Più spazio ai laici, strutture più vive, annuncio dell'abc del Vangelo: così cambia la Chiesa italiana

di Agnese Palmucci, Roma
La Cei pubblica le Linee di orientamento che, attingendo al Cammino sinodale, indicano le priorità da mettere in agenda per il cammino dei prossimi anni. Obiettivo: riconnettere fede e vita, spiritualità e carità, carismi e servizi
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June 10, 2026
Roma, 16 novembre 2024: i lavori della prima Assemblea sinodale della Chiesa in Italia / SICILIANI
Roma, 16 novembre 2024: i lavori della prima Assemblea sinodale della Chiesa in Italia / SICILIANI
Riconnettere la vita al Vangelo, rimettendo al centro il primo annuncio, e ridare valore all’esperienza comunitaria, in una società sempre più individualista. Poi ripensare la “corresponsabilità differenziata” in parrocchia e in diocesi coinvolgendo i laici nei ruoli di responsabilità, e aprire alla possibilità di riconfigurare le strutture ecclesiali, dai territori agli organismi della Conferenza episcopale. Sono queste quattro priorità, in breve, ad emergere dal documento «”Radicati e costruiti in Cristo”. Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia», pubblicato stamattina dalla Cei e approvato dai vescovi italiani durante l’82° Assemblea generale svoltasi a maggio. Un testo, come scrivono i presuli nell’introduzione, che «non sostituisce il Documento di sintesi» e neppure «intende sovrapporsi al discernimento delle Chiese locali», ma che è stato pensato per indicare alcune urgenze «che dovranno illuminare la vita ecclesiale» nei prossimi cinque anni.
L’impegno fondamentale, preso dai vescovi con l’approvazione del testo, è definito dalla Lettera ai Colossesi da cui il documento parte: occorre, prima di tutto, essere cristiani «radicati, costruiti su di Lui e saldi nella fede» (Col 2,7), per «riportare al centro il dono della fede». L’altro punto di partenza, nella rilettura globale del Documento di sintesi, è il «nesso tra sinodalità e missione», perché, scrivono nel capitolo introduttivo, «solo la corresponsabilità differenziata dei cristiani può consentire un discernimento e un impegno adeguati». Proprio riguardo alla “pratica” della sinodalità, mette in guardia la Cei, occorre anche vigilare affinché «alcuni “dinamismi mondani” non si insinuino nelle stesse comunità cristiane, magari proprio in nome di una visione distorta di sinodalità». Infine, l’ultimo «denominatore comune nelle riflessioni» è la percezione sempre più chiara «che la società civile non fa più normalmente riferimento al Vangelo nel suo vivere quotidiano».

Riconnettere la vita al Vangelo

Il documento individua come prima priorità la necessità di rimettere al centro la fede «vissuta, trasmessa e celebrata». Bisogna, però, fare attenzione ad alcuni fenomeni che segnano un’importante rottura con il passato. Alcune «forme di trasmissione della fede su cui ancora contiamo» non sono più adeguate, scrivono, «soprattutto con i giovani e con gli adulti». La fede in Cristo, infatti, oggi «non può più essere data per scontata», e il kerygma, «l’annuncio principale» (EG 164), è il centro da cui ripartire per il rinnovamento ecclesiale. Proprio la «conversione missionaria della pastorale» aiuterà le comunità «a proporre percorsi di primo o di secondo annuncio agli adulti che incrociano la vita della parrocchia, fondati su un approfondimento del kerygma nella propria situazione di vita», si legge ancora nel primo capitolo. Tale attenzione «richiede la creazione di contesti ospitali di ascolto e di narrazione adulta della fede» e un coinvolgimento maggiore dell’intera comunità nei processi di iniziazione cristiana. Il Cammino sinodale, infatti, ha mostrato anche l’urgenza «di rinnovare la forma delle parrocchie», perché diventino sempre più i luoghi di una «corresponsabilità differenziata», e si trovino modi sempre più evangelici «di rapportarsi tra uomini e donne, di articolare autorità e partecipazione, di valorizzare carismi e ministeri». Questo tenendo conto anche del «rinnovamento profondo delle comunità cristiane», del «calo numerico dei presbiteri e di coloro che partecipano convintamente alla vita comunitaria». La trasmissione della fede, poi, è «evidentemente e inscindibilmente radicata nella testimonianza della carità cristiana», che deve spingere i credenti ad essere «presenza profetica» negli ambienti di vita, fuggendo la tentazione di chiudersi in una spiritualità individualista. Perché la Chiesa in Italia ha bisogno di cristiani impegnati nel mondo, dalla politica, alla scuola, dall’economia al volontariato. Non meno importante è lo sprone a valorizzare la forma comunitaria della vita ecclesiale, che oggi rappresenta «un’autentica profezia rispetto allo sfilacciamento dei legami interpersonali che contrassegna la società civile».

