Claire l'infantista e la battaglia contro l'adultocrazia: «Chiediamo diritti per i bambini»

di Daniele Zappalà, Parigi
Violenze, abusi, il dilagare del fenomeno “No kids”: la fondatrice del Collettivo infantista in Francia chiede una svolta ai governi di tutta l’Europa. «Servono interventi decisi a tutela dei più piccoli»
March 3, 2026
L’attivista Claire Bourdille durante una manifestazione del Collettivo infantista in Francia
L’attivista Claire Bourdille durante una manifestazione del Collettivo infantista in Francia
La bufera che ha travolto le ferrovie pubbliche francesi poco più di un mese fa non ha ancora smesso di infuriare: la decisione di escludere i bambini sotto i 12 anni dalla prestigiosa e nuovissima prima classe dei Tgv Parigi-Lione (la società si è difesa dicendo che si tratta solo dell’8% dei posti totali) continua a animare forum e confronti tv Oltralpe, in cui ai genitori la promessa del “massimo di comfort a bordo” garantito dall’assenza dei piccoli proprio non va giù. È il segno di un mutamento più profondo: la progressiva legittimazione degli spazi “No kids” come segmento stabile dell’offerta di servizi, presentati con il lessico neutro della differenziazione e, appunto, del comfort sta attraversando l’Europa e non solo. Dall’Italia – su Avvenire avevamo fatto il punto proprio l’estate scorsa – dove oltre duecento strutture dichiarano esplicitamente l’assenza di minori all’America e all’Asia, tra resort adult-only, piscine con accessi limitati per età e compagnie aeree che consentono di evitare i posti con neonati, la promessa è sempre la stessa: silenzio, ordine, prevedibilità. Un bene simbolico che diventa prodotto. In parallelo cresce la visibilità delle cosiddette coppie “dink” (doppio stipendio, niente figli), spesso descritte dalle ricerche sui consumi come dotate di maggiore capacità di spesa e di un orientamento marcato verso viaggi ed esperienze esclusive. La segmentazione, insomma, sembra intercettare una domanda reale. Tuttavia, mentre il mercato si specializza, si ridefinisce anche l’immaginario collettivo: l’infanzia come eccezione da confinare, non come presenza ordinaria dello spazio pubblico. Trascurabile, calpestabile perfino. È qui che la questione smette di essere commerciale e diventa culturale. Il mondo che invecchia, alle prese con natalità fragile e famiglie sempre più rarefatte, misura anche da questi segnali la propria idea di futuro. Qual è, se prevede l’assenza di figli?

