Amici e maestri (anche dei santi): tutti i motivi per cui gli animali fanno bene alla famiglia

Importanti per l'educazione dei figli, per la compagnia degli anziani, per l'equa distribuzione delle responsabilità: cani e gatti non sostituiscono affatto i bambini, anzi aiutano a crescerli
February 28, 2026
Famiglia a spasso con il cane
Famiglia a spasso con il cane
Se gli animali sono con noi fin dalla notte dei tempi e se con molti di loro abbiamo intrecciato rapporti così profondi da trasformarli in presenze irrinunciabili per la nostra vita, è altrettanto vero che in questi ultimi cinquant’anni tante cose sono cambiate. Innanzi tutto sono venute meno alcune delle ragioni che ci spingevano a utilizzare gli animali come compagni di lavoro. In campagna nessuno più fa ricorso ai buoi o ai cavalli per tirare l’aratro. E della cavalleria, intesa come reparto militare d’assalto, è rimasta per fortuna solo il nome. Anche la caccia con i cani nel nostro Paese è ormai pratica residuale – 200mila praticanti in meno nell’ultimo decennio – anche alla luce di una mutata sensibilità ambientale e al pericolo derivante dall’utilizzo delle armi in territori sempre più antropizzati. Eppure, anche se le funzioni del passato sono venute meno, la presenza degli animali in famiglia appare indispensabile a un numero crescente di persone. Stiamo vicini agli animali per compagnia, per affezione, perché la loro presenza ci aiuta e ci incoraggia, tanto che il 56% degli italiani vive con un animale domestico. Perché è importante la presenza di un animale in famiglia? Quali vantaggi offre? Davvero dalla presenza di un cane o di un gatto derivano benefici per la salute e per l’equilibrio psicologico dei bambini e degli anziani? Ma noi non vogliamo limitarci agli aspetti funzionali. Da qualche anno si è sviluppata anche una ricerca teologica che spiega la necessità di affrontare e di rivedere il nostro rapporto con gli animali anche alla luce della fede. E anche qui le domande sarebbero tante. La scelta di correggere le modalità con cui sono tenuti gli animali negli allevamenti intensivi non solleva per esempio, oltre a domande legate all’alimentazione e alla salute, anche questioni etiche? È possibile cogliere nelle opzioni di vegetariani e vegani anche una sottolineatura spirituale nella logica di un rispetto verso tutte le realtà della creazione? Tante malattie – Covid compreso – non nascono forse da un equilibrio spezzato e offeso tra umanità e natura, tra spazi urbani e mondo animale? Questioni importantissime a cui non è facile dare una risposta. Proviamoci

Perché è importante la presenza di un animale in famiglia?

Il 5 gennaio 2022 papa Francesco ha parlato di adozioni. E, tra le altre sottolineature, osservando come in tutto il mondo il numero delle adozioni fosse in rapida diminuzione – tendenza confermata anche dall’ultimo report della Commissione adozioni internazionali - ha detto che talvolta cani e gatti sono il surrogato dei figli. Parole che, come spesso capitava con le uscite choc di papa Bergoglio, hanno subito suscitato un mare di polemiche. È davvero così? Non si può negare che qualche rischio esista. Ma l’equazione più cani meno figli non è così immediata. Sia perché proprie le famiglie con figli sono quelle, statisticamente, che accolgono il maggior numero di animali domestici, sia perché i vantaggi derivanti dalla presenza di un animale sono riconosciuti in modo unanime. Cani e gatti – ma anche con modalità diverse criceti, pesciolini, conigli, tartarughe, pappagalli - influenzano positivamente il nostro benessere fisico e mentale. La loro presenza, il loro affetto incondizionato e la loro capacità di interagire con noi in modo unico e speciale, li rendono compagni preziosi per persone di tutte le età. Così come un cane o un gatto per vivere bene hanno bisogno di una famiglia, così una famiglia che vive con un cane o un gatto dispone di una risorsa in più per realizzare la sua vocazione nell’ambito dell’educazione, dell’assunzione di responsabilità, della testimonianza di amore per il Creato. L’influenza positiva degli animali domestici si riflette in numerosi ambiti, che vanno dalla salute mentale alla socializzazione, dalla responsabilità alla terapia, dai vantaggi educativi al miglioramento di tante funzioni fisiologiche. Vediamo in sintesi in cosa consistono questi benefici.