Riconfigurare la Chiesa sul territorio

Una seconda linea di orientamento riguarda la «riconfigurazione coraggiosa della Chiesa sul territorio». Troppo spesso negli ultimi anni, scrivono i vescovi, i territori abbiano risposto in «ordine sparso» a questa esigenza, e lo si osserva anche dal linguaggio non univoco usato per definire la collaborazione tra le parrocchie, come ad esempio il termine “Unità pastorale”, che si riferisce spesso a realtà molto diverse tra loro. «È necessario cogliere questo momento di passaggio - proseguono - quale occasione non solo per verificare se sia possibile ricercare modelli di presenza sul territorio condivisi ma, più radicalmente, per rispondere all’urgenza di riconfigurare le comunità cristiane». A partire da ciò, è importante «favorire la comunicazione delle pratiche di riconfigurazione delle comunità cristiane messe in atto nelle diverse Chiese», tentando di collaborare tra più parrocchie in alcuni ambiti della pastorale. Ciò potrà «sostenere una visione rinnovata della parrocchia, intesa come “comunità di comunità” variamente configurata». Sempre ribadendo la necessità di una “corresponsabilità” sempre maggiore, i vescovi sottolineano l'importanza di ripensare e promuovere gli Organismi di partecipazione. Pertanto, scrivono, «risulta realmente prioritario nella vita delle Chiese in Italia dei prossimi anni che tali Organismi vengano sviluppati e siano effettivi, a livello parrocchiale e diocesano». In tutto questo si fa sempre più urgente anche l’impellenza della «pluri-ministerialità». Proprio il servizio di tanti laici, che si assumono la responsabilità di ministeri, «è indispensabile» per il buon andamento della comunità cristiana.

La “corresponsabilità differenziata” dei battezzati

Un’altra linea di orientamento per le Chiese in Italia riguarda la riflessione sui «ministeri battesimali» più necessari e su quali «possano essere eventualmente istituiti, oltre a quelli già previsti dalla Cei». Questo potrà favorire l’uscita «da una forma ecclesiale in cui risulta riconoscibile solo il ministero del sacerdote», in cui il ministero del presbitero e a volte quello del diacono, appaiono come gli unici esistenti. Invece la corresponsabilità «apre all’esperienza di “diaconie pastorali”», per «un lavoro di squadra» tra sacerdoti, diaconi, laici e consacrate.

Rivedere le strutture della vita ecclesiale

Il percorso degli ultimi anni ha evidenziato che «sinodalità e collegialità episcopale sono distinte e, tuttavia, interconnesse», dicono ancora i vescovi. Il tempo è maturo per domandarsi «quali forme permettono di realizzare al meglio la collegialità episcopale e di verificare se le strutture esistenti siano le più adatte a esprimere l’indole missionaria della Chiesa». Proprio alla luce del Cammino sinodale, l’Episcopato è chiamato a rivedere l’esercizio delle funzioni della Conferenza episcopale italiana e delle Conferenze episcopali regionali, e a riflettere sulle attuali Commissioni episcopali «verificando la possibilità di integrarle con altri membri (non vescovi) e di trasformarle, perciò, in “Commissioni ecclesiali”». Stesso vale per le diocesi e le parrocchie, per le quali occorre «immaginare modi nuovi di gestire e amministrare le strutture esistenti». Non si tratta di cancellare il passato, spiegano, o di inventare nuove strutture, «ma di creare le condizioni idonee per coniugare la trasmissione della fede e l’annuncio del Vangelo con le attese degli uomini e delle donne di oggi».

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