Il catechista di Shiva

Il dialogo con un figlio adolescente sui testi delle canzoni che ascolta, seduti sul divano: lui con Spotify, il papà col vocabolario
April 25, 2026
Il catechista di Shiva
Analisi logica del (con)testo
Se non lo sai, “Il padre ignoto” è la rubrica familiare che affronta le piccole, grandi sfide della paternità oggi. Puoi leggere le puntate precedenti qui. Se invece vuoi dire la tua, puoi farlo utilizzando questa bacheca online, così da costruire uno spazio di confronto a più voci che sia utile a tutti. Non solo padri.
Dopo una lunga e solitaria indagine, pensavo di essere finalmente arrivato a mettere un primo punto fermo consultando il sito dell’Unione induista italiana: «Shiva è una dell’espressioni di quell’unico Dio, che assume tante forme e tanti nomi, a seconda delle sue funzioni all’interno della manifestazione. Insieme a Brahma e Vishnu, è la divinità che forma la trimurti, espressione delle tre qualità principali inerenti alla creazione. A Brahma è associato il potere creativo, a Vishnu la qualità di sostenere e proteggere, e a Shiva la trasformazione o dissoluzione. La "distruzione" operata da Shiva non è negativa, perché rappresenta la trasformazione positiva, che rigenera e trasforma la vita».
Poi Edoardo mi ha spiegato che, quel nome d’arte, il suo rapper preferito (che all’anagrafe fa invece Andrea, nato a Legnano nel 1999 e con 4.242.827 ascoltatori mensili su Spotify la scorsa settimana) lo aveva adottato da quello di un writer di Firenze. «Ah ecco – dico io – ho studiato per niente!». Però non si sono perso d’animo, non fosse altro che con Shiva ormai mio figlio passa molto del suo tempo (musicale) e io, già lo sapete, sono un filino preoccupato. Cambiando strategia, ho deciso di utilizzare Edoardo quasi fosse il biografo del diretto interessato che, a quindici anni, aveva già autoprodotto il primo video di una sua canzone: «Cotard Delusion», una sindrome psichiatrica «caratterizzata dalla convinzione illusoria di essere morti o di non essere mai esistiti. Essa mi permette di viaggiare in una canzone e descrivere cosa mi sta accadendo» (come aveva spiegato lui stesso sulla sua pagina Facebook).
Così, da un po' di tempo, almeno una volta al mese capita di ritrovarci entrambi sdraiati sul letto – ognuno con il proprio cellulare in mano ma condividendo due soli auricolari wireless – intenti in un esercizio che ho ribattezzato «di analisi logica del (con)testo». Due o tre canzoni a serata, secondo l’ordine liberamente propostomi da Edoardo. E si parte, impaziente lui di iniziarmi all’ascolto con un clic dalla sua playlist mentre io, più impacciato, lo imploro di concedermi solo il tempo di ritrovarne – di volta in volta – in Rete le esatte parole, così mi è più facile chiedere tutti i chiarimenti sul punto.
Confesso che ogni tanto baro, e faccio volontariamente domande anche quando parola e contesto l’ho compreso, ahimè, perfettamente. Così ho avuto gioco facile, complice il titolo della canzone quella sera sul banco degli imputati («Non lo sai», 2022), quando ad un certo punto gli ho chiesto: «Ma scusami, quando qui lui parla di sporcare la Sprite, cosa intende dire?». Impassibile come la Sfinge, Edoardo ha provato a chiudere subito la partita: «Non c’è un senso preciso». Al che, incalzandolo io con un «provo a chiederlo alla intelligenza artificiale», la sua risposta è stata un «ma cosa vuoi che ne sappia ChatGpt di Shiva!». ChatGpt non saprei, ma Perplexity ha fatto il suo dovere in soli 6 secondi: «Nella canzone la frase "ora sporco la Sprite" si riferisce all'atto di versare codeina (o lean/purple drank) nella bevanda Sprite per preparare una droga liquida».
«Si, lo sapevo papà». «Anche io, Edoardo, ma vuoi che parliamo ora – io e te, senza Shiva - anche un attimo più approfonditamente delle conseguenze?». Nonostante tutto, a me sembra che Edoardo apprezzi questi nostri nuovi esercizi di reciproca condivisione. E di dialogo. Perché anche l’altra sera è tornato alla carica, proponendomi con entusiasmo l’ascolto di «Take 6», l’ultima fatica del suo idolo. Ma arrivati al punto «Mi accusano soltanto per fermare il mio talento a tutti i costi/Io rispondo, «Matteo 5:14» (Gli imperi messi sopra una montagna non posson restar nascosti, andiamo)», mi è venuta davvero voglia di conoscere il catechista di Shiva. E chiedergli conto – nel caso anche a nome della religione induista – di dove gli abbia nascosto la prima parte del verso originale, nel quale il «voi siete la luce del mondo» può davvero illuminare meravigliosamente una città e non già trasformarsi in un impero che, alla fine della storia, è destinato a distruggersi con le sue stesse mani.
PS: a partire da domani sono stato precettato per l’ascolto dell’intero nuovo album di Shiva (breaking news, mi ha comunicato Edoardo stesso mentre sto chiudendo questo mio pezzo: è intitolato… Vangelo).
N.N.
[14 - continua, forse. Qui le puntate precedenti
Ci sono momenti in cui ci sembra di non sapere più nulla, e il nostro essere padri diventa sconosciuto. Ignoto, prima a noi che ai nostri figli.
E tu hai mai avuto occasione di chiedere ai tuoi figli il significato dei testi delle canzoni che amano?
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