C'è una “talpa” di Mosca nell’Ue: l'Ungheria ammette i contatti segreti con la Russia
di Nello Scavo
Il ministro degli esteri ungherese, dopo le prime smentite, conferma di avere regolarmente informato il Cremlino «prima e dopo» i vertici Ue il suo omologo Lavrov.

La spia venuta dal Danubio ha offerto a Mosca un punto d’ascolto dall’interno del Consiglio Ue e della Nato. Per anni il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha fatto da ripetitore in tempo reale. Sotto l’ombrello di Viktor Orban.
Dopo aver provato a smentire, accusando il Washington Post di aver pubblicato una notizia falsa, alla fine lo stesso Szijjarto ha ammesso di aver mantenuto contatti regolari con Mosca. «Parlo non solo con il ministro degli Esteri russo, ma anche con partner americani, turchi, israeliani e serbi, prima e dopo le riunioni del Consiglio», ha confermato il capo della diplomazia ungherese, senza chiarire il contenuto di quei colloqui, che avvengono «prima e dopo le riunioni» a porte chiuse.
A Bruxelles tutti sospettavano da tempo. Almeno dal 2019. Il premier polacco Donald Tusk, già presidente del consiglio Ue dal 2014 al 2019, ha rivelato che già all’epoca del suo mandato la Lituania aveva chiesto l’esclusione della delegazione ungherese da una riunione Nato, temendo che i delegati di Budapest fossero lì per riferire al Cremlino.
Durante le pause dei vertici europei Szijjártó chiamava l’omologo russo Sergei Lavrov, per aggiornarlo su discussioni riservate in corso. Nel corso dei preparativi del vertice di Vilnius del 2023, nel pieno della guerra in Ucraina, gli ungheresi sarebbero stati tenuti lontani dai dossier più sensibili. Segno che in alcuni ambienti dell’Alleanza c’era chi aveva già individuato le talpe.
Quando manca meno di un mese al voto in Ungheria, con i sondaggi che mostrano come il premier Orban non navighi più con il vento in poppa, queste notizie avevano inizialmente provocato smentite che al contrario delle intenzioni suonavano come conferme. Mosca gli è corsa in aiuto, peggiorando le cose. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha riconosciuto «i meriti dei leader ungheresi, che negli anni hanno onestamente dichiarato di non seguire le direttive della Russia o di chiunque altro, di difendere gli interessi del loro Paese e di agire nel migliore interesse del loro popolo».
Viktor Orbán ha disposto un’indagine. Non contro il suo loquace ministro, ma per individuare chi lo avrebbe intercettato illegalmente. E nell’Ungheria dei contrappesi sempre più logorati, suona come una piena legittimazione della linea segreta con gli uomini di Putin.
Alcuni giornalisti investigativi ungheresi, regolarmente bersagliati dal governo, sono venuti in possesso di trascrizioni delle conversazioni tra Szijjártó e il russo Lavrov. Budapest non ne ha smentito nel merito il contenuto. Come quando, il 14 febbraio del 2020, rivolgendosi all’omologo russo l’esponente ungherese avrebbe chiesto a nome di Orban alcune azioni della Russia per favorire l’elezione in Slovacchia di un governo socialdemocratico. «Capisco che possa sembrare strano da parte di conservatori ungheresi, ma noi - avrebbe detto Szijjártó - stiamo puntando sui socialdemocratici perché sono l’unica forza razionale nel panorama politico slovacco e gli unici che agiscono senza interferenze straniere». Davanti alla disponibilità di Lavrov perché Mosca mostrasse di sostenere i leader indicati da Budapest - poi sconfitti ma tornati al potere meno di tre anni dopo - , Szijjártó avrebbe replicato sottolineando «quanto sia importante per noi che la coalizione in Slovacchia continui. Se non dovesse continuare, non ci sarebbe alcuna speranza per una cooperazione pragmatica nell’Europa centrale e perderemmo molto». Mosca, in altre parole, avrebbe perso i suoi Cavalli di Troia nell’Ue. Nelle scorse settimane Budapest ha usato il diritto di veto per bloccare l’approvazione del prestito Ue da 90 miliardi per sostenere la difesa di Kiev dall’attacco russo, concedendo così a Mosca spazio e tempo per continuare la guerra. In serata il polacco Tusk, prima accusato di aver creduto alla “fake news” dei media si è preso la rivincita con una dichiarazione: «Il ministro degli Esteri di Orban ha confermato di aver sistematicamente informato Mosca su ciò di cui i leader dell’Ue discutevano a porte chiuse. Che vergogna».
La sorte politica di Orban potrebbe risentire di questa maldestra spy-story. Sempre secondo il Washington Post, a Mosca stavano pensando a come dare una mano al premier magiaro, facendogli recuperare consenso. Tra le ipotesi raccolte, la simulazione di un attentato. A sostegno del premier uscente, prima che arrivasse la conferma delle accuse di “spionaggio” in accordo con la Russia, erano arrivati a Budapest alcuni esponenti europei a supporto dei “patrioti” ungheresi. Tra loro il vicepremier italiano Matteo Salvini.
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