«In Francia, ancora oggi, sono in troppi a considerare i bambini come oggetti di possesso. Ma, come qualsiasi altra persona, i bambini, pur non avendo diritto al voto, hanno tanti diritti specifici che vanno rispettati». Oltralpe, è il cuore della battaglia di Claire Bourdille, fondatrice del Collettivo infantista e autrice del volume Enfatisme. Il est temps de respecter les enfants (Infantismo. È tempo di rispettare i bambini, edizioni La Mer Salée). Un impegno e un libro, anche contro la moda “No kids”, che stanno raccogliendo attenzione in tutta Europa e anche al di là, data la portata certamente sovranazionale dei temi spinosi affrontati, attorno ai pregiudizi e alle offese di ogni tipo verso chi non è ancora adulto: «Come associazione, vogliamo sensibilizzare pure sul legame che esiste fra la piaga delle violenze sui bambini e il perpetuarsi nel mondo di orientamenti politici pro-guerra o estremisti. Per molti, quest’odio risale pure a come hanno vissuto l’infanzia. Prendersi cura dei bambini significa prendersi cura del mondo» ripete Bourdille.
Com’è nato il suo impegno?
Nell’infanzia, sono stata vittima di violenze, poi nella vita ho dovuto battermi per difendere mia figlia. Mi sono così progressivamente resa conto di una società che era ingiusta e cieca di fronte alla sofferenza dei bambini.
In proposito, ha l’impressione che qualcosa si stia muovendo in Francia?
Ho creato il mio movimento contro le violenze verso i bambini e gli adolescenti nel 2022. Durante l’ultima campagna presidenziale di quell’anno, non si è affatto parlato dei bambini. Eppure, nel 2021, era scoppiato lo scandalo #MeToo che riguardava anche gli incesti. Nell’attuale campagna per le Comunali, così come in vista della prossima corsa per l’Eliseo, i politici includono invece questo tema nei loro programmi. Alla luce pure delle cifre catastrofiche rivelate di recente, c’è dunque una presa di coscienza sull’urgenza di adottare politiche pubbliche coerenti.
Il rispetto è tradizionalmente invocato dai movimenti femministi, ma di rado a proposito dei bambini…
In effetti, mancava una ricerca e una riflessione approfondita su questo tema. Il nostro movimento è nato partendo dalla forte convinzione che i bambini e i minori in particolare sono oggi vittime di un sistema d’oppressione e discriminazione.
La parola sistema è molto forte e può sorprendere…
Sì, è vero, ma ciò esprime la trasversalità di un fenomeno che riguarda tanto la sfera familiare, quanto quella delle istituzioni. Penso ad esempio pure ai numerosissimi casi di violenze sessuali e psichiche nel sistema scolastico, o in quello medico-ospedaliero. Prima venivano trattati come semplici fatti di cronaca. Ma i numeri del fenomeno, ovvero 200 nuovi bambini maltrattati ogni giorno, mostra da tempo che i piccoli sono in pericolo dappertutto. Nella società, si fa largo inoltre la sensibilità “No kids” e una crescente intolleranza verso il rumore dei bambini. Inoltre, in Francia, non siamo capaci di prodigare cure a tutti i bambini vittime di violenze. Ancor oggi, il 92% dei bambini che denunciano violenze non sono protetti. Nel Pantheon, monumento che celebra le grandi figure del Paese, non ci sono mai stati minori. Eppure, ad esempio, ve ne furono che svolsero ruoli eminenti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Claire col suo libro dedicato all'infantismo
Claire col suo libro dedicato all'infantismo
La Francia si considera storicamente una culla dei diritti umani. C’era dunque, secondo lei, un angolo cieco?
Mancava una vera rappresentazione a livello nazionale. Viviamo ancora in una società d’adulti pensata per gli adulti. Ad esempio, i banchi nei parchi pubblici sono quasi sempre concepiti solo per gli adulti. I minori, invece, sono stati fin qui trascurati, stigmatizzati, dominati.
Collabora pure con altre associazioni europee?
Abbiamo a che fare con una piaga internazionale, è chiaro. Dei militanti in Belgio e Italia, ma anche in Canada, ci hanno così espresso il desiderio di creare associazioni sorelle. Scopriamo inoltre che anche in altri Paesi la questione resta un tabù.
Trascurare i bambini spiana il campo, in qualche modo, a maltrattamenti più gravi?
Sì, secondo noi c’è un continuum delle violenze verso i bambini, proprio come per le violenze alle donne. Ad esempio, può esservi un legame fra le violenze educative, come umiliare un bambino o gridargli addosso, e forme estreme di violenze, come quelle sessuali. Dire a un bambino che deve sempre obbedire agli adulti, non riconoscere il suo diritto alla parola, può spianare la strada a tante altre violenze subite.
Nella parte più propositiva del suo libro, lei invita a creare uno spazio politico ad altezza di bambino…
Molti adulti, ancor oggi, non riescono a rileggere correttamente la loro stessa infanzia e tendono pure a rompere il legame fra le generazioni. Questo ha contribuito a una sorta di tendenza all’esclusione dei bambini, come se gli adulti non fossero mai stati bambini. Occorre politicizzare la questione per far evolvere i diritti dei bambini. In quest’ottica, è fondamentale pure che tanti bambini ormai cresciuti trovino il coraggio d’aprire gli occhi e di denunciare in particolare i soprusi subiti in passato. Oggi, tanti studi hanno messo bene in luce la piaga dei traumi che, in mille forme, si tramandano e riproducono fra una generazione e la seguente. Ma tale rivendicazione politica significa pure allargare gli spazi d’espressione pubblica dei bambini, come cerchiamo sempre di fare durante i nostri eventi. Un altro punto chiave è educare i bambini ai propri diritti, dato che spesso ancor oggi tanti di loro considerano al contrario che si tratti di un’esclusiva degli adulti.

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