Mamma mia!

Niente da fare: le mamme sono comunque sempre un passo avanti rispetto ai padri (e da padre mi ci sono rassegnato felice e contento)
May 9, 2026
Grazie a tutte le mamme!
Grazie a tutte le mamme!
Se non lo sai, «Il padre ignoto» è la rubrica familiare che affronta le piccole, grandi sfide della paternità oggi. Puoi leggere le puntate precedenti qui. Se invece vuoi dire la tua, puoi farlo utilizzando questa bacheca online, così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti. Non solo padri.Memore del successo del mio primo esercizio, ho iniziato a pensare che mi sarebbe stato utile chiedere a ciascuno dei miei figli anche la lista di 5 cose in cui la mamma è decisamente più brava del papà. Anche perché, da alcune settimane, mi era rimbalzata prepotentemente nella mente una frase di Osvaldo Poli: «Ogni figlio ha tre genitori. L’influenza educativa esercitata dalla famiglia appare infatti certamente riconducibile alla personalità del padre e della madre ma anche al rapporto esistente nella coppia genitoriale». L’adolescenza inquieta è sempre uno tsunami che sconquassa anche la segreta camera degli sposi, e se poi nel mentre la coppia scoppia la faccenda deve essere tremendamente ancora più complicata. Penso ai genitori – che conosco e ammiro per come stanno affrontando il tema - di uno dei migliori amici, da sempre, di Edoardo. O ai genitori – che non conosco – di una delle nuove amiche di Giada: «Papà, se riesci a passare a prendermi a scuola domani, ti va se andiamo anche con lei al parco? La vedo triste perché suo papà e sua mamma non si vogliono più bene».
Iniziare da Giada mi sembrava naturale. L’occasione propizia è stata trovare aperto, durante la mia attività domenicale di tassista abusivo, un beauty shop lungo la via di casa ed arrendermi al suo grido di aiuto esistenziale, tutto incentrato nella ricerca spasmodica della sua mousse per capelli preferita. Così, tra una corsia e l’altra, l’ho affrontata senza mezze misure. «Direi, sicuramente… primo: sgridare. Secondo: cucinare». Silenzio. «Bene – dico io – solo due? Ti sembra possibile? Cos’ è… tutto il resto è meglio papà?». L’illusione paterna è durata il tempo di un battito di ciglia: «No, sempre meglio la mamma». E con esso evaporato il profumo del ricordo di quel pianto di pura gioia, quando aveva trovato nascosti sotto il suo cuscino i due biglietti per il concerto di Anna, ed era riuscita nel mentre a pronunciare suoni come «sei il migliore papà del mondo». All’uscita del negozio, complice un breve tratto di strada a piedi prima di ritrovare la macchina parcheggiata, abbiamo comunque sviscerato i due punti. Certo, perdere la pazienza con i figli è sempre stato uno dei miei imperdonabili talloni d’Achille, e anche questa è stata una occasione propizia per riconoscerlo, ancora una volta, e provare a chiedere perdono non solo a me stesso ma anche davanti a Giada: «ho avuto le mie (più che) buone ragioni per sgridarti, ma sono stato davvero male anche io quando, in passato, ho superato il limite con quella sberla. Anche perché non ricordo che mio papà o mia mamma lo abbiano fatto con me, né questo sicuramente è mai accaduto tra me e la mamma». Quanto a cucinare, il problema è invece più serio e ancora tutto da affrontare: non che non sia capace (quantomeno nelle tecniche basilari) ma mia moglie non tollera il fatto che – quelle poche volte che mi offro volontario - debba comunque sempre chiederle cosa preferisca per cena. E i miei figli con lei. Tre contro uno, non c’è partita. Rientro a casa ed è il turno di Edoardo, che mi liquida in due battute: «elasticità e mente scientifica». Eccola qui la mia rigidità, ancora una volta chiamata a testimoniare contro di me e a favore di mia moglie. E, ancora una volta, mi arrendo all’evidenza dei fatti. Quanto alla mente scientifica, mi alzo dal banco degli imputati e confesso al giudice-figlio: «anche la mamma, come me, ha fatto il liceo classico ma, a differenza mia e come del resto tutte le donne, è più intelligente e riesce ancora a starti dietro - oltre che con il latino - anche in matematica e geometria».
Arrivo a cena esausto da queste vibranti sollecitazioni, ma mi prendo un attimo per osservare di nascosto la mia famiglia, riunita intorno al tavolo della cucina. Oltre alle prelibatezze che mia moglie – nonostante le fatiche della giornata - è semplicemente in grado di preparare per noi (in questo contagiando nel tempo anche Edoardo, complici puntate su puntate di MasterChef viste da loro due, insieme, in tempi e tardi pomeriggi non sospetti), penso alla bellezza di quando nei piatti dei nostri figli arrivano anche piccoli episodi della nostra rispettiva giornata lavorativa, che spesso sfora nei weekend e nelle feste comandate. E qui non c’è competizione ma condivisione, perché sono sempre state giornate così diverse l’una dall’altra ma ugualmente entrambe sempre piene di impegno ed attenzione verso quello che ci circonda. E poi penso che, più che gli oltre venti anni di matrimonio, è l’adolescenza inquieta di Giada ed Edoardo quello che ha sicuramente messo ancora di più alla prova il rapporto di equilibrio esistente nella nostra coppia. Ma in questo ho avuto la fortuna di avere accanto un’altra persona che ha la facilità di vedere le cose che io non riesco a vedere, e di sentire le cose che io non posso – strutturalmente – sentire. E se il lunedì di Pasquetta, a fatica, ho convinto i miei figli a lasciarla a casa un poco tranquilla e uscire, noialtri, per una biciclettata (cosa che non facevamo, più, da alcuni anni), dopo solo mezz’ora ho avuto ulteriore conferma dei miei limiti di uomo, marito e padre: perché se poi capita che Edoardo, distratto come non dovrebbe, sbanda e – pigliando di striscio un palo – fortunatamente non si fa troppo male ma la bici perde per strada una ruota, è sempre la mamma quella che arriva con il carroattrezzi familiare. Sempre pronta a trainare cose e persone, a prendersi cura, a far rimarginare ferite, a salvare non solo le vite degli altri ma anche le nostre. «Mamma mia!» esclama Giada mentre la vede arrivare sfrecciando, da lontano, con la nostra macchina. E io guardo mia figlia e riesco finalmente a sorridere, regalandole in cambio una carezza perché non posso che darle, ancora una volta, ragione.
N.N.
[15 - continua, forse. Qui le puntate precedenti]
Ci sono momenti in cui ci sembra di non sapere più nulla, e il nostro essere padri diventa sconosciuto. Ignoto, prima a noi che ai nostri figli.
E tu cosa devi ancora imparare da tua moglie/compagna/ex moglie nel rapporto con i tuoi figli?
Sai direi un pregio suo e un difetto tuo?
Quanto il rapporto esistente nella vostra coppia genitoriale influenza educativamente i tuoi figli?
Quanto è più faticoso affrontare la fatica di una separazione di coppia insieme a quella della adolescenza dei figli?

Se vuoi, puoi scrivere a ilpadreignoto@gmail.com e condividere le tue riflessioni ed esperienze. Contiamo di pubblicarle, anche tramite questo padlet (bacheca online), così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti.

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