L'inspiegabile mistero nel tragico gesto della madre di Catanzaro
La donna volata dal terrazzo con i tre figli ci mostra che il male sfigura, storpia anche la figura più sacra, la madre. Il male esiste, e fa più notizia del bene appunto perché noi siamo fatti per il bene...

Le madre non buttano i figli dal terrazzo, Le madri, se sono madri, non si buttano nella morte con i figli. E allora cosa era diventata questa povera, sventurata donna? Cosa l'ha sfigurata fino a questo punto? Le indagini sul terribile fatto di Catanzaro forniranno elementi, studieranno indizi. Ma il fatto resta nella sua imponente tragica inspiegabilità. Il male sfigura, storpia anche la figura più sacra, la madre. Il male esiste, e fa più notizia del bene appunto perché noi siamo fatti per il bene, viviamo in mezzo a un sacco di bene, a miliardi di madri che curano i propri figli. Che li amano e darebbero la vita per loro. E dunque il male ci colpisce come uno schiaffo. Come una brusca interruzione del bene. Vale per una guerra che inizia, vale per un gesto così oscuro. Già gli antichi nella figura di Medea misero in scena la madre oscurata dal male che compie il figlicidio. In quel caso il male prese forma di vendetta verso il marito.
Accade, ma anche una spiegazione del genere non esaurisce il mistero. E non lo esaurirà mai, anche se di questo incredibile fatto ci verranno dati moventi, veri o presunti, acclarati o seminascosti. Ma il fatto è che nessuna motivazione può spiegare quel gesto. Nessuna. E se anche i media - accanto all'onesto, necessario lavoro di indagine degli inquirenti - si getteranno come sempre, accanitamente, senza pudore, a offrire alle morbose curiosità dettagli e ricostruzioni, sfruttando la fascinazione del tremendo che tutti ci abita, ecco, nemmeno i media spiegheranno fino in fondo. Non riusciranno.
Questo volo dal terrazzo di Catanzaro rimarrà come una cascata di ghiaccio, una pietra accecante. E la presenza del male, dell'inspiegabile, aleggerà come inquietudine sui nostri volti, sullo sguardo che daremo ai nostri figli. Non li abbiamo buttati dal terrazzo. Non ci abbiamo mai pensato. E allora, dunque, cosa porta a quel gesto? La follia, diranno. O un raptus. O la depressione, diranno. Come sempre si dice in casi simili, quando il male mette disordine nella nostra pigra distinzione tra quel che è evidentemente bene e quel che è evidentemente male. Che una madre faccia così confonde le acque. Fino a dove puo spingersi il male a rubare territorio al bene, a quello più naturale, materno, ovvio, universale ? Il male affonda le sue radici in un mistero. Mistero irriducibile, come dicevano Baudeleire e Dostoevskij. Plotoni di psicologi potranno dare nome a disturbi, a dinamiche, ma mai rispondere alla domanda: perché accade questo? Che è la domanda che accompagnerà il padre sventurato, e la bimba che speriamo sopravviva. E noi, se non ci distrarremo subito. La domanda precipizio, la domanda in cui ci si può perdere. Il fatto è che al mistero del male non possiamo opporre i nostri piccoli ragionamenti, le inutili teorie. Ma solo il gesto, umile e però deciso, di invocare il Mistero del Bene. E di servirlo.
Come il male infatti appare in ultima analisi come un mistero, una forza a cui certo puoi condiscendere, ma la cui origine persino in noi stessi a volte fatichiamo a decifrare, così anche il bene viene da un mistero vasto e stupefacente. Un Mistero del bene che chiede di aderire ai suoi inviti. O forse pensiamo che non esistano il male e il bene? Pensiamo che siano solo stupidi nomi arcaici usati da gente ingenua? Cosa differenzia una vita scontenta da una lieta? Forse pensiamo di non avere i criteri per riconoscere male e bene? Siamo insomma tutti come lei, sul terrazzo, a non distinguere cosa è buono o terribile? Oppure siamo tutti sul ciglio di un mistero che esige rispetto, invocazione, e quotidiana decisione?
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