La trascuratezza
non è «cosa ‘e niente»

Le parole affettuose di papa Leone a Napoli. E quell'invito a prendersi cura di ogni briciola della propria vita
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June 10, 2026
La trascuratezza
non è «cosa ‘e niente»
Papa Leone XIV in piazza del Plebiscito a Napoli a bordo della Papamobile, l'8 maggio /Ansa
Portiamo ancora negli occhi e nel cuore le immagini di papa Leone XIV a Pompei e a Napoli, ma soprattutto le sue parole dirette, efficaci, affettuose; e i suoi gesti, da quelli sobri e solenni della liturgia, a quelli via via più spontanei, per certi aspetti piacevolmente sorprendenti. Insieme al tono di voce, a tratti potente, ma anche delicato, commosso, divertito, papa Leone XIV ha donato a tutti, vicini e lontani, un profilo verace, autentico, come molti non avevano ancora colto, ma che si lasciava già intravedere da quella sera dell’8 maggio del 2025. Due visite di poche ore, ma che possono lasciare una traccia profonda in un popolo ben disposto a lasciarsi raggiungere anche solo dall’ombra di Pietro, sfidando attesa, imprevisti, fatiche, a volte pregiudizi non sempre favorevoli di alcuni sapientoni.
Ma vorrei attirare la vostra attenzione su un passaggio molto semplice, casalingo direi, che il papa ha fatto nel Duomo di Napoli. Ad un certo punto, raccomandando di imitare l’atteggiamento di Gesù che si prende cura dei suoi discepoli, ha parlato del suo opposto, della trascuratezza: da quella esterna – strade, angoli della città, aree comuni, quella delle periferie – fino a richiamare le situazioni in cui « è la vita stessa ad essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignità ». Poi, come volesse raccomandare ancor più l’importanza del prendersi cura, ha chiesto di soffermarsi, prima di tutto, sull’importanza della cura interiore, « che è cura del nostro cuore, della nostra umanità e delle nostre relazioni ».
È vero che si è rivolto innanzitutto a coloro che nella Chiesa hanno un ruolo di responsabilità, un servizio di governo, una speciale consacrazione, ma mi pare importante che questo passaggio possa essere di stimolo a tutti, facendone impegno pedagogico quotidiano. E per rieducarsi sempre più ad uno stile di “cura”, è necessario, appunto, individuare e combattere il suo contrario – agere contra -, la trascuratezza.
La trascuratezza, comunque si esprima e qualunque ambito di vita investa, non fa bene, anzi, fa male. Soprattutto quando è abitudine, stile di vita. Tra l’altro essa può indicare i primi segnali di disagio, quando non di patologia, sia che tocchi la persona, sia che invada addirittura il corpo ecclesiale come la comunità civile. La trascuratezza, invece, per tanti «è cosa ‘e niente», volendo prendere a prestito l’espressione del dialetto napoletano risuonata dinanzi al Papa in piazza Plebiscito da un monologo di Eduardo De Filippo. E così, « a furia ‘e dicere “è cosa e niente”, siamo diventati cos’e niente io e te ».
Se trascuri il tuo cuore, la tua interiorità, i tuoi sentimenti… oggi, domani, e poi ancora… non sarà cosa da niente. Se trascuri i tuoi sogni più belli, i desideri e i progetti per una vita insaporita dall’amore accolto e donato gratuitamente, « nun è cosa ‘e niente ». Se trascuri ciò che ciò che ti fa essere “umano” con gli esseri umani e con l’universo intero, non sarà “ cos ‘e niente ”. Se trascuri quanto è importante per le tue relazioni affettive, come per quelle professionali o istituzionali, non è cosa da niente. Se trascuri di chiedere aiuto o di aiutare; se trascuri la preghiera, l’eucaristia, la confessione, la fraternità, riflettici: “ nun è cosa ‘e niente ”. Non trascurare nessuna briciola della vita, da quella tua più intima a te di te stesso, dove abita Dio, a quella che ti circonda, ma di tutte prenditi cura. Altrimenti , « a furia ‘e dicere “è cosa e niente”, siamo diventati cos’e niente io e te ».
Sacerdote, psicologo-psicoterapeuta

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