«Ciao mamma, adesso parto io»: l'Erasmus dei bambini (già a 10 anni)

Anche le scuole primarie e medie inferiori partecipano al programma di mobilità europea. Dal 2021 sono partiti oltre 20mila alunni: «Un'esperienza che amplia gli orizzonti»
April 23, 2026
«Ciao mamma, adesso parto io»: l'Erasmus dei bambini (già a 10 anni)
2XC6XND Asian mother and her young son standing side by side at an airport window, both looking out at the planes on the tarmac
«Consiglio a tutti di partire per l’Erasmus perché è un’occasione importantissima per aprire la mente». A dirlo non è uno delle migliaia di universitari italiani che ogni anno – sottobraccio la valigia e le migliori aspettative – valicano il confine per frequentare per alcuni mesi le lezioni in un ateneo straniero, bensì una bambina di 11 anni. Il suo nome è Isabella.
Isabella è una alunna di quinta di una scuola primaria di Lissone e la sua è una dichiarazione legittima: a dispetto dell’età e proprio come i colleghi più anziani è reduce da un periodo di mobilità scolastica a Valencia attraverso uno scambio con i coetanei spagnoli che ha coinvolto lei e una decina di altri compagni. Già, perché – anche se pochi lo sanno – per l’Erasmus si può partire già a sei anni. Il programma nato nel 1987 con l’obiettivo di far incontrare i giovani di diversi Paesi del continente e facilitare così la formazione di una coscienza comune di cittadini europei negli anni si è ampliato (dal 2014 ha organizzato tutte le opportunità sotto l’etichetta Erasmus+) e permette anche agli istituti comprensivi di svolgere esperienze all’estero. Dal 2021 le scuole di questa fascia possono accreditarsi all’iniziativa, ovvero seguire la procedura che permette poi alla scuola, fino al 2027, di presentare annualmente una richiesta di finanziamento per la mobilità che intende proporre. Ebbene: tra il 2021 e il 2025 – sono i dati forniti dall’agenzia Indire, referente italiano del programma Erasmus+ – si sono accreditati 577 istituti di primo ciclo; mentre complessivamente dalle scuole primarie e secondarie di primo grado sono partiti 20.553 alunni. Spagna, Irlanda, Francia, Finlandia e Malta: queste le destinazioni preferite dalle classi delle primarie e delle medie che in media trascorrono all’estero sei giorni.
Tra le scuole italiane che hanno deciso di mandare in Erasmus i propri alunni c’è l’Istituto comprensivo Levi Montalcini di Lissone, una città al confine con Monza. «Dopo una prima e singola esperienza di mobilità riservata ai docenti nel 2019, dal 2023 – raccontano gli insegnanti del team Erasmus, oggi supportato dalla dirigente del comprensivo Elisabetta Gaiani – abbiamo organizzato tre viaggi di una settimana ciascuno con i ragazzi di seconda delle scuole medie: il primo in Spagna, a Barcellona, poi in Polonia e, nel 2025, a Strasburgo. Nel 2026 è toccato anche ai bambini della scuola elementare: a febbraio le famiglie di Lissone hanno accolto 16 bambini spagnoli e poi a marzo i nostri alunni di quinta elementare sono andati a Valencia, ospitati dalle famiglie». All’inizio i genitori erano preoccupati, forse anche perplessi, ma poi chi ha superato la paura e ha scelto di partecipare all’esperienza ne è stato più che soddisfatto. In effetti per gli alunni di qualunque età – testimoniano le insegnanti e i bambini stessi – l’Erasmus è un modo per migliorare l’inglese (che, indipendentemente dalla meta di destinazione, viene sempre usata come lingua franca) ma soprattutto per confrontarsi con cibi, tradizioni e abitudini diversi, sviluppare il pensiero critico e favorire l’inclusione.
Concretamente durante il giorno si frequenta la scuola insieme ai compagni ospitanti, mentre nel tempo libero vengono organizzate uscite e gite. «Ma ogni ragazzo – aggiungono i docenti – cerca di accogliere il compagno straniero nella propria vita, per esempio, invitandolo agli allenamenti nella propria squadra. Purtroppo il finanziamento europeo non coprirebbe la partecipazione di tutte le classi e i posti per l’Erasmus sono limitati: così per scegliere chi deve partire tra tutti quelli che si candidano stiliamo una graduatoria basandoci sul voto di condotta e sulla capacità nella lingua inglese. In ogni gruppo, invece, teniamo alcuni spazi riservati per i ragazzi con disabilità».
Con questa formula, condivisa da tanti altri istituti comprensivi italiani, bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni sono partiti da tutte le regioni ma soprattutto dalla Sicilia, dove si contano 169 istituti coinvolti e oltre cinquemila partecipanti alla mobilità, seguita da Piemonte e Campania dal cui territorio sono partiti rispettivamente 4.099 e 3.641 tra studenti e personale. Lo scambio europeo è una pratica meno diffusa nelle scuole primarie e secondarie delle piccole Molise, Valle d’Aosta e Basilicata, da cui sono partite dalle trecento alle 460 mobilità, e ha ancora numeri contenuti in Friuli-Venezia Giulia e Sardegna. «Per gli alunni, il dialogo e il confronto con coetanei di altri Paesi europei, insieme alle opportunità di mobilità, sono esperienze formative di grande valore – commenta il direttore di Indire, Flaminio Galli – capaci di ampliare gli orizzonti culturali sin dalle prime fasi del percorso educativo e rafforzare il senso di appartenenza all’Europa». E in effetti al ritorno la nuova generazione Erasmus racconta la propria esperienza ai compagni diventando testimoni della bellezza delle differenze: «Stare lontana da casa – dice per esempio Gioia – mi ha dato l’opportunità di sconfiggere le mie paure, di sentirmi più autonoma e di migliorare il mio inglese. Lo consiglio anche ai più timidi»; mentre Aurora racconta: «Ti diverti un mondo e puoi incontrare persone fantastiche e visitare posti interessanti». «Ora – conclude Manuel – mi piacerebbe ripartire».
E c'è anche una storia nella storia: l'asilo calabrese che ha portato i piccolissimi in Grecia
Partire in Erasmus con bambini di tre anni da un paesino della costa ionica calabrese. Sembra una storia al limite del credibile e invece è capitato a otto alunni della scuola per l’infanzia Bimbi&Co di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, tra i pochissimi – appena 79 – alunni degli asili italiani che, tra il 2021 e il 2025, hanno raggiunto un Paese estero con il programma Erasmus+. «Siamo partiti a giugno 2024 con otto bambini dai tre ai sei anni che frequentano la nostra scuola dell’infanzia. Abbiamo raggiunto l’isola di Zante, in Grecia, e per quattro giorni – racconta la referente del progetto Francesca Fauci, 37 anni – abbiamo svolto attività con i bambini del posto: abbiamo cantato, ballato, colorato...». In questo caso i piccolissimi non hanno viaggiato soli con le maestre: con loro c’erano anche i genitori e alcuni nonni che hanno partecipato alle esperienze extrascolastiche organizzate sull’isola. «Ho giocato con bambini che parlavano un’altra lingua – sintetizza le giornate una piccola partecipante – ma ci capivamo lo stesso».
L’idea di coinvolgere nel programma di scambio una fascia d’età così insolita è venuta proprio a Fauci, ex studentessa Erasmus. «Ho frequentato Scienze politiche a Roma – racconta – e, durante l’università, ho trascorso a Madrid alcuni mesi. Poi mi sono laureata, ho fatto la magistrale e un master a Bologna. Dopo tantissimi anni lontano dalla Calabria, dopo il Covid, per stare vicino ai miei genitori sono tornata a casa, un paesino di 19mila abitanti, e ho deciso di proporre a mia madre, titolare di un asilo, di accreditarci per l’Erasmus+». E lei ha accettato. L’esperienza è stata a dir poco pioneristica: chi parte per l’Erasmus con dei bambini di tre anni? Ma anche per il luogo in cui questa esperienza ha preso forma. Crotone è una delle realtà economicamente e socialmente fragili del Paese. «Il pensiero comune qui – conferma Fauci – è che non serve a niente far partire bambini così piccoli ma io non sono di questo avviso: sarebbe come dire che non ha senso portare i bambini nei musei. Io credo fortemente nella costruzione di cittadini europei attraverso questo programma. E per fortuna anche i genitori dei nostri bambini hanno capito che aprirsi al mondo è fondamentale».
La sua rivoluzione Fauci l’ha cominciata anzitutto organizzando l’Erasmus per le sue educatrici, ragazze che non avevano mai superato il confine italiano e che si sono trovate all’interno di corsi di aggiornamento professionale insieme a colleghe provenienti da altri Paesi e culture. Poi è stata la volta dei bambini. Per la sua straordinarietà, il progetto Erasmus a Zante si è meritato il premio europeo per l’insegnamento innovativo EITA (European Innovation Teaching Award). Racconta Fauci: «Sono andata a ritirare il riconoscimento a Bruxelles anche con i bambini, i veri protagonisti di questa esperienza che, ne sono certa, li segnerà per sempre. Ora siamo pronti a replicare: fra qualche settimana ripartiremo con 11 bambini della scuola dell’infanzia. La destinazione è una scuola nell’entroterra di Palma di Maiorca e con noi ci saranno anche alcuni bambini dell’asilo nido. Per noi questo progetto è il riconoscimento di una comunità che vuole dimostrare di non essere ultima e che può diventare protagonista di un cambiamento positivo»

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