Così è nata l'operazione "Ruggito del leone". L'Iran può resistere ma ha capacità limitate

La guerra estiva dei dodici giorni ha consentito a Israele di decapitare la contraerea di Teheran, mentre gli Usa hanno blindato i confini della Repubblica islamica a est e a ovest, schierando super portaerei al largo di Hormuz. Droni e vettori a medio raggio sono tra le armi a disposizione del regime
February 28, 2026
Così è nata l'operazione "Ruggito del leone". L'Iran può resistere ma ha capacità limitate
In questa combo di foto le esplosioni avvenuti rispettivamente in Bahrein, Iran e Israele a seguito dello scoppio della guerra / Ansa
«Attacco preventivo all'Iran»: è scattato stanotte il blitz dell'aviazione israeliana contro il nemico giurato da sempre, almeno dal 1979. Forte di una supremazia aerea nei cieli persiani, oltre che nei corridoi siro-nord-iracheni, i jet con la stella di David hanno hanno aperto le danze macabre dell'operazione militare "Lion's Roar", il Ruggito del leone, in sinergia con il comando centrale statunitense, prontamente coordinato a Tel Aviv nel bombardare, dall'aria e dal mare, obiettivi molteplici nell'interezza del territorio nemico, capitale compresa. Le colonne di fumo nero che salgono funeste sono la pietra tombale sulle residue speranze negoziali, foriere di una rappresaglia persiana, da lungo promessa in caso di nuovi raid giudaico-americani.
La morsa israeliana
La guerra estiva dei dodici giorni, di attacchi cyber-elettronici, bombe e raid ebraici sull'Iran ha decapitato la contraerea nemica, garantendo libertà di manovra nei cieli persiani. I jet con la stella di David abbinano oggi come ieri mezzi di quarta e quinta generazione; gli F-16I Sufa, di fattura americana, sono integrati da calcolatori e sistemi indigeni, concepiti dai colossi Elbit e Elisra. Con gli F-15I Ra'am, garantiscono un carico bellico versatile, di missili Python, Popeye, cruise e vettori balistici avio-lanciabili, locali o potenziati da armi americane. Penetrazioni furtive a lungo raggio sono garantite pure dalle più recenti iterazioni di jet F-35I, modificate dagli israeliani nei codici sorgente e nelle possibilità di azione a maggior distanza. Ma Israele è anche automatizzazione, robot, sistemi di intelligenza artificiali militarizzati, commando, sommergibili lanciamissili, droni d'attacco, intelligence umano-tecnologica e missili lanciabili da terra, dalle basi nazionali ad hoc. Cuore pulsante e motivo della superiorità tecnico-qualitativa israeliana sono i legami ininterrotti con l'alleato statunitense, dagli anni 1960 ad oggi, e la progressiva crescita di savoir faire in più guerre mediorientali, combattute dal Paese dal 1948 in poi. Addestrate, preparate, in stato d'allerta semipermanente e preservate in superiorità capacitive da un'industria bellica fiorente, le forze armate israeliane hanno poco da invidiare ai migliori eserciti mondiali, forti pure di selettività americane nelle vendite di armamenti macroregionali.
Il cappio americano
Potenza militare per antonomasia, gli Stati Uniti hanno blindato l'Iran a ovest come a est, con una rete di un duplice gruppo da battaglia incentrato su super portaerei da 100mila tonnellate, che incrociano al largo di Eilat e di Hormuz con jet imbarcati furtivi F-35C, ottimizzati per l'attacco al suolo, Super Hornet, jet da allerta precoce e omologhi da guerra elettronica. Incrociatori lanciamissili e cacciatorpediniere con tubi di lancio vettoriali, da attacco e da difesa aerea, fanno da corredo, integrati da sottomarini nucleari e cruise Tomahawk. Bombardieri strategici potrebbero unirsi presto ai raid, dal Missouri o da Diego Garcia, nell'Oceano indiano. Jet F-35 e da superiorità aerea, cacciabombardieri F-22, F-15 Strike Eagle, droni spia a lungo raggio e per voli ad alta quota, si sommano ad apparecchi di ritrasmissione, e piattaforme per la guerra elettronica. A garantire persistenza in missione e ritmi operativi incessanti provvedono i rifornitori di carburanti. Per rimediare ad eventuali abbattimenti di jet da parte di quel che rimane della difesa aerea iraniana sono affluiti nell'area mezzi per il recupero e il salvataggio bellico dei piloti. Batterie antimissilistiche Patriot e Thaad puntellano, potenziate in quantità, le 9 basi mediorientali americane, forti di 30-40 soldati, nodi di comando aereo, materiali aerei e terrestri, e radar. Intercettori di missili e droni nemici alzano un ombrello pluristrato non invulnerabile, ma sinergico in aria, mare e terra con i sistemi israeliani o meno.    
Le capacità iraniane
Bicefale, le forze armate iraniane vedono coesistere due eserciti al tempo stesso rivali e cooperativi: l’Artesh, o corpo dei regolari, e i Pasdaran, le guardie rivoluzionarie o paramilitari, dipendenti entrambe dalla Guida Suprema: l'ayatollah Ali Khamenei, che le controlla tramite un rappresentante personale al quartier generale interforze. L'architrave delle limitate capacità offensive iraniane è la forza aerospaziale dei paramilitari, un corpo di 15-20mila uomini, molti dei quali tecnici. Acquartierata a Chitgar, a Teheran, nella base Dastvare, si articolerebbe in 4-5 comandi subordinati, uno per le operazioni aeree, affatto inverosimili vista l'obsolescenza di gran parte delle piattaforme, cui si aggiunge un comando che ha competenza sulle piattaforme non pilotate: quei droni pluridimensionali, pregiati e voluti pure dalla Russia che da triennio a questa parte ne ha fatto uno dei perni della guerra aerea in Ucraina. Un mezzo di saturazione per le difese aeree nemiche, sempre combinato con lanci di vettori da crociera, altro grattacapo, e i più temibili missili balistici, ipersonici in velocità e spesso nelle dinamiche di manovra elusive, temibile perché in mano anche al comando missilistico iraniano, sanzionato dalla comunità occidentale dal lontano 2010, innervato da 5 brigate su vettori a raggio corto, medio e intermedio, fruibili, se mobili e propulsi da carburanti solidi, per contrattacchi repentini. Fra i vettori a raggio medio/intermedio che coprono portate variabili da 1000 a 3mila chilometri, possiamo citare i Rezvan, l’eccellente famiglia Ghadr, gli Emad, le varianti dei Sejjil, i Khorramshahr, derivati dagli intermedi nordcoreani Hwasong-10/BM-25, i Kheybar Shekan o Khorramshahr-4, gli Haji Qassem, i pseudo-ipersonici Fattah 1 e gli alianti  ipersonici Fattah 2, forse più in itinere che non già pronti. Teheran mantiene operativi anche i sistemi più vecchi, numerosi e dispersi in più siti di lancio, utili più dei cruise e dei droni d'attacco a fungere da esche per le difese aeree nemiche. A sua volta, la marina dei pasdaran ha tutto l'occorrente per una guerra asimmetrica nello stretto di Hormuz, sempre che le capacità di comando e controllo dell'ordito difensivo iraniano sopravvivano a una campagna aerea nemica soffocante. Le forze armate persiane sono tuttavia concepite fin dalla dottrina costituiva per operazioni difensive a mosaico, affidate a forze autonome anche in capacità di sostentamento, in parte deficitarie per logistica, anello debole di un sistema in affanno, militarmente, economicamente e di consenso popolare.

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