Coppie omosessuali e adozione: tutte le domande che restano aperte

Qual è il supremo interesse del minore di cui parla la legge? Bastano le conoscenze pedagogiche per essere considerati “bravi genitori” indipendentemente dal genere? La questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale per i minorenni di Venezia va affrontata riconoscendo innanzitutto il contributo irripetibile che possono dare una mamma e un papà
April 28, 2026
Una manifestazione in favore del matrimonio gay e dell'adozione di bambini da parte di coppie omogenitoriali a Roma
Una manifestazione in favore del matrimonio gay e dell'adozione di bambini da parte di coppie omogenitoriali a Roma
Giusto concedere alle coppie omosessuali la possibilità di adottare un bambino? La questione, già a lungo dibattuta, è stata nuovamente sollevata dal Tribunale per i minorenni di Venezia che ha chiesto alla Corte costituzionale di esprimersi sul tema. E se cioè l’esclusione delle coppie unite civilmente costituisca o meno scelta discriminatoria e assuma profili di incostituzionalità. La Consulta ha detto lo scorso anno che è illegittimo il divieto per i single – indipendentemente dal loro orientamento sessuale - di accedere all’adozione internazionale. Mentre, sempre nel 2025, era stata la Cassazione ad affermare che due donne omosessuali hanno entrambe il diritto di essere registrate come genitori alla nascita di un figlio. Se si dovesse arrivare a una decisione è facile immaginare che finiremo per trovarci di fronte a un pronunciamento coerente con queste posizioni. Ma, se in punto di diritto l’esclusione potrebbe configurarsi come discriminazione dell’adulto, noi forse dovremmo ragionare mettendo al centro i diritti del bambino. La domanda, come è evidente, va al di là dell’aspetto giuridico. Per il minore senza famiglia o comunque dichiarato adottabile è davvero indifferente avere come genitori una mamma donna e un papà uomo, oppure due mamme donne o due papà uomini? Al di là della legittimità, la sostanza è la stessa?
Per riflettere serenamente occorrerebbe mettere da parte le questioni etiche e anche quelle indirizzate a ipotizzare quale sia la forma familiare ideale. Qui non sono in discussione né i parametri antropologici relativi al valore della differenza sessuale, né i codici semantici del maschile e del femminile. Tutto ciò lo diamo per assodato e costituisce la cornice del ragionamento. Allo stesso modo è del tutto inutile riprendere l’ormai annoso e irrisolto dibattito sulla teoria della “nessuna differenza”, ripreso in queste ore, tra coppie di genitori di diverso orientamento sessuale. Le tante ricerche prodotte sul tema negli ultimi vent’anni da entrambi gli schieramenti – comunque viziate da campioni mai del tutto imparziali – non permettono di arrivare a un parere definitivo che sarebbe comunque opinabile. Come si fa a valutare le competenze genitoriali e la felicità familiare sulla base di test e di sondaggi? Per essere considerati “bravi genitori” basta davvero esibire più o meno approfondite conoscenze pedagogiche? Forse dovremmo riconoscere che il salto di qualità nel “lavoro” di cura e di accompagnamento alla crescita è determinato da un intreccio delicato e complesso di parole, gesti, esempi, relazioni. Ma anche di sguardi, attese, sospiri che nessuna ricerca potrà mai classificare e che mamma e papà – donna e uomo – offrono ai figli in maniera irripetibile e diversa l’una dall’altro.
Sono più esperti? No, è la biologia che ha deciso così. Nessuna coppia di uomini gay per quanto attenta, prudente, consapevole – e ce ne sono tantissime che sono proprio così – potrà mai replicare i tratti della tenerezza materna. E nessuna coppia di mamme, senza entrare nel merito del valore delle persone, potrà mai offrire a un figlio l’intera gamma del simbolismo paterno. Potrebbe non rappresentare un problema. Potremmo dire che si può crescere bene anche senza una mamma-donna e un papà-uomo. E sarà forse così. Ma certamente, nel momento in cui riflettiamo sull’opportunità di mettere sullo stesso piano dal punto di vista genitoriale coppie eterosessuali e coppie omosessuali, non possiamo evitare di considerare il punto di vista del minore. La legge parla di “supremo interesse”. Davvero questa svolta giuridica, quando sarà stata decisa, andrà in questa direzione? Non rischiamo, per risolvere una discriminazione, di provocarne un’altra?
In tutto questo dibattito – dove questioni come l’accoglienza, l’inclusione, la pari dignità delle persone non devono mai essere poste in discussione – c’è anche un dato di realtà che non possiamo ignorare. E cioè le difficoltà legate al mondo delle adozioni, di cui abbiamo parlato più volte su queste pagine. Quella nazionale è un bacino di fatto chiuso, visto che per i circa mille bambini dichiarati adottabili ogni anno ci sono richieste, da parte di coppie eterosessuali sposate, quasi dieci volte superiori. Per quanto riguarda l’adozione internazionale abbiamo più volte messo in luce la crescente complessità di un quadro che, a fronte di un crollo delle disponibilità da parte di Paesi che tradizionalmente offrivano importanti possibilità di adozione, si stanno registrando ingressi segnati da caratteristiche tutt’altro che agevoli da affrontare, come i bambini con “bisogni speciali” che rappresentano ormai il 70 per cento delle adozioni. Accogliere questi piccoli è insieme scelta di apertura solidale e di profonda consapevolezza che – come spiegano bene gli addetti ai lavori – non è da tutti. Ma c’è un’altra considerazione da fare, se vogliamo essere davvero onesti e trasparenti. Saranno sempre i giudici minorili, con tutti i problemi di organico e di equilibrio tra il vecchio ordinamento e una riforma lasciata metà più volte evidenziati, che dovranno prendere decisioni importantissime sulle competenze educative e sulle predisposizioni genitoriali delle coppie. Siamo certi che il nostro sistema di tutela dei minori adottabili abbia oggi le conoscenze adeguate e la libertà dal rischio di condizionamenti ideologici, per affrontare le richieste, insieme a quelle delle coppie eterosessuali, anche di quelle omosessuali? Non abbiamo pregiudizi, mettiamo in fila i problemi, con tutta la disponibilità a discuterne con vorrà esporre tesi opposte con altrettanta serenità.

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