Adozione, affido, ironia. La famiglia di Arnold Cardaropoli (e mamma Pina)
La vita quotidiana in famiglia può essere molto divertente, dice l'influencer, che sui social condivide in prima persona la sua storia di affido e adozione. E funziona: la sua pagina ha più di 800mila followers. Un racconto corale che crea comunità

«Mi chiamo Arnold, sono stato adottato, e la mia famiglia è un casino. Tutte le famiglie lo sono, ma la mia, forse, lo è un pochino più delle altre». Arnold Cardaropoli sa raccontare la sua famiglia con grande ironia. Lo fa con queste parole in un libro (Mamma, stai calma!, ed. Piemme) e, soprattutto, lo fa sui social. Ha 113mila followers su Instagram e quasi 800mila su TikTok. Arnold è il fratello maggiore di una famiglia che lui descrive in cinque personaggi: «I miei genitori sono originari di Avellino e Benevento e abitano in Emilia, io e mio fratello biologico, Micheal, siamo nati in Ghana e mia sorella Aurora è di Sassuolo. Tutti e tre siamo stati adottati». Più uno: nonna Maria. Sui social e tra le pagine della sua pubblicazione, Arnold racconta momenti di vita quotidiana in una famiglia che definisce «in bianco e nero». Parla di adozione e affido, del rapporto con i genitori biologici, della curiosità verso il Ghana, Paese di origine che conosce poco, e dell’essere un italiano nero. Non lo fa mai da solo: tutta la famiglia è protagonista, in un racconto che è sempre corale.
Come è nata l’idea di raccontare una storia così personale sui social? «È iniziato tutto un po’ casualmente - risponde Arnold Cardaropoli, al telefono - Era il periodo del Covid e dei lockdown, io vedevo altre persone fare video sui social. Mi dissi: perché non provare? Ricordo che un giorno mi svegliai con tantissime notifiche: un mio video era diventato virale. In particolare, molte persone erano incuriosite dal fatto che io fossi nero e i miei genitori, invece, bianchi. Tanti chiedevano come mai». Da quei commenti nasce lo spunto per raccontare e condividere la propria storia. «La mia quotidianità era assolutamente normale ai miei occhi, per altri invece rappresentava una novità: ho capito che i social potevano essere una buona strada per raccontarlo». Video dopo video, la comunità che segue Arnold e la sua famiglia cresce. Chi li guarda, si affeziona anche agli altri componenti della famiglia. «Per noi fare dei video insieme è stato qualcosa di naturale, un passatempo che ci unisce. Più noi figli cresciamo, più il tempo che passiamo con mamma e papà diminuisce, quindi registrare per noi è un’occasione bella, di condivisione».
La famiglia di Arnold è stata prima affidataria, poi adottiva. Come si potrebbero spiegare le realtà dell’affido e dell’adozione a chi non le ha sperimentate, o a chi ha un pregiudizio? «Non è un tema molto discusso, di conseguenza le persone spesso non sanno che cosa significhi - racconta ancora Arnold - Dal mio punto di vista, i figli non sono solo di chi li fa, ma sono soprattutto di chi li cresce. L’adozione è dare l'opportunità a dei bambini di avere dei genitori, e allo stesso tempo per i genitori è un modo di dare una parte di sé a qualcun altro». Arnold e la sua famiglia sono diventati anche un punto di riferimento per tanti che vorrebbero intraprendere il percorso di adozione o affido. «Spesso mi scrivono persone che sono curiose, che vogliono avere informazioni su come intraprendere queste vie. Per noi è una responsabilità ed è anche bello perché è il frutto di ciò che condividiamo». Con la sua ironia («che aiuta a dire cose anche molto serie», specifica Arnold), l’influencer ha portato il tema dell’adozione sui palchi più diversi. Addirittura, in qualche puntata del programma televisivo «Grande Fratello». «Non era mia intenzione partecipare - racconta ridendo Arnold - ma sono entrato in contatto con gli autori dell’edizione 2023, sono stato invitato e l’ho vista come un’opportunità per trasmettere alcuni contenuti anche in un programma televisivo». Come è andata? «È stata una bella esperienza, anche se forse non era il momento giusto per me: avevo 22 anni ed ero molto giovane. Sono una persona molto tranquilla e amichevole, quindi ero molto concentrato sulle dinamiche umane».
C’è un altro tema che Arnold porta tra i suoi contenuti: la sua identità di italiano nero. Nel libro, in particolare, il ventiquattrenne racconta alcuni episodi in cui il colore della sua pelle ha dato adito a battute razziste. In questi casi, Arnold ha un suo modo di reagire: «Purtroppo siamo in un Paese in cui c’è ancora molta ignoranza, nel senso proprio della parola, cioè non-sapere. Per questo cerco sempre di capire chi ho di fronte, chi mi sta parlando, per comprendere quali siano le intenzioni alla base delle parole che vengono dette. Ad esempio, a volte ci sono persone anziane che sono in buona fede. Dicono cose non particolarmente delicate, che però dal loro punto di vista non sono offensive - spiega Arnold -. Altre volte invece le persone vogliono sicuramente offendere. E allora io credo che non ci si debba mettere sul loro stesso piano. Bisogna rispondere in modo forte, magari con una battuta, senza dar loro l'impressione di poterti sottomettere. Questo me lo hanno insegnato i miei genitori, sin da piccolo. Mi hanno sempre detto che per raggiungere un risultato di dieci, io avrei dovuto fare dodici, perché purtroppo ci sono tante persone che guardano gli altri attraverso i loro pregiudizi, e lo avrebbero fatto anche con me. Quei due punti di impegno in più riguardano anche l’approccio da avere in queste situazioni».
Il 12 marzo Cardaropoli si è laureato. Lavora come commerciale in un’azienda e i social rimangono soprattutto un passatempo. «Il nostro fare video è qualcosa di spontaneo e divertente. Non voglio diventi un'ossessione, o qualcosa da cui dipendo, anche perché so che i social possono prenderti l'anima. Per fortuna, posso dire che non è una dimensione che ha preso il sopravvento sulla mia vita. Le mie cose preferite continuano ad essere lo stare con le altre persone, l'avere relazioni, il far ridere gli altri».
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