è aperto un divario» ha detto rispondendo idealmente a quanto detto un anno fa dal vicepresidente J. D. Vance a Monaco. Aveva ragione. «Le battaglie Maga non sono le nostre battaglie», ha aggiunto.
Un discorso sentito, accorato, preoccupato, colmo di avvertimenti ed allarmi: «Ricordiamoci che siamo il centro dell’Europa», ha sottolineato riferendosi al suo Paese, caduto in una profonda crisi economica con conseguenze anche politiche interne ed estere. Poi Merz ha anche messo in guardia da un mondo dominato dalle superpotenze: «La nostra libertà non è più semplicemente scontata, è minacciata. Chiunque voglia difendere la libertà deve essere disposto ad accogliere il cambiamento e anche a fare sacrifici. Noi tedeschi non agiremo mai più da soli», e quindi ha aggiunto: «Questa è la lezione permanente che abbiamo imparato dalla nostra storia. Affermiamo la nostra libertà insieme ai nostri vicini, alleati e partner». Poi, però, ha puntato il dito, non solo contro la Russia e la Cina, ma anche verso Washington: «Nessuno ci ha costretto all'eccessiva dipendenza dagli Stati Uniti in cui ci siamo ritrovati di recente». Le relazioni transatlantiche sono in crisi, ma a Monaco c’è senza dubbio l’intenzione di confrontarsi, come raramente è accaduto, anche da parte degli americani. Lo conferma la numerosa delegazione statunitense, arrivata oggi a Monaco di Baviera, composta da decine di membri del Congresso degli Stati Uniti, repubblicani e democratici, e guidata da Marco Rubio. Il Segretario di Stato americano ha incontrato Merz. Il capo del governo di Berlino nel suo discorso ha ribadito cosa divide al momento Germania e Stati Uniti: «Noi non crediamo nei dazi doganali e nel protezionismo, ma nel libero scambio. Restiamo fedeli agli accordi sul clima e all’Oms perché convinti che solo insieme potremo risolvere le sfide globali». Successivamente Rubio ha incontrato l‘omologo cinese Wang Yi, in un contesto di forte competizione tra le due grandi potenze. L’incontro tra i due funzionari avviene pochi giorni dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che avrebbe ospitato il presidente cinese Xi Jinping alla Casa Bianca per discutere, tra le altre cose, di questioni commerciali.
C’è grande attesa per il discorso di Rubio che terrà in apertura della seconda giornata. Il Segretario di Stato americano, secondo indiscrezioni, parlerà in modo approfondito dei cambiamenti geopolitici in corso, dei rapporti transatlantici ma anche di avversari comuni, come la Russia. «Il partenariato transatlantico ha bisogno di un’Europa più forte e siamo qui anche per capire come renderla più forte», ha sottolineato il presidente della Conferenza Wolfgang Ischinger. Con l'attacco della Russia all'Ucraina, il mondo è entrato in una nuova fase di conflitto tra grandi potenze. «La libertà non è più scontata», ha aggiunto il cancelliere nel suo discorso, mentre la sua voce si faceva più cupa e roca. «Servono forza e volontà, ma anche sacrifici. Subito». Poi un calcolo economico, che è anche un richiamo a maggiori investimenti nel settore della sicurezza e della difesa: «Il prodotto interno lordo della Russia ammonta a circa duemila miliardi di euro. Quello dell'Unione Europea è quasi dieci volte superiore. Eppure, l'Europa, oggi, non è dieci volte più forte della Russia». Merz vuole un’Europa più sovrana economicamente, tecnologicamente e militarmente: «Il nostro potenziale militare, politico, economico e tecnologico è enorme. Ma da tempo non siamo riusciti a sfruttarlo appieno».
Oggi è stato anche ribadito il no ad ambizioni nucleari tedesche o europee. Il ministro della Difesa del governo di Berlino, Boris Pistorius, non conta su un’alternativa all’attuale deterrenza nucleare della Nato. «Perché noi europei dovremmo avere interesse a mettere a repentaglio questa deterrenza nucleare, garantita dagli americani e che sembra destinata a rimanere tale?». In serata, pure l’intervento del presidente francese Emmanuel Macron, sempre in risposta un anno dopo a JD Vance, che ha chiesto una Europa più forte: «Noi siamo troppo timidi e non riusciamo a credere in noi stessi. Tutti dovrebbero ispirarsi a noi e smetterla di criticarci». E ha lanciato un appello ad «essere fieri di quello che è stato realizzato sul continente europeo». Non lontano dalla sede principale della conferenza ieri si è svolta una manifestazione che ha chiesto la fine del regime in Iran. Diverse centinaia di persone, con cappelli e gilet gialli, hanno gridato «No Scià, no mullah». Ma se da una parte protestavano contro il regime degli ayatollah, dall’altra, gruppi di manifestanti non erano contenti del coinvolgimento nella conferenza di Reza Pahlavi, il figlio in esilio negli Usa dello Scià di Persia. Domani, oltre a Rubio, è atteso l’intervento di Volodymyr Zelensky. «L’Europa ha bisogno di un’industria della difesa indipendente e forte, in partenariato con gli Stati Uniti. Credo che l’Europa debba essere autonoma, con solide garanzie di sicurezza», ha scritto ieri su X.
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