Pane, relazioni, ecologia: storie di famiglie “integrali”

Crescere figli all’insegna delle cura del Creato si può. Dalle campagne venete al Salento, storie controcorrente di sobrietà quotidiana ispirate all’enciclica Laudato si’ e al recente documento firmato dal Dicastero vaticano per il servizio dello Sviluppo umano integrale
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May 31, 2026
La famiglia Mason al completo: Oscar con Giovanna, Giacomo, Francesca, Bianca e Andrea
La famiglia Mason al completo: Oscar con Giovanna, Giacomo, Francesca, Bianca e Andrea
C’è chi ha trasformato il cortile di casa in un piccolo laboratorio di sobrietà, chi insegna ai figli a fare il formaggio, riparare una bicicletta o spegnere uno spreco d’acqua prima ancora di parlare di cambiamento climatico. E c’è chi, pur tra precarietà e sacrifici, prova a sottrarre la vita quotidiana alla logica dell’usa e getta, scegliendo consumi più essenziali, relazioni più lente, un diverso rapporto con il Creato. Chiamatele “famiglie integrali”, se volete: sono molto diverse per età, provenienza e storia, ma ad accomunarle c’è l’idea che l’ecologia non sia soltanto una questione ambientale o politica. Inizia piuttosto dalla tavola, dal tempo condiviso, dal modo di abitare il mondo e guardare gli altri. Ed è dentro questa trama di esperienze concrete – spesso controcorrente e lontane dai riflettori – che prende forma, appunto, quell’“ecologia integrale” rilanciata dal magistero della Chiesa e tradotta qualche settimana fa in un nuovo documento vaticano dedicato proprio alla vita familiare.

Il Vangelo nell’orto, la porta di casa aperta

«Quando chiamiamo i nostri quattro figli per la cena, è un problema farli venire in casa: a parte i mesi invernali, starebbero sempre all’aria aperta. Rimanere fuori li attrae più dello smartphone». Oscar Mason, insegnante di religione 60enne, vive con la moglie Giovanna Barutto – ex farmacista 48enne – ad Anguillara Veneta, 4mila abitanti in provincia e diocesi di Padova, lungo la Via Romea Germanica. In questa oasi bucolica da un decennio gestiscono la fattoria didattica e agricampeggio “Pane e bellezza”: «La campagna non dà solo cibo, ma anche quella bellezza che viene dal profondo da condividere in famiglia e con gli amici: ne abbiamo bisogno come il pane, a volte anche di più. Ci siamo ispirati anche al Libro dei Proverbi, che al capitolo 12,11 dice: “Chi coltiva la sua terra si sazia di pane”», spiega per decodificare il nome scelto. «Ci siamo sposati il 31 dicembre 2006 e dopo qualche mese di matrimonio abbiamo deciso di venire ad abitare dove negli anni ’80 mio suocero Luciano aveva un’azienda agricola e commerciava i cereali che produceva». Nel frattempo nascono Giacomo (18 anni), Francesca (16), Bianca (14) e Andrea, 7 anni; i due più grandi frequentano l’Istituto agrario a Rovigo, a 15 chilometri, i più piccoli le scuole in paese. «Il fatto di accogliere altre persone è scaturito gradualmente: prima venivano a trovarci parenti e amici, poi i figli invitavano i loro compagni e il posto veniva apprezzato. Non puntiamo ai grandi numeri, per un desiderio di sobrietà: preferiamo le relazioni, investimenti emotivi e di benessere», precisa Oscar. Con Giovanna hanno piantato alberi (il loro “bosco del respiro”) non trattati, molti da frutto. E poi 50 viti che fanno anche da pergola, l’orto, i fiori, le erbe officinali ed aromatiche, mentre con le more dei rovi si fanno marmellate; i ragazzi crescono con due mucche che danno latte per fare anche in casa i formaggi, asini (presenti in moltissime foto di famiglia), conigli e oche, api in 20 arnie per la produzione del miele e due alpaca «che insegnano il valore dell’amicizia e del sostegno reciproco. Se un alpaca resta solo, si lascia morire», spiega Oscar. Il primogenito Giacomo ha seguito un corso da casaro e con i fratelli ha imparato anche ad aggiustare le biciclette: «Tutti e quattro sono abituati a giocare con poco: un labirinto fatto con le balle di fieno, una caccia al tesoro organizzata per il più piccolo, il Natural Tris fatto di legno come altri giochi che proponiamo ai bambini ospiti». Lui ha preparato una trentina di schede «per i figli, gli studenti a scuola, chi viene qui» sul tema “Gesù terra terra”: «Ci muoviamo in spazi ampi che dilatano il tempo, per cogliere saggezza e valori che vengono anche da vecchi strumenti. Il giogo, per esempio, è da portare in due; lo staro per pesare il grano, costruito con precisione maniacale, trasmette il senso della giustizia». E conclude: «Siamo consapevoli di essere controcorrente».
Un'altra immagine dei figli di Oscar e Giovanna Mason nella natura
Un'altra immagine dei figli di Oscar e Giovanna Mason

