A Messa col terrore di essere uccisi: la Pasqua “blindata” dei cristiani della Nigeria
Sfilza di attacchi durante la Settimana Santa negli Stati centrali, dove i battezzati sono la maggioranza. Strage nella domenica delle Palme a Jos: quaranta gli uccisi

Presi di mira soprattutto durante la Quaresima e la Settimana Santa. I cristiani di alcune regioni della Nigeria come il Plateau State, al centro tra sud cristiano e nord islamico, quando hanno potuto, hanno celebrato i riti pasquali al massimo di pomeriggio per paura di venire uccisi dai terroristi. Il Paese africano più popoloso e insicuro, secondo il rapporto Open doors è uno dei più pericolosi per i cristiani. Papa Leone parla di persecuzione, alcuni vescovi di genocidio, tesi ripresa da Donald Trump che il 25 dicembre scorso fece bombardare alcune basi di terroristi nello stato settentrionale del Borno. I cristiani sono particolarmente esposti ad attacchi mirati da parte di militanti islamisti come i combattenti Fulani, Boko Haram e Iswap. Durante la Settimana Santa dell’anno scorso, nella diocesi di Pankshin, i terroristi Fulani attaccarono diversi villaggi cristiani uccidendo 126 persone tra uomini, donne e bambini e provocando circa 7mila sfollati in 20 giorni. Il vescovo Michael Gokum ricorda che i giorni dell’orrore si sono ripetuti la notte della domenica delle Palme. «La mia diocesi – denuncia – è nello Stato di Plateau, al centro della Nigeria, a maggioranza cristiana. A Jos, la diocesi limitrofa, quaranta persone sono state uccise in un attacco armato». L’assalto, dicono i testimoni, è avvenuto vicino all’Università. Un gruppo di motociclisti armati in abiti mimetici hanno attaccato sia zone residenziali che spazi pubblici, lasciando sul terreno decine di vittime. Tra cui donne, bambini e studenti universitari. «Ho detto ai sacerdoti e alle comunità – prosegue Gokum – che i riti pasquali per precauzione andavano celebrati al pomeriggio dove era possibile. Nelle parrocchie dei villaggi rurali assaltati negli anni scorsi i Fulani non hanno consentito ai sacerdoti di accedere alle chiese, molte comunità sono sfollate e distrutte. Il massacro della domenica delle Palme evidenzia il fallimento delle misure di prevenzione e la persecuzione dei cristiani. Le comunità del Plateau chiedono una presenza statale costante che garantisca il diritto fondamentale di vivere e professare la propria fede. Siamo vicini alle elezioni e i politici fanno solo promesse e passerelle». Scetticismo condiviso anche dal vescovo dello Stato sudorientale di Ondo, a maggioranza cristiana, Jude Ayodeji Arogundade, che descrive il genocidio.
«La nostra città, Akure, è invasa. Stanno arrivando persone sconosciute, da dove vengono? E il governo dice di non sapere nulla», ha affermato nell’omelia della domenica delle Palme all’indomani del rapimento di tre persone avvenuto sabato 28 marzo presso un centro di salute integrata. A causa di questo nuovo episodio di violenza, i servizi sanitari statali rischiano di essere interrotti per la minaccia di boicottaggio dei turni notturni di infermieri e ostetriche. Arogundade ha rivolto un appello alle autorità statali e federali per garantire la sicurezza dei cittadini minacciata da “strani individui” che «si stanno impadronendo di posizioni strategiche sotto gli occhi di tutti che guardano impotenti fino a che non iniziano a colpire e ad uccidere». Senza nominarlo, il vescovo di Ondo ha criticato il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Olufemi Oluyede, che aveva definito i criminali che operano in Nigeria “figliol prodighi” sperando così nel loro pentimento. «Ma il figliol prodigo della Bibbia non uccise il padre né il fratello per impossessarsi dei beni», ha sottolineato Arogundade, che ha concluso invitando i fedeli alla preghiera. «Allo stesso tempo il governo deve assumersi le proprie responsabilità. Anch'io una volta dubitavo che si trattasse di un genocidio. Sta succedendo invece e si sta diffondendo a macchia d'olio».
E un nuovo allarme per possibili, ulteriori assalti di pastori Fulani nel nord-est della Nigeria è stato lanciato dalla diocesi di Wakuri deve è stata assalita la St. James the Great Catholic Church ad Adu. La diocesi sottolinea che l’insicurezza causata dai terroristi Fulani sta aggravando le condizioni delle popolazioni dell’area, dove gli assalti hanno provocato oltre ottanta morti, numerosi feriti, oltre duecento comunità e chiese distrutte e più di 90mila cattolici sfollati. «Non cediamo all’odio - conclude Gokum -, ma chiedo ai nostri fratelli e sorelle di non dimenticarci in questa Pasqua».
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