Un cane o un gatto migliorano davvero l’equilibrio psicologico?

Certamente sì. Per capirlo dobbiamo vedere gli animali alla luce del valore della “mediazione” sotto l’aspetto sociale e culturale. In tutte le tradizioni gli animali sono protagonisti di migliaia di metafore, proverbi, favole, miti. Così che i tantissimi riferimenti agli animali fanno parte del nostro vissuto e dei nostri modi di dire. Su questo immaginario proiettiamo le nostre emozioni, impostiamo spesso la nostra comunicazione anche in famiglia, costruiamo le nostre abitudini. Ecco perché la loro presenza è in grado di infondere serenità e pace, mentre ansie e insicurezze si riducono. La scienza ha verificato che il contatto fisico con un animale, come una carezza o una coccola, stimola la produzione di ossitocina, l’ormone del legame sociale e del benessere, e riduce i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Il legame che si instaura tra uomo e animale è unico e speciale, basato su un affetto sincero e incondizionato. Da questo punto di vista, proprio per riprendere l’allarme di papa Francesco, occorre prestare attenzione al fatto che la relazione per il proprio cane o il proprio gatto non si traduca in attaccamento egoistico. Mentre un rapporto equilibrato si traduce in benefici indubitabili per la nostra salute mentale, una relazione squilibrata potrebbe indurre a concentrare tutto il senso dell’esistenza nei “miei animali”. E non si tratterebbe più di una mediazione positiva, ma di una confusione semantica, tale per cui l’umanizzazione finirebbe per attribuire agli animali ruoli sostitutivi che non possono avere. Quindi, gli animali ci fanno stare meglio? Certamente sì, ma solo in una prospettiva di rapporti umani sereni ed equilibrati.

Perché cani e gatti rappresentano un valore aggiunto in ambito educativo?

Anche in questo caso la risposta non può che essere positiva. L’amico a quattro zampe diventa una presenza stabile e rassicurante e un compagno di giochi e di avventure. Il legame speciale che si instaura tra bambino e animale insegna il valore dell’amicizia, della lealtà e dell’affetto incondizionato. Ma non solo. Per un bambino prendersi cura in modo stabile di un animale – sempre con la supervisione di un adulto - vuol dire sviluppare il proprio senso di responsabilità e capire che esistono creature, diverse da noi, che occorre conoscere e rispettare. In una prospettiva di ecologia integrale bambini e ragazzi apprendono così che il benessere degli animali è strettamente connesso al nostro. Occorre però prestare molta attenzione al tipo di animale affidato ai piccoli. Non sempre un cucciolo – al di là dell’iconografia più scontata – è la scelta migliore. E, parlando di cani, anche la razza è fondamentale. Talvolta quelli di piccola taglia non rappresentano le scelte più opportune. Cani come il Jack Russell, con un alto istinto predatorio e una vitalità inesauribile, nonostante le dimensioni ridotte, non sono certamente tra i più adeguati in una famiglia con bambini piccoli. Mentre tra i cani grandi, se un Labrador o un Golden Retriever con il loro carattere dolce e socievole, mai aggressivo, offrono ampie garanzie di affidabilità, altre scelte impongono un discernimento più attento. Il nostro amico Nazgul, per esempio, come tutti gli esemplari della sua razza così vicina ai comportamenti del lupo selvatico, richiederebbe per stare accanto a bambini molto piccoli senza pericoli, una socializzazione specifica e un’educazione attenta. E non è così facile.

Perché benessere fisico e socializzazione migliorano accanto a un animale?

Tutti gli studi lo confermano. La convivenza con un animale domestico, in particolare un cane, comporta notevoli benefici per la salute fisica. Il cane, soprattutto di taglia media o grande, vuole muoversi e gli umani che vivono con lui si adeguano ben volentieri al suo dinamismo. Voler bene a un animale significa anche assecondare i suoi comportamenti naturali. Ecco perché chi convive con un cane tende ad avere una pressione sanguigna più bassa e livelli di colesterolo e trigliceridi più controllati, riducendo quindi il rischio di malattie cardiovascolari. Anche l’apparato muscolare e quello scheletrico-articolare ne traggono beneficio. Con un cane si cammina tanto, alcuni corrono, vanno in montagna, oppure di impegnano in addestramenti regolari con un gran dispendio di energie psico-fisiche. Ma anche senza arrivare a questi livelli di impegno atletico, la prassi quotidiana delle passeggiate nel parco – per chi vive in città – o in campagna per chi ha la fortuna di vivere in un ambiente rurale, induce a un’attività fisica [LM1.1]regolare, aiutando a combattere la sedentarietà e a mantenere un peso corporeo sano. E questo stile di vita più corretto permette anche alle persone anziane di mantenere nel tempo una salute invidiabile. Ci si alza presto perché il nostro quattro zampe sollecita l’uscita e si va a dormire ad orari ragionevoli, adeguandoci ai suoi tempi di riposo. Meglio di così!
E la socializzazione? I vantaggi sono evidenti. Sembra paradossale ma è così. Possedere un animale domestico, specialmente un cane, umanizza i nostri rapporti con gli altri. Portare a spasso il proprio amico a quattro zampe, infatti, offre numerose occasioni di incontro e di interazione con altre persone. Nelle “aree cani” dei parchi cittadini si incontrano tanti proprietari insieme ai loro animali. Anche le persone più riservate sono costrette a parlare, a scambiarsi informazioni sui cani, a spiegare perché lui o lei ama rincorrere solo quel determinato tipo di pallina o accanirsi su un pezzo di legno. Ma anche in campagna esistono percorsi scelti in modo preferenziale dai cinofili che si incontrano regolarmente e si scambiano informazioni sulla salute, sull’alimentazione, sulle cure veterinarie, sulle abitudini dei loro cani. Se poi il nostro cane maschio gioca preferibilmente con quella femmina che incontra ogni giorno in quel luogo e a quell’ora, che sia un angolo di parco o un bosco fuori città, è quasi certo che i due “umani” si fermeranno con piacere a fare due chiacchiere insieme. E magari diventeranno amici. Magari qualcosa di più. Succede proprio così in uno dei film più famosi dedicati ai cani, “La carica dei 101”. Lui e lei, parliamo di creature a due gambe, si innamorano dopo che i rispettivi quattro zampe hanno deciso di fare altrettanto. Insomma, l’amore che si dà e si riceve da un cane può essere altamente contagioso. E in un’epoca di relazioni difficili non è proprio particolare trascurabile.

Ma dal punto di vista etico è giusto occuparsi di un animale domestico?

Importanti studiosi come lo psicologo Erich Fromm o il biologo Edward O.Wilson hanno approfondito il concetto di biofilia, cioè della tendenza umana naturale nello stabilire relazioni positive non solo con gli altri esseri umani, ma anche con gli animali. Da dove arriva questa tendenza? Lungo il processo dell’evoluzione della specie umana, i nostri antenati hanno dovuto osservare bene il loro ambiente naturale e sono stati costretti a interpretare il comportamento degli animali, già migliaia di anni prima della domesticazione di alcune specie. Da questo deriva anche il nostro attuale interesse per gli animali. Ed è per questo che gli animali sono importanti dal punto di vista sociale e anche terapeutico per persone single e per famiglie. L’animale ci accetta sempre, in modo incondizionato, non giudica secondo le apparenze o secondo il successo, è contento semplicemente della nostra presenza, ha comportamenti – quando impariamo a conoscerlo bene - che sono sempre ragionevoli, prevedibili e comunque commisurati ai nostri. L’amicizia, la fedeltà, la pazienza, la gioia che un animale ci riserva – un cane in particolare – si caratterizzano come comportamenti etici a cui non possiamo che rispondere con scelte di profilo etico altrettanto coerente. Ecco perché accogliere e vivere con un animale ci può indurre ad essere migliori.

Questo rinnovato sguardo sul mondo animale dovrebbe modificare anche le nostre abitudini alimentari?

Questione complessa, quasi impossibile da sintetizzare in poche battute, perché investe problemi che vanno dall’equilibrio nutrizionale alla liceità degli allevamenti intesivi, dalla coscienza personale alla consapevolezza che anche gli animali hanno un ruolo nel piano della creazione. Un dato che, anche grazie alle riflessioni di alcuni teologi illuminati come padre Martin M.Linter, stiamo mettendo a fuoco sempre meglio. Se prendiamo consapevolezza che tutti gli animali, anche quelli selvatici, riflettono un raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio, con quale diritto noi li uccidiamo e li teniamo prigionieri? L’esegesi biblica più attenta ci ha spiegato che il racconto della creazione, con l’uomo al centro dell’universo, va compreso in una logica di cura e di protezione, non di sfruttamento indiscriminato e di subordinazione violenta di una specie sulle altre. Anche dal punto di vista nutrizionale esistono studi scientifici accreditati secondo cui la carne non è indispensabile per l’alimentazione umana. Non vuol dire che dobbiamo diventare tutti vegetariani o addirittura vegani, ma che dobbiamo ripensare e ridefinire il rapporto uomo-animale, anche alla luce delle condizioni generali degli allevamenti, in particolare di quelli intensivi, e del numero immenso di animali macellati, solo in Italia circa 600 milioni ogni anno, pesca esclusa.

Sbagliato pensare che anche per i nostri amici animali ci possa essere una vita oltre la vita?

Non è un’eresia, ma una questione che la teologia ha affrontato più volte. Da tanti studiosi di spiritualità, non solo cattolici, sono arrivate risposte positive. La resurrezione tocca tutti gli esseri viventi e nell’aldilà ci ritroveremo con gli animali che abbiamo amato. Concordano con questa tesi, tra gli altri, don Mario Canciani, padre Luigi Lorenzetti, Paolo De Benedetti, Emanuel Swebenborg e Jean Prieur. Con varie declinazioni anche altri teologi hanno spiegato che lo spirito degli animali partecipa, con modalità che ci sono sconosciute, al mistero della creazione. Una posizione che sembra desunta dalle affermazioni degli ultimi pontefici. Paolo VI, parlando in una parrocchia romana, disse: “Gli animali sono la parte più piccola della creazione divina, ma noi un giorno li rivedremo nel mistero di Cristo”. E Giovanni Paolo II: “Non solo l’uomo, ma anche gli animali hanno il soffio-spirito di Dio”. All’udienza del 26 novembre 2014 è toccato a papa Francesco spiegare che il “paradiso è aperto per tutte le creature”. Certo, non si tratta di un dogma di fede. La questione è aperta. Ma sarebbe difficile, nella prospettiva di rispetto e di custodia integrale del Creato posta proprio con rinnovata energia da papa Francesco nella Laudato si’, evitare di discutere questo tema.

Ma esistono davvero cani “in odore di santità”?

Potrebbe sembrare un’esagerazione ma nessun animale, come il cane, profuma di santità. Intesa naturalmente come presenza benefica che ha reso più facile la vita di tanti santi. Senza il suo “grigio”, don Bosco non sarebbe sfuggito ai tanti agguati tesi da chi voleva dissuaderlo dall’insistere con l’esperienza dell’oratorio che sottraeva alla criminalità tanti ragazzi a rischio. Senza il suo bastardino san Rocco non avrebbe avuto modo di lenire il dolore della piaga che gli tormentava la gamba. Senza i suoi cani da caccia sant’Uberto non avrebbe scovato il cervo che, reggendo un crocefisso sulle corna, lo sollecitò alla conversione. E san Bernardo, senza i molossi che poi avrebbero preso il suo nome, non sarebbe mai riuscito a valicare più volte le Alpi nel colmo dell’inverno. Altri santi amici dei cani sono Adelonga, una monaca benedettina, ritratta con un cane da caccia sempre al suo fianco (forse un Weimaraner); Cristina di Bolsena con una cagnolina meticcia; Egidio abate con un cane da caccia (forse un Bracco italiano); Margherita da Cortona (forse un cocker); Pietro Canisio (un Levriero); Pietro Martire, raffigurato con due cani al guinzaglio. Se questi e altri santi potessero raccontarci il rapporto intenso con i loro animali, direbbero ciò che ogni proprietario di cane rispettoso e consapevole di fronte all’intensità racchiusa nello sguardo di Fido, alla sua dedizione senza riserve, alla tenacia, alla fedeltà, alla capacità di sacrificarsi anche nelle circostanze più difficili, è pronto a sottoscrivere: possibile che il misterioso ma intentissimo legame d’amore con i nostri animali finisca con l’ultimo respiro?

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