Che fine ha fatto l'Isis 10 anni dopo il Bataclan? Ha solo cambiato faccia

Nel 2024 sventati sul suolo europeo 18 attacchi jihadisti e altri 6 sono stati portati a termine. Ma il reclutamento e la penetrazione è soprattutto africana. Cosa che non “preoccupa” l'Occidente
November 13, 2025
Che fine ha fatto l'Isis 10 anni dopo il Bataclan?  Ha solo cambiato faccia
Bandiera dell'isis e munizioni sequestrate a Roma/ ANSA
Dieci anni dopo gli orrori del Bataclan, si declina in tanti modi la minaccia terroristica jihadista ispirata ai marchi storici dell’Isis e di al-Qaeda, entrambe meno dirompenti in Europa e Nordamerica rispetto al decennio scorso. Racconta l'ultimo rapporto dell'Europol che, nel 2024, sono stati sventati sul suolo europeo 18 attacchi di matrice jihadista e altri 6 sono stati portati a termine, con 5 vittime e 18 feriti; 289 sono stati gli arresti, meno che nel 2023, segno che prevenzione e reazione a monte restano comunque pervasivi. Dieci anni dopo il 13 novembre francese, la più parte degli attacchi è stata sferrata con armi bianche, prevalentemente coltelli, impugnati da lupi solitari, spesso giovani di età, ventisettenni di media.
C'è un'evoluzione dell'identikit del terrorista, spesso disadattato, socialmente non integrato o affetto da disturbi della sfera psichiatrico-cognitiva, radicalizzatosi su internet, rarissimamente eterodiretto. Dopo il crollo del califfato territoriale dello Stato islamico in Iraq e Siria, negli spazi euro-atlantici odierni sono scemati gli attacchi complessi e combinati, di commando organizzati, ben armati e addestrati, adusi a tecniche militari, a impiegare esplosivi e armi d'assalto, spesso veterani di campi di battaglia e di lunghi tirocini di apprendistato. La stessa al Qaeda centrale avrebbe un nucleo odierno di 20-30 uomini, lontana parente dell'organizzazione vitale imbastita fra gli anni 1990 e i primi del secondo millennio da Osama Benladen. Un'al-Qaeda che era all'epoca centripeta, capace di gestire, sostentandoli, flussi di volontari copiosi che arrivavano in Afghanistan dalle terre mediorientali e nordafricane, con un circuito bellico completo, che andava dal reclutamento al trasporto nella zona di guerra, dall’armamento all’addestramento, passando per la logistica. Sopravvivono tuttora i campi di addestramento, rinati in 12 province della seconda era taleban. Ma la capacità di attacchi oltreconfine, coordinati dal centro contro obiettivi occidentali sembra venuta meno, come la preoccupazione. Almeno per ora. In molti paesi europei sono nate nuove strutture e servizi antiterrorismo, a partire dal servizio nazionale francese per le indagini amministrative e l'ufficio centrale per l'intelligence carceraria, che illuminano vecchie zone d'ombra, di potenziale proselitismo. Le agenzie spionistiche sono state rinvigorite da cure monetarie e da nuovi analisti: anche gli 007 interni hanno cambiato volto, aprendosi spesso a civili provenienti dalle università. Si sono affinate le tecniche di addestramento e potenziate armi e protezioni dei reparti di primo intervento delle forze di polizia. Si integrano sistematicamente le lezioni apprese, per affinare strumenti preventivi e pratiche, capacità investigative e analitiche, sotto l'egida del coordinamento nazionale d'intelligence e di contrasto al terrorismo. Ricca è anche la banca dati investigativa sul terrorismo islamico dell'Europol, che fornisce un valore aggiunto allo scambio di informazioni fra le forze di polizia dei vari paesi, integrate in ambito interdisciplinare, per galvanizzare un'attività d'intelligence che si declina in tanti strumenti di analisi, cooptanti una pluralità di elementi chiave per le indagini investigative, dai numeri ai tabulati telefonici, dagli indirizzi ai mezzi di trasporto, dagli scritti ai documenti ufficiali, dalle transazioni bancarie, ai metodi di pagamento, ai conti correnti.
L'Occidente che sta tornando a riconfigurarsi per la guerra convenzionale fra avversari simmetrici dovrebbe non dimenticare che il terrorismo jihadista continua a covare, latente, mai da sottovalutare, come ricordano le oltre 140 vittime nella Mosca del 2024, al Crocus Hall, a riprova che lo sviluppo tecnologico permette ai terroristi di pianificare, coordinarsi e colpire oltre i confini precisi di uno Stato, reclutando, operando, raccogliendo e promuovendo una visione più o meno globale. Un terrorismo jihadista dal volto cangiante, dilagante a seconda dei teatri d'azione, simile a un'idra strutturata orizzontalmente più che verticalmente, con cellule, franchising, organizzazioni clandestine e gruppi armati attivi soprattutto nel Corno d'Africa, nel Sahel e in Africa occidentale, declinati in molteplici sigle, con agende e ideologie locali più che globali, gerarchicamente autonome, sopravviventi alla decapitazione delle leadership centrali. Soprattutto dotate di longevità perché animate da una mobilitazione intorno a cause politico-economico-sociali rispecchianti esigenze concrete di parte della popolazione autoctona. Un terrorismo che usa messaggerie criptate e criptovalute per eludere i controlli e che studierà il modo di integrare nel modus operandi lo strumento tatticamente rivoluzionario dei nuovi campi di battaglia: i droni, in certa parte sfuggenti ai mezzi di contrasto.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA