Il cambio di regime è l'obiettivo dichiarato. Ma sullo sfondo ci sono affari e interessi

Dal petrolio al gas, fino ai cosiddetti minerali critici, c'è un grande potenziale nascosto nel Paese sotto attacco. L'idea di un asse possibile, un domani, con l'Occidente e le incognite legate all'esito dell'attuale offensiva e di un'ipotetica transizione
February 28, 2026
Il cambio di regime è l'obiettivo dichiarato. Ma sullo sfondo ci sono affari e interessi
Stavolta l’obiettivo sembra il cambio di regime. Occorre quindi comprendere cosa potrebbe succedere se si dovesse arrivare ad un nuovo Iran.
Finora l’attenzione è stata rivolta al rischio di un’arma atomica nelle mani di un regime che diffonde un’ideologia estremista in Medio Oriente ed oltre, nega l’esistenza stessa di Israele e forte della deterrenza nucleare potrebbe sentirsi libero di un’azione ancora più aggressiva nei confronti della propria popolazione e nella sua regione. Dopo la “guerra dei dodici giorni” del giugno scorso i temi del negoziato con l’Iran si sono sostanzialmente ampliati, giungendo a quattro aspetti tra loro collegati: il nucleare, l’arsenale missilistico, l’azione dei gruppi armati collegati a Teheran nella regione (da Hezbollah agli Houthi) ed infine anche la violenta repressione interna. Quest’ultimo aspetto è di rilievo esistenziale per il regime: senza repressione, nelle ultime settimane manifestata con massacri, esso rischia di non sopravvivere. Ma adesso Trump si è rivolto al popolo iraniano con una promessa: «L’ora della libertà è vicina».
Le manifestazioni iraniane mostrano un popolo non solo esasperato dalla crisi economica, ma che soprattutto anela alla libertà. C’è chi prevede un Iran con caratteristiche laiche che potrebbe divenire il principale partner dell’Occidente nella grande regione tra il Mediterraneo e l’India. Il Paese possiede non solo risorse economiche, ma soprattutto una forza demografica di circa 100 milioni di abitanti relativamente giovani e soprattutto con alto tasso di istruzione. Ad essi si aggiunge una grande diaspora di persone qualificate che conservano un legame con l’Iran, ma molto vicine a modelli occidentali.
Questo nuovo Iran si è espresso nelle piazze europee ed Usa sventolando bandiere dell’epoca dello Scià accanto a vessilli israeliani ed americani. Qualora andasse al potere a Teheran, si rispolvererebbe un’amicizia con Israele che esisteva dai tempi dello Scià e rispetto alla quale si sottolineano addirittura radici bibliche. Per coincidenza all’inizio della prossima settimana gli ebrei festeggeranno Purim, che ricorda come nella Persia degli Achemenidi la regina ebrea Ester ottenne la salvezza del suo popolo dallo sterminio ordito dal visir Aman. Allo stesso tempo in Israele non si cessa di ricordare l’Imperatore Ciro il Grande che liberò gli ebrei dalla “cattività babilonese”.
Il mondo arabo potrebbe dover fare i conti con un Iran che potrebbe diventare l’interlocutore privilegiato dell’Occidente. Un cambio di regime rappresenterebbe un duro colpo per la Russia: sarebbe ulteriormente ridotto il suo ruolo in Medio Oriente (dopo la fine del regime siriano di Assad che consentiva una presenza di basi russe nel Mediterraneo) e soprattutto perderebbe un fornitore di armamenti nella sua guerra in Europa.
Ma ci sono anche temi economici che si intrecciano con quelli politici. Riguardano la Cina ed il petrolio, come è avvenuto per l’attacco di gennaio il Venezuela, ma anche tutti noi, a partire da Paesi trasformatori come l’Italia. L’Europa non sarà più spettatrice, come sostanzialmente avviene adesso. La partita potrebbe non riguardare soltanto petrolio e gas, ma sempre più i minerali critici. L’Iran potrebbe diventare nel settore che che più conta per le filiere di valore del XXI secolo un protagonista globale, ma solo se cambiano le condizioni politiche. E rieccoci al tema del cambio di regime. Si potrebbe descrivere l’Iran come una “superpotenza mineraria in lista d’attesa”. Adesso il potenziale geologico appare notevolissimo per rame, zinco, uranio ed alcune terre rare, ma l’Iran non sfrutta tali risorse a causa di una debole capacità industriale. Se le sanzioni venissero rimosse, l’Iran potrebbe integrarsi nell’economia globale e diventare un fornitore alternativo alla Cina.
Ecco che accanto al grande obiettivo di libertà per il popolo iraniano, si prospettano nuovi equilibri per il Medio Oriente con ricadute anche per l’Ucraina (significativo l’incontro a Monaco di Baviera tra il figlio dello Scià e Zelensky) e temi che riguardano da vicino le nostre economie (come conferma la partecipazione del ministro Tajani alla conferenza sui minerali critici tenutasi a inizio febbraio a Washington).

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