Quei 16 litri d‘acqua che fanno la differenza

È la stessa consapevolezza che accomuna i Mason alla famiglia Montesi, in quel di Corinaldo (Ancona): i coniugi e i tre figli ormai adulti vivono in campagna, a 200 metri dall’azienda biologica “Verde naturale” con uno spettacolare lavandeto, gestita da mamma Sara Simonetti, 57enne sposata dal 31 ottobre ’93 con il 59enne Mauro. Membri del direttivo nazionale di Azione per Famiglie nuove, «ente del terzo settore e braccio concreto di “Famiglie nuove” scaturite dal movimento dei Focolari di cui facciamo parte, che si occupa di progetti di sviluppo, adozioni internazionali e sostegno a distanza», i coniugi sono anche corresponsabili della pastorale familiare per la diocesi di Senigallia. «Avevo un lavoro dipendente, ma nel ’95 alla nascita del primo figlio Daniele (oggi insegnante 30enne) l’ho lasciato di comune accordo con mio marito. Poi sono arrivate le altre due: Maria Chiara, assistente sociale che ora ha 27 anni, ed Elisa, 26 anni, laureata in lingue orientali e impegnata nell’inclusione sociale dei migranti. In questi giorni è per un tirocinio in Germania e ha lasciato a casa un cartello su un rubinetto che perde acqua con scritto “16 litri al giorno”, per sollecitarci a ripararlo e limitare lo spreco», racconta Sara. «Abbiamo i pannelli solari, cerchiamo di utilizzare cibi bio e limitare la carne, ridurre i detersivi e riciclare tutto». Nell’azienda che produce piante aromatiche, medicinali, essenziere, da profumo e ortive, portata avanti «secondo i criteri etici dell’economia di comunione e l’ideale dell’unità trasmessi da Chiara Lubich, produciamo anche saponi biologici ed ecocompatibili nel rispetto dell’ambiente, nella massima trasparenza di fatturazioni e pagamenti dei lavoratori. Mio marito mi dà una mano nel fine settimana; se dobbiamo bruciare le sterpaglie, lo facciamo quando sono secche e non verdi, così producono meno fumo che si disperde più velocemente. Inoltre i trattamenti fitosanitari sono ridotti perché ritengo che la natura si auto-equilibri. E compreremo un veicolo professionale elettrico a impatto ambientale quasi zero. Quando vivi l’ecologia integrale, i benefici vanno oltre l’aspetto economico», scandisce Sara. Che evidenzia un aspetto cruciale, ancor prima di tutte le azioni sostenibili da mettere in pratica nella quotidianità: «Viviamo l’ecologia nei rapporti, anche con il parente che può trattarti male. Non è semplice, ma siamo chiamati ad amare sempre e tutti. Ci aiutiamo come coppia e come famiglia: i figli vivono l’ideale dell’unità in modo diverso, ne hanno assunto i valori». Maria Chiara, ad esempio, «vorrebbe avviare un’attività agricola totalmente sociale. Con altri giovani dell’oratorio e dell’Operazione Mato Grosso, per raccogliere fondi destinati ai poveri, sta preparando giochi in legno di una volta per riattivare la manualità dei giovanissimi: anche chi verrà al lavandeto potrà giocare guardandosi negli occhi, staccandoli dagli schermi dei dispositivi, in un ambiente naturale».
I Montesi festeggiano il figlio più grande, Daniele
I Montesi festeggiano il figlio più grande, Daniele

L’abito non conta (ma a volte sì)

All’insegna del riciclo creativo vive anche la giovane coppia formata dalla 32enne Miriam Resta-Corrado e il 27enne Vincenzo De Rasis, animatori Laudato si’ grazie a un corso frequentato prima delle nozze avvenute due anni fa «il 24 maggio, giorno dell’anniversario dell’enciclica di Papa Francesco uscita nel 2015», sottolinea Miriam, laureata in Scienze ambientali con una tesi proprio su questo testo. A Supersano, in provincia di Lecce, vivono con lavori precari ma sostengono che si può optare lo stesso per la sostenibilità: abiti second hand comprati online o al mercatino vicino casa (incluso quello da sposa), acqua rigorosamente del rubinetto, saponi solidi «che costano un po’ di più ma durano più a lungo dei liquidi», assicura Miriam, che ha iniziato a informarsi sul cambiamento climatico da quando ha iniziato diciottenne ad accompagnare il padre in campagna: «Ho unito da un lato la sensibilità missionaria, con le testimonianze di chi veniva dal Brasile raccontando le proteste dei lavoratori sfruttati nelle coltivazioni intensive di olio di palma, e l’avvicinamento a Greenpeace». Per Vincenzo, «cresciuto con abitudini consumistiche, fra acquisti online e fast food, il percorso è iniziato durante il fidanzamento, durato 6 anni. Ho imparato a fare la raccolta differenziata e a riconoscere sui prodotti le sigle per capire dove va conferito quel materiale. Cerchiamo di acquistare prodotti domestici ricondizionati, come l’aspirapolvere, per una questione etica oltre che per risparmiare». E Miriam: «Mangiamo carne una volta a settimana, optiamo per legumi sfusi e detersivi biodegradabili, limitiamo prodotti che arrivano da troppo lontano come la frutta esotica, con attenzione alle certificazioni che garantiscono sostenibilità e diritti dei lavoratori».
Miriam col suo Vincenzo nel giorno del loro matrimonio (con l’abito bianco rigorosamente “second hand”)
Miriam col suo Vincenzo nel giorno del loro matrimonio (con l’abito bianco rigorosamente “second hand”)

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