Abitazioni a prezzi sostenibili: in Alto Adige diocesi in campo

Risposte all’emergenza abitativa anche in Trentino, dove alcune realtà di ispirazione ecclesiale lavorano per recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato e favorire l’incontro tra proprietari e inquilini
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June 13, 2026
Abitazioni a prezzi sostenibili: in Alto Adige diocesi in campo
Lavori in corso a Nova Ponente per costruire alloggi a prezzo sostenibile
Case in affitto quasi introvabili e, comunque, a prezzi insostenibili. Nella Provincia di Bolzano, in testa alle classifiche della vivibilità e dei livelli di occupazione, s’impone da qualche anno una grave emergenza abitativa. Dopo l’avvio della “Riforma Abitare 2025” , varata dalla Provincia autonoma un anno fa, spuntano finalmente delle azioni efficaci, favorite anche dalle realtà ecclesiali. «In Alto Adige si stima che manchino dai 10 ai 15mila alloggi, un fabbisogno enorme – osserva Andreas Mumelter, direttore dell’Istituto Diocesano Sostentamento Clero (Idsc) – sia per i residenti che per tanti addetti al turismo arrivati da fuori provincia che hanno un posto di lavoro ma non possono pagare l’affitto». Mumelter parla nel cantiere di Nova Ponete – il Comune di 4mila abitanti attorno al santuario dolomitico di Pietralba - dove si sono gettate le fondamenta del complesso residenziale “Casa Helena” che prevede 21 appartamenti, tutti a canone calmierato: è uno di quei “segnali forti” che l’Idsc altoatesino ha voluto dare dopo aver trovato la disponibilità del Comune per i terreni e per le procedure burocratiche (due ostacoli spesso decisivi), come ha riconosciuto il sindaco Bernhard Daum presente alla presentazione dei lavori accanto al parroco Roland Mayr.
L’Istituto Diocesano punta sugli incentivi previsti della riforma provinciale che sostiene fino al 55% la progettazione e la costruzione di alloggi a prezzo agevolato realizzati e gestiti per 30 anni da realtà come fondazioni e cooperative oppure enti ecclesiali senza scopo di lucro, come l’Idsc. Poche settimane fa l’assessora competente Ulli Mair ha “benedetto” il primo simbolico colpo di badile come primo progetto che si concretizza dopo la riforma in vigore dal giugno 2025 nell’ambito di questa “corsia” di edilizia abitativa a prezzi accessibili sostenuta da enti senza scopo di lucro: un canale di locazione che va ad affiancarsi a quello classico dell’edilizia sociale vincolato al reddito.
Oltre a Nova Ponente, dove si è registrata in queste settimane già una forte richiesta dei residenti ma anche da lavoratori del turismo, pensionati e giovani coppie, l’Istituto Diocesano sta già realizzando un altro progetto a Termeno, nella Bassa Atesina (un complesso residenziale simile con 16 appartamenti) ed è già stato contattato da altri quattro o cinque comuni interessati.
«Non vogliamo però rimanere soli – puntualizza Mumelter – perché la platea di enti che sono abilitati a portare avanti questi progetti non è limitata soltanto a realtà ecclesiali. Ci auguriamo che altri possano cogliere l’opportunità di questi contributi. Risolvere il problema casa in Alto Adige è una parola grossa – conclude Mumelter – ma tutti insieme possiamo fare passi avanti, ora che la Provincia si è impegnata a investire molto di più per l’abitare a prezzi calmierati».
Nel complesso “Haus Helena”, pronto chiavi in mano per il novembre 2027, ci saranno alloggi di varie dimensioni (bilocali, trilocali e quadrilocali) con parcheggio sotterraneo ed una struttura ad uso comunitario. Alla prima badilata nel cantiere di Nova Ponente ha voluto essere presente anche il vescovo di Bolzano-Bressanone, monsignor Ivo Muser: «Come Chiesa locale – ha detto Muser – sentiamo di doverci assumere la nostra responsabilità di fronte a questa esigenza sociale. In questo progetto avviato qui a Nova Ponente vedo una esemplare sinergia con l’ente pubblico». «Una casa non è solo questione di costi e di metri quadrati – ha poi sottolineato il vescovo tornando sull’appello che aveva lanciato a gennaio con i giornalisti nella festa del loro patrono – ma significa dignità, sicurezza e prospettive».
Accanto a progetti per persone in stato di bisogno come la “Casa della speranza” aperta a Merano come frutto dell’Anno Santo, la Chiesa altoatesina sente di dover e poter fare la sua parte utilizzando l’aiuto provinciale in questa formula di alloggi a prezzo calmierato, gestiti con attenzione anche alla dimensione della convivenza e della comunità.
Ma l’indisponibilità del “bene casa” desta forte attenzione anche della vicina diocesi di Trento, dove si sperimenta uno strumento per mitigare il problema degli affitti proibitivi a fronte della stima di oltre 150mila alloggi sfitti. Un anno fa è nata la Fondazione Trentino Abitare costituita da due realtà di estrazione ecclesiale – ATAS Onlus e l’Alveare – per favorire una mediazione fra proprietari di alloggi e potenziali clienti: «Abbiamo avviato interventi mirati sul patrimonio immobiliare non utilizzato o sottoutilizzato – spiega Rocco Guglielmi, presidente de L’Alveare – per renderlo accessibile con strumenti di accompagnamento, garanzia e gestione». A “frenare” spesso è una questione di fiducia, rileva Paolo Bellini, direttore della Fondazione: «Ciò che fa più paura ai proprietari, quando gli si parla di affittare il proprio appartamento, è non conoscere chi si porteranno in casa». Una “mediazione sociale” in cui la Fondazione è sostenuta da associazioni ecclesiali come le Acli trentine che vi portano l’esperienza diffusa sul territorio nell’ambito “inquilini”: «Vediamo l’urgenza – sottolinea il presidente Waler Nicoletti – di intervenire per creare un clima di fiducia e condivisione fra i proprietari e un’utenza che spazia dai dipendenti delle imprese a quelli degli enti pubblici».

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