Maltrattamenti sui minori, Europa a confronto: dove l’Italia deve ancora recuperare

Oltre il 50% delle segnalazioni nasce dall’intervento dei giudici e solo il 18% riguarda bambini tra 0 e 5 anni, spesso invisibili ai servizi. In un confronto organizzato dall'Università la necessità di sistemi più precoci e coordinati
April 28, 2026
Due bambini
All'Università Cattolica di Milano una tavola rotonda con le garanti per l'infanzia di Italia, Lituania e Finlandia per discutere il ruolo del monitoraggio
I dati non descrivono soltanto la realtà: la fanno emergere. Rendono visibili i fenomeni, li definiscono, li rendono reali. Nel caso del maltrattamento dei minori, però, in Europa il quadro resta ancora disomogeneo a causa di sistemi di raccolta dati frammentati e capacità molto diverse di intercettare precocemente i segnali di rischio. Il risultato è un’emergenza che, pur essendo diffusa, continua a essere osservata con intensità e strumenti molto diversi da Paese a Paese. Eppure, le problematiche che colpiscono i minori sono spesso simili. È nel cercare di colmare questa distanza, allora, che il confronto diventa cruciale. Dall’ ultima indagine di Terre des Hommes, Cismai e Istat sul maltrattamento dei minori in Italia emergono due fattori importanti: il primo è l’aumento dei casi di maltrattamento tra i minorenni seguiti dai servizi sociali, il secondo è il ritardo con cui queste situazioni critiche vengono registrate. Nel 52% dei casi analizzati, la segnalazione arriva dall’autorità giudiziaria. Dunque, questi casi vengono alla luce solo quando il danno è conclamato. Ciò è confermato anche da un altro dato: i bambini seguiti dai servizi per maltrattamento nella fascia tra 0 e 5 anni rappresentano solo il 18% del campione. Una percentuale dovuta alla loro maggiore invisibilità, specialmente se non frequentano un asilo nido.  
«Succede anche perché le famiglie sono isolate», ha spiegato Marina Terragni, autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, durante la tavola rotonda organizzata dal dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano il 28 aprile che l'ha vista confrontarsi con le sue omologhe europee. «Bisogna riscoprire l’importanza dei legami deboli e della comunità. Oggi da una parte c’è la famiglia, dall’altra lo Stato, e in mezzo c’è il vuoto». In questo contesto, la continuità della raccolta dei dati è ancora più importante, come ha sottolineato anche Jenni Saukkola, garante della Finlandia. «I dati sono necessari per identificare precocemente i rischi emergenti», ha commentato. «Senza di essi non è possibile contrastare il fenomeno». Il dataset finlandese sui maltrattamenti dei minori è uno dei migliori d’Europa. Il nucleo del database si basa su indagini scolastiche rappresentative condotte ogni due anni. A questi si sommano i dati dei registri ufficiali e di altri sondaggi, particolarmente importanti perché raccolgono informazioni su fenomeni che altrimenti rimarrebbero, almeno in parte, nascosti. Nonostante ci siano delle lacune, questo sistema permette alla Finlandia di raccogliere un’informazione eterogenea. Il canale della scuola è fondamentale, ma in Italia solo il 14% delle denunce provengono da lì. Venire a conoscenza delle best practice messe in atto da altri Paesi europei, allora, rappresenta un’opportunità per ispirarsi e provare a portarle nel proprio Paese. Per questo motivo, il lavoro portato avanti da Ispcan, società internazionale di prevenzione all’abuso e all’abbandono minorile, è prezioso. Con il programma Rise Up Policy Forum, Ispcan favorisce il confronto tra Paesi e istituzioni per tradurre ricerca ed evidenze in politiche efficaci di tutela dei minori.  
Edita Žiobienė, garante della Lituania, ha raccontato di aver partecipato, durante uno dei forum organizzati da Ispcan, a un seminario che ha avuto una grande influenza su di lei. «Fino ad allora avevo ricevuto diverse segnalazioni e reclami riguardanti lo sport, principalmente in merito al comportamento scorretto degli allenatori. Ma dopo questo seminario ho pensato a cos’altro avremmo dovuto cambiare nel nostro Paese per i bambini che praticano sport», ha spiegato. «In particolare, ci siamo resi conto che dovevamo porre l’attenzione anche sui disturbi alimentari, che sono molto frequenti». La lezione che arriva dall’esperienze condivise al tavolo è chiara: il contrasto al maltrattamento minorile non si costruisce solo nell’emergenza, ma nella capacità di vedere prima, agire prima e apprendere dagli altri. E i dati servono a questo: non solo a raccontare un problema, ma a rendere possibile una risposta prima che sia troppo tardi.

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