Benvenuti nel Tempo delle Mele, dove la danza diventa famiglia

Alla Lavanderia a Vapore di Collegno, in provincia di Torino, un progetto per gli over 65, famiglie e caregiver che rimette al centro relazioni e desiderio attraverso il movimento e la condivisione
May 9, 2026
Un momento delle attività con gli anziani alla Lavanderia a Vapore di Collegno
Un momento delle attività con gli anziani alla Lavanderia a Vapore di Collegno
Se Dance Well è un luogo in cui “well” non significa “bene” in senso tecnico o formale, ma piuttosto ascolto, presenza, relazione, qualità del movimento – una pratica artistica che ridefinisce la danza come spazio condiviso, accessibile e capace di generare comunità, in particolare nel lavoro con persone con Parkinson – è con il progetto Il Tempo delle Mele che questa stessa traiettoria si estende in modo ancora più esplicito al mondo degli over 65, alle famiglie e ai legami intergenerazionali. Qui la danza fa un passo ulteriore oltre al movimento, diventando un’occasione per riattivare la memoria, il desiderio e le relazioni, dentro e fuori le strutture che abitualmente definiscono la quotidianità degli anziani. Ma di cosa stiamo parlando? Giunto al suo secondo anno di sviluppo, Il Tempo delle Mele è un'idea della Lavanderia a Vapore, un centro di residenza per la danza in Piemonte, che coinvolge persone anziane residenti in Rsa, familiari, caregiver e operatori, in un percorso diffuso tra Pianezza, Rivoli, Collegno e Grugliasco. «Questo progetto sugli over 65 è nato dall’ascolto del territorio e dal riconoscere quanto fosse necessario per le persone avere spazi per stare insieme», racconta Eugenia Coscarella, che ne cura la drammaturgia di comunità. «Gli spazi sociali – prosegue Coscarella – ormai non esistono più molto: l’idea allora è stata quella di creare un tempo e uno spazio dove provare a fare qualcosa tutti insieme, coinvolgendo le persone».
I balli tutti insieme nello spazio di Dance Well 
I balli tutti insieme nello spazio di Dance Well 
Qui la pratica artistica entra in dialogo diretto con la dimensione quotidiana della cura, senza distinzioni nette tra chi assiste e chi è assistito, ma privilegiando una comunità “temporanea” in cui ciascuno può esprimersi. «Con la figura dell’artista si attivano pratiche di autonomia e autodeterminazione, ma anche uno spazio del desiderio», spiega ancora Coscarella, che continua: «È un percorso che ha a che fare con il racconto, con la memoria: rievoca chi siamo stati e apre una porta sul futuro immediato, su chi possiamo ancora essere». La metafora che attraversa il progetto è proprio quella della mela, un oggetto semplice e quotidiano che diventa dispositivo simbolico e sensoriale. Negli anni ha assunto forme diverse: dalla scoperta delle “prime volte” all’esplorazione dell’innamoramento, fino a trasformarsi in cuore e, oggi, in seme. «Quest’anno siamo arrivati al cuore della mela, quindi al seme», racconta Coscarella. «Questo ci ha portato a lavorare sull’origine: il nome, il primo approdo nella vita, e su come queste origini possano mescolarsi con quelle degli altri. Ci chiediamo come nasce un sistema degli affetti». Gli incontri – uno al mese per ciascun gruppo, per un ciclo di quattro mesi – si sviluppano attraverso pratiche corporee, rituali e momenti di condivisione. Non esiste un format rigido, ma alcuni elementi ricorrenti costruiscono l’esperienza: materiali da toccare e manipolare, gesti ripetuti, un tempo rallentato che permette di stare nell’esperienza. «Partiamo da un approccio sensoriale e rituale», spiega Coscarella. «Portiamo semi, terra, mele, oggetti. Li passiamo di mano in mano, ognuno si prende il proprio tempo. Questo crea una dimensione di riconoscimento e condivisione, e apre domande: cosa ha rievocato in me? cosa ha significato? Non diamo risposte, proviamo a trovarle insieme».
Un altro momento delle attività
Un altro momento delle attività
In questo processo, il corpo diventa un archivio vivente di memorie e affetti, capace di riattivare connessioni spesso assopite dalla routine istituzionale o dalle fragilità. Ma ciò che emerge non riguarda solo i partecipanti diretti: il progetto si espande anche attraverso le relazioni familiari. «C’è un impatto indiretto molto forte», osserva Coscarella. «Quello che accade durante gli incontri viene raccontato a figli, nipoti, parenti. Apriamo una porta e non sappiamo fin dove può arrivare». La presenza dei familiari varia a seconda dei contesti: in alcune Rsa partecipano attivamente, in altre restano sullo sfondo, ma sempre come parte di una rete che il progetto prova a coinvolgere e riconoscere. In alcuni casi sono coppie – marito e moglie – a prendere parte insieme agli incontri, in altri sono figli o parenti stretti. In ciascuno il lavoro artistico diventa quindi un’occasione per ridefinire i ruoli e riscoprire una dimensione affettiva, familiare, condivisa, al di là della funzione assistenziale o di cura. Con circa 100 persone coinvolte ogni anno tra partecipanti, operatori e caregiver, Il Tempo delle Mele si configura così come un dispositivo relazionale che mette al centro il valore dell’esperienza condivisa. Un luogo in cui i “nonni” – spesso relegati a una dimensione passiva – tornano a essere portatori di storie, desideri e possibilità, capaci di generare nuovi legami, anche per sé stessi. In continuità con il lavoro della Lavanderia a Vapore sul rapporto tra arte e benessere, il progetto costruisce per cui uno spazio in cui la danza – ma non solo – diventa un linguaggio per attraversare il tempo: non solo quello passato, custodito nella memoria, ma anche quello presente e futuro, ancora aperto. Un tempo, come suggerisce il titolo, che sa di maturazione, trasformazione e possibilità